Procrastination

agosto 26th, 2010 § 2

Non è buffo che per qualunque metodo, modello, modo di viver la vita, ci sia un termine medico/psichiatrico/blabla?

Il motivo per il quale non scrivo molto sul blog è proprio questo: procrastinazione.
Ho un sacco di post scritti su file di test non più lunghi di 50 righe nei meandri del mio Mac ma boh, non è questa l’ora di postarli, non mi sembra questo il momento adatto e soprattutto, non mi sembra ci sia il sentimento coerente per farlo. Infatti, sto continuando a scrivere di qua e  di la, scrivo quando viaggio, annoto cose su un piccolo taccuino che ho da almeno 1 anno e mezzo e soprattutto sto leggendo in modo assurdo, forse paragonabile a quando ero piccolo che leggevo di tutto, sempre, anche quando facevo la pupù.

Però, boh. Non so, alla fine, che cosa scrivere: molti son venuti da me, lamentandosi, odiandomi, chiedendomi “perché non scrivi più su Hope?” e io “perché devo far ordine nella mia vita, prima”. Lo sappiamo tutti che Hope è lo specchio della mia realtà, è la traslitterazione della mia vita, della mia esistenza: semplicemente prendo i miei pezzi di destino, li metto insieme e li traduco in quello che sono questi post.

Quindi, non abbiate paura, io ci son qui, e ci sarò sempre. Se un giorno dovessi morire, lo verrete a sapere.

P.s: e ora mi va tanto di cambiar il layout e ritornar a scrivere, sì.

Problemi? Sì, grazie. Ma ne è sicuro? Sicurissimo!

luglio 8th, 2010 § 1

Non riesco a prender sonno.

No, non è la prima strofa di una canzone che sto ascoltando ripetutamente da almeno quattro giorni a questa parte; più che altro non riesco a prender sonno perché, come qualche anno fa, la mia mente ha deciso, di punto in bianco, di smetter di “far finta di non pensar a nulla” e pensare realmente a qualcosa, anche se in modo relativo, sommario.

Il problema qual è? Beh, che la mia mente se ne vada per cavoli suoi è normale, il problema è che io, dopo, dove resto? Dove mi fermo? E poi, che faccio? Che faccio quando la mia mente corre avanti e non mi lascia tirarla dietro?

Ecco, quello è il problema. E il problema più grande, di quel problema, è che quando son senza la mia mente, mi ritrovo a pensare con un’altra mente, quella vera, quella che si nasconde sotto la mente razionale, che si attorciglia sotto le coperte a far finta di sonnecchiare, mentre la sorellona prende le decisioni più importanti.

Rileggetevi questo blog e capirete come ho sempre buttato via del tempo correndo dietro alla mia mente e agli altri. Ne ho buttato di tempo, eh, veramente tanto. E sinceramente, me ne frego del ricevere: non mi è mai importato nulla, ci son abituato. Non è autocommiserazione, è menefreghismo (qui ci starebbe bene una faccina di quelle che si usano, che io uso di solito, ma non sento questo scritto così mio da imbrattarlo con dei simboli senza significato). E’ menefreghismo misto alla paura di importarsene. E sinceramente, basta.  Veramente, davvero, eh. Basta. Son leggermente stanco, stanco, stanco. E così, e colà, e colì. E andiam avanti così, e ce la facciamo, e siam grandi, e siam quello e questo.

Tutte cazzate. Tutte cazzate già conosciute, eh. Ma son stufo di dimenticarmi di me stesso, per pensare agli altri. Averlo fatto per anni mi ha portato a quello che sono adesso, mi ha portato a navigare in un mare di merda. E non parlo del mare di questa costa. Parlo del mio mare, del mare della mia vita.

Sick

luglio 6th, 2010 § 2

Sto male.

Nessuna destinazione

maggio 7th, 2010 § 2

Ehvabbeh, non poteva andar diversamente.

Bello per davvero. Son arrivato verso le ultime posizioni – contando dalla fine – nelle graduatorie di un noto progetto chiamato “Erasmus” messo a disposizione dall’università. E’ bello perché puoi andar in un paese europeo, farti canne per 6 mesi, magari imparar qualcosa e ritornar con il sorriso sulle labbra, spensierato e tanto felice! O almeno, è bello perché è una cosa ben diversa, è un bel sogno, e le canne non c’entrano un cazzo.

Ebbeh, allora scelgo un’ottima università europea per imparar qualcosa di computer science e andarmene via per un po’, coronando così il mio idilliaco sogno d’amor con il mondo che nasce nella mia infanzia. E quindi mando email a destra e a manca, giro e rigiro, scrivo di qui e di lì, parlo con persone e tutte quelle belle cose che si fanno in questi casi.

E poi, camminando, sbatto contro il muro della realtà fornitami dalle innumerevole informazioni, ufficiali, ufficiose e non, che mi han dato e che ho cercato: fare lo studente in questa ottima università europea significa trovarsi un alloggio, fornito o meno dall’università, in un intervallo di 250-450€ mensili, estremi compresi.

Apperò! Siam ancora più felici! Mi piace la cosa!

“… mi scuso per un ipotetico ritardo ma rinuncio alla borsa vinta nel progetto Erasmus per alcuni problemi che non sto qui a snocciolare…”

Fronde al vento

maggio 2nd, 2010 § 0

Non c’è nulla di meglio che pensare al domani guardando a quello che è successo ieri.

Oggi è una bellissima giornata, veramente bellissima. Sono sulla mia scrivania e la luce di questo sole mi inonda la stanza dall’unica finestra che apre la mia visione sul mondo che sta lì fuori. E’ un mondo bellissimo, oggi. Potrebbe esser ancor più bello, come al solito, ma non sarà mai tale, poiché potrebbe esser peggiore, e non sarà mai tale, neanche in questo caso. Fuori dalla mia finestra mi si proiettano le immagini di un mondo in continua evoluzione, di una terra frantumata dalla pigrizia dell’uomo, dalla normalità della normalità umana.

Potrei prender una montagna, scoperchiarla del suo verde e guardar cosa c’è dentro, osservar le radici di Dio e rimescolare atomo su atomo, particella su particella, per creare un mondo che non è più un mondo, un mondo che contiene tutti i mondi possibili e inimmaginabili; e’ il mondo di Dio, è il mondo che contiene ogni dio.

Pensate se potessimo passar la mano sulla terra, accarezzarla dolcemente e ad ogni tocco decider se quella porzione di vita deve continuare a vivere, o morire. Un superuomo, l’uomo di Dio, l’uomo che è Dio. Immaginazione sovrana sull’emisfero della nostra fantasia, lì regno e ancor di più continuo a sognare, bruciando gli occhi del destino con la mia luce fatta di ombre.

Come se questa fosse la vita che ognuno di noi desidera, come una musicale fuga che ci trascina via dalla meta e ci porta nell’antro del del bianconiglio, come un tocco divino che strappa la vita dai corpi sopravvissuti ad una catastrofe, come la cieca fortuna impalata sulla lancia della sorella sfortuna.

La nostra è una visione macabra e ricorsiva del mondo, il peggio del peggio deriva dal peggio, nasce dal peggio, crea il male, che è male per definizione, che piange nell’incontro con il bene, che si ferma nell’evoluzione del mondo.

Siamo cellule formate da cellule, senza nessuna cognizione di noi stessi. Siamo quello che siamo, perché abbiam accettato di esserlo.

Autocontrollo

marzo 23rd, 2010 § 2

“Che stai facendo?”

“Niente, perché?”

“Bene, allora smettila di far niente.”

E siamo a ventuno!

marzo 20th, 2010 § 5

Oh, sto diventando vecchio eh!

Ventuno anni fa nacqui io! Cioè, alle 19.30, ma questo è un dettaglio che non conta.

Non voglio far parte di questo circo

febbraio 12th, 2010 § 0

E’ da tanto che non scrivo.

Mi farò cullare dalla musica, per un po’, e con queste due righe voglio arrivar dove non sono mai arrivato. Voglio cercare di raggiunger il cielo, piangere un po’ e far piovere su questo mondo arido e senza cuore. No, non ho nulla contro il mondo, ho tutto contro il destino. Un destino beffardo, ammaliante e provocante, falso e arrogante, il mio. Di questi tempi non ho nessuna sicurezza, se non quella di non aver nessuna sicurezza. Non so neanche cosa pensare, sinceramente. Mi faccio guidare da queste note che zampillano qua e la in giro per le pozzanghere di questa pioggia di sentimenti che da mesi sconvolge la Calabria, l’Italia, il mio piccolo mondo. Mi farò guidare, qui, questa sera, in un mondo che non mi appartiene e che mai mi apparterrà, ma nel quale siam tutti felici di abitare, nel quale son tutti felici che io ci abiti; quando capirete che non è il mio mondo, eh? Quando lo capirete?

Le dita mi fan maluccio, troppo freddo in questi giorni, eppure scrivo, ancora qui, ancora con lo stesso malumore, o buonumore, dipende da che parte lo vediate: potete vederlo dalla parte felice, dalla parte ansiosa, dalla parte simpatica e sorridente, dalla parte che vi porge la mano e vi porta con se, tanto, si sa, siam tutti più felici se stiam insieme e bla bla bla, con tutti i rimasugli di zucchero che volete aggiunger; potete vederlo, invece, dalla parte triste, dalla parte senza coscienza, dalla parte senza empatia, e ben sapete che di empatia io ne ho avuta un sacco, eh.

“Ne ho avuta”. Sì, ne avevo. Ora la sto perdendo, pian piano. La perdo, perché non riesco più a sentire me stesso. Non riesco a sentire i miei pensieri, non riesco a sentire le mie emozioni; non è molto diverso da prima, eh, solo che alla fine quando provavo un’emozione, sapevo di averla provata. Ora, non sento un cazzo, un beneamato cazzo. Ho bisogno di sfogarmi, ho bisogno di poter mostrare una faccia non conosciuta, senza vedervi negli occhi una pietà immensa, una sensazione di misericordia che non voglio, che non mi appartiene, che non mi interessa. Non voglio più vivere nelle favole, queste non sono favole, sono fantasie deviate, percorsi che non portano da nessuna parte, sogni irrealizzabili, tempi sprecati ad inseguire chimere a destra e a manca.

Voglio semplicemente abbandonarmi, in questo frangente e in tutti i prossimi frangenti, voglio vivere una vita che mi dia qualcosa, voglio una frazione di questo mondo tutta per me, che posso toccare, che posso sognare, che posso portar a spasso, come un cagnolino che è semplicemente felice di vederti e stare insieme a te; e pensare che io non ho neanche un cane.

Voglio, voglio, voglio. Volere significa sperare, sperare significa volere; ma per favore, non rompetemi le palle. Sì, ve l’ho detto io, l’ho detto ad ogni singola persona che ho incontrato, perché c’ho sempre creduto, c’ho creduto tanto, veramente tanto. E al diavolo, non ci credo più. Ho perduto la mia empatia, non vi sento, non vi ascolto, non vi capisco.

Questo è solo un mezzo, questa è sola indifferenza, questo è solo un passaggio, un deja-vù di un mondo di transito, è uno stallo, è quel maledetto giocoliere e il suo monociclo che non fanno altro che saltellare nel mezzo della corda, senza andar avanti, senza andar indietro.

Non sono io, non voglio essere tutto questo, non voglio appartenere alla metà, non voglio esser fermo sulla soglia, senza poter uscire, senza poter entrare. Non voglio, non voglio. Dovrei sperare, come vi ho sempre detto, ma non ci riesco. Ho perso anche la speranza e lentamente perderò qualunque cosa.

Da ‘x’ a ‘y’ ci son due passi

gennaio 26th, 2010 § 2

Tutti i giorni.

Ogni giorno è sempre più duro, veramente duro. Veramente bestiale, veramente “non alla mia portata”. Veramente, l’unica cosa di vero qui è che ci si deve muovere, e anche velocemente.

Veramente, eh.

Questo blog significa ‘speranza’

gennaio 22nd, 2010 § 1

Questo blog è nato per infondere speranza.

Questo blog è nato soprattutto per infondere speranza in me, che non c’ho mai creduto nella speranza. Però ho sempre creduto nei sogni, e nelle passioni. E da oggi, e da ieri, e da domani, voglio che tutto cambi. Non voglio nulla di vecchio, di inutile; non voglio nulla di nuovo, di utile: voglio solo sognare. Voglio che il mio pane quotidiano siano i sogni, siano le passioni, siano la volontà di far qualcosa. Al diavolo ogni altra cosa.

Voglio creare, voglio appassionarmi, voglio sognare di stare su una nuvola e di non patire né il freddo né il caldo; voglio mandare al diavolo gli esseri umani, voglio mandare al diavolo la fiducia che ripongo in loro, che ripongo in tutti voi, e averne solo per me stesso, per quel misero omino che è me medesimo. Voglio esser amico di tutti e di nessuno, voglio non esser qualcuno per nessuno. Voglio esser l’ombra delle foglie che cadono in settembre dagli alberi stanchi e strattonati dal vento.

Voglio prender per mano la vita e tirarla verso un’altra direzione, verso una direzione che scelgo io.

No mercy

gennaio 12th, 2010 § 1

Nessuna pietà.

Altre 23 ore e muoio dissanguato o di qualunque altra malattia inimmaginabile. ‘sto 2010 non so che anno sarà, ma sarà che mi so già rotto di tutto e tutti. Oh my fuckin’ god.

E ora mi metto qui a scrivere, e punto un dito contro quelli che non hanno letteralmente “un cazzo da fare” nella vita. E sì, perché se qualcuno avesse qualcosa da fare, non darebbe la propria esistenza in dono all’arte di rompere i maroni o, come si dice da queste parti, i cugliuni altrui. Non avete un cazzo da fare, ammettetelo. E mi fate pietà quando vi lamentate, poi: “oh nooo, bla bla bla ble ble ble aww aww aww” (mi fa schifo anche sol riportare le lamentele che qualunque essere appartenente a questa categoria possa portar avanti) e state sempre lì, ad autocommiserarvi con le vostre lacrime da coccodrillo. Potete crepare, per me.

Sì. Smettetemi pure di leggere, ma sinceramente la parte del buono non mi si addice più. E son du palle letteralmente. Trovatevi un lavoro, un’occupazione, studiate, ingigantite la vostra cultura, masturbatevi, non so, fate qualcosa, ma non scassate le palle a me. Esseri inetti. Non mi credo migliore, assolutamente no. Ma se leggete di questa speranza qualche anno fra troverete che le identiche parole che dicevo allora son riportate qui, in ogni minima parte.

Perché dopo tanti anni ci si perde la mente a dare speranza a destra e a manca. Chi sono io, un dio? Ma fottetevi.

Cazzi e mazzi e vaffanculo

dicembre 20th, 2009 § 2

“Va sempre così”.

No, non va sempre così. Assolutamente no. Sono così arrabbiato che dovrei scrivere un libro di 8000 pagine, ma non ci riesco. Sono arrabbiato, arrabbiato dentro. E pure fuori. Sono arrabbiato perché alla fine son sempre il cattivo, anche quando non lo sono.

Ma dico, cazzo, non ho mai chiesto nulla, mai. Neanche una volta. Non si chiede nulla, in effetti, nulla. Ma dopo del tempo passato ad amare, a voler bene, semplicemente a condividere tempi brutti e belli, ti senti dire che fai tutte queste cose solo quando la situazione è allegra, scorre leggera e cazzi e mazzi.

Ehvabbeh, ma vaffanculo allora. Un vaffanculo generale a me stesso che idiota pensa prima a gli altri e non a se stesso. Ehvabbeh, e poi mi dicono che non sono cinico. Ok, magari avete ragione, ma situazioni come queste non fanno altro che spingermi ad esserlo.

Dove sono?

Stai visualizzando un mucchio di post che riportano il tag vita, sempre e solo su Hope.

   Hope blog   Miglior Blog