Spingere non serve a nulla

settembre 3rd, 2009 § 2

Ci sei cascato di nuovo, Finalfire!

Bello. Ogni volta che ci casco, però, mi sento rinascere. E poi vabbeh, quando se ne esce, si muore come al solito.

Ieri sera è stata una serata un po’ tormentata. Grazie alla mia immonda stupidità, prima di tutto. Tra cose di cui oramai ho intapreso la strada a cose che non conosco, si son fatte avanti e mi hanno invitato a duellare all’arma bianca. Ho preso quella spada e ho iniziato a combattere.
E ho perso.

Ho perso perché sono stato stupido e tutte le volte che sono stupido, come sempre, ci perdo qualcosa. Appunto, ho perso.
Ho perso, ok, ma non credo che abbia finito qui. Non credo e sinceramente, non voglio crederlo.
Di aver perso altro ieri sera, beh, era scritto. Ma di aver perso la possibilità di raccogliere un fiore, beh: no. Il destino se lo può dimenticare, il mondo se lo può dimenticare, la vita se lo può dimentcare. Questa occasione, stavolta, non la perdo. E queste sensazioni, stavolta, non le lascio.

La Lisa mi ha detto che quello di cui parlo sono “stronzate”, sono “parole di un mondo che non vivi, al quale non appartieni”. Magari è anche vero, sì. Può darsi che il mondo costituito dalle mie speranze, dalle mie passioni, dai miei sogni sia solo un mondo fatto di cartapesta, sia un mondo inutile, fuorviante, pieno del nulla. Magari la speranza non esiste, i sogni non esistono e il mondo è una gran rottura di palle. Ok, magari è tutto così, tutto, dalla prima all’ultima virgola.

E va bene, non mi interessa. Ma non permetto, mi dispiace, che tutto questo non esista per chi dico io. Non è un “meritare” o meno qualcosa.
Semplicemente ci sono anime, e anime.

E per l’anima che mi guarda ora spezzerò una lancia a favore e starò lì, ad aspettare la solita alba.

No words

agosto 28th, 2009 § 0

Chiudi gli occhi.

Ventuno rintocchi

agosto 18th, 2009 § 0

Al primo rintocco la platea si alzò, un uomo esile e di media statura iniziò a camminare e il vento la musica fece cessare.
Al secondo rintocco il vento salì, un turbine di odio investì la luna che dall’universo scese, portando con se il vecchio e freddo cielo.
Al terzo rintocco il fiore ai piedi dell’uomo sbocciò e di azzurre tinte l’aria nacque e la pioggia di quel freddo mese iniziò a scendere su quella terra.
Al quarto rintocco la carrozza si fermò, la principessa scese e il cielo smise di esistere.
Al quinto rintocco la speranza prese forma, si chinò davanti l’uomo e raccolse il fiore, strappandolo come un bambino strappa le ali ad una libellula, per gioco.
Al sesto rintocco non molto lontano una farfalla sbatté le ali e nell’aureo circondario ogni pianta seccò e gli alberi ritornarono semi.
Al settimo rintocco il monte vicino crollò e dalle viscere di quel terreno oscuri insetti si fecero avanti, diretti verso il mistico luogo.
All’ottavo rintocco non si intravedeva luce ma semplice paura di cacciare via la vita e ritornar alla morte.
Al nono rintocco la musica ritornò a suonare e avide di sentimenti le note cominciarono ad ammaliare i presenti.
Al decimo rintocco l’uomo alzò una mano e si fermò.
All’undicesimo rintocco l’uomo abbassò la mano e sulla sua spalla destra uno scricciolo di colore azzurro si posò.
Al dodicesimo rintocco la folla scomparve e la solitudine prese con se l’uomo e lo portò su di una nuvola: al di sopra il niente, al di sotto il tutto.
Al tredicesimo rintocco la nuvola si mosse e lunghi cirri misti a fantasia corsero per tutto il globo, quasi a stringer in una mossa la poca speranza rimasta, dopo il quinto rintocco.
Al quattordicesimo rintocco le nuvole si dissolsero e l’uomo iniziò a cadere verso la terra.
Al quindicesimo rintocco la terra scomparve e l’universo si fermò: creazione e distruzione, cambiamenti su cambiamenti. Il fermo assoluto del riposo del non dormiente.
Al sedicesimo rintocco le fiamme apparirono tra le stelle e ognuna di essere si smise di brillare.
Al diciassettesimo rintocco il mondo ricomparve, la natura ricomparve, i fiori ricomparvero.
Al diciottesimo rintocco il mondo continuò il suo vivere e la platea ritornò, la musica continuò a suonare e il cielo ascese al suo posto originale.
Al diciannovesimo rintocco la speranza riapparve con ali da fata e il fiore in mano, rivolto verso il Sole.
Al ventesimo rintocco l’uomo portò il braccio in avanti e le dita si rivolsero contro il fiore, cercando di prenderlo…

Cercando di prenderlo.

Lasciate splender l’universo

agosto 17th, 2009 § 0

Voliamo, da qui all’eternità, sulla scia delle stelle che galassia non abitano e universo non hanno.

Dall’essenza della purezza il suono cresce, il suono dimora, il suono si crea e nel vortice di un coito d’emozioni il pubblico si alza per render omaggio allo splendore del Sole.

Siamo qui e siamo li, non siamo mai stati da nessuna parte, non siamo mai stati in nessun luogo.
Siamo qui e siamo li, siamo ovunque e comunque.

Il cielo

agosto 14th, 2009 § 0

Semplicemente, lasciamoci inebriare da quel fantastico cielo.

Una strada senza fine

agosto 12th, 2009 § 0

Io lo so di essere idiota, eh.

Non è un’autocommiserazione, la precedente. Io le odio, le autocommiserazioni. Ma a volte, io so di essere idiota. Dico “a volte” perché non sempre mi accorgo di fare cose idiote. Il bello, però, è che stavolta me ne sono accorto e alla fine ho capito semplicemente che non c’è stato niente di idiota. Tutto quello che c’è stato e che ci sarà non è per nulla idiota, per nulla.

Questa è una strada senza fine: sai il perché?
Perché non voglio che ci sia una fine.

Tremolante

agosto 5th, 2009 § 0

Eh, ancora e ancora.

Sembra che non cambia nulla in questa vita, eh, non cambia nulla. Ho mille deja-vù, uno dopo l’altro e quando ad uno di questi ci credi,  finisce come al solito. Oh, ma è una strada a senso unico oramai. Non cambia, non cambierà nulla, non cambierà mai nulla.

E poi arrivano i soliti, i belli, i giganti, a dirmi che “no, non è così”, a dirmi che “allora dovresti esser te e non io” e ancora e ancora io mi comporto come un invertebrato del cazzo.

Dio, si. E’ colpa mia di tutto. Questo è poco ma sicuro. E non ho mai pianto per le mie colpe, semplicemente la spada che mi porto dietro è più pesante di molte altre. E si continua, ancora e ancora, ad immaginar il fiore che, per una cazzo di volta, sta fermo, invece di esser sbattuto qua e la dal vento.

Devo andar prima che il soffitto ceda, non ho voglia di restar schiacciato.

We have to believe in the stars

agosto 4th, 2009 § 2

Uscire di sera con questo tempo è semplicemente straordinario.

Cammini per strada, con compagni al fianco, alzi lo sguardo e ti fermi un attimo; decine e decine di persone ti passano accanto e te guardi su, ammaliato da un pugno di stelle sparse a distanza elevatissima, che ti sembran creare un percorso verso l’infinito, verso il passato, verso qualcosa che potrebbe cambiarti la vita.

Con questo tempo guardi lassù e vedi solo alcune nuvole illuminate candidamente dal chiarore della luna; ti giri, scruti ancora il cielo e tra il blu della notte e il nero del mondo trovi sempre una stella, lassù, che non smette mai di brillare. Ti segue quando vai in giro, ti segue quando sei fermo, ti segue quando dormi, ti segue quando ti svegli e anche se non la vedi, è sempre li, a brillare e a brillare.

Possono esserci miliardi di nuvole nere ma le stelle brillano e non finiranno mai di brillare.

Qualunque cosa

agosto 2nd, 2009 § 0

Il sole è alto nel cielo e le nuvole son sempre li a fargli da contorno.

Oh, bello tutto questo. Un sole così cocente, passionale, eccitante. Un’estate da non dimenticare e un’estate da scordare e continuare a portar avanti fino alla morte. Sono le 15.14 e come al solito mi metto a scrivere un nuovo post-it e lo lascio sul solito mucchio, mentre aspetto che una folata di vento prenda e se lo porta.

Dalla mia finestra si intravede un monte in lontananza e in primo piano un albero di mandarino mi porge le sue foglie verdastre e lucenti. C’è una gentile brezza che sembra tessere l’aria come fosse una seta pregiata; un raggio di luce si fa spazio tra le imposte e mi colpisce gli occhi e mi impedisce di scrivere qui, ora, come sempre.
C’è un ostacolo e non riesco a superarlo. Miliardi di pensieri si aggrovigliano a me e sembran quasi intenzionati a non lasciarmi mai. Si combatte, come sempre.

Si va avanti nella luce e nell’oscurità, ci si alza la mattina e si prega per andar a dormire la sera; magari non si prega, ma si ha l’intenzione di farlo verso il destino. C’è una flebile speranza li, nascosta tra la natura; una speranza che flebilmente sparirà, anch’essa, verso l’oblio del cinismo, della cattiveria, della delusione.

Eppure scavo e riscavo, mi faccio spazio fra il fogliame e l’unica cosa che cerco è una pianta, un animale, qualcosa che mi faccia dimenticare tutto e mi faccia rilassare. Magari un tartufo, magari un procione, magari una rosa, magari un orso.

Qualcosa. Qualunque cosa.

Miraggio di nuvole

luglio 19th, 2009 § 0

Ok, io non ci so fare. Dopo tanto tempo l’ho capito. Ehvabbeh, me ne sbatto le palle sinceramente. Sinceramente dico questo perché, sempre sinceramente (siamo molto sinceri, qui), ho ben altro a cui pensare. E tutto questo “ben altro” non fa altro che riempirmi la mente e il cuore ogni giorno, ogni giorno di più.

Si spera, anche se non si spera, che ben presto si inizi a raccontar la più bella delle storie mai raccontate. Così, tanto per, tanto per far vergognare il mondo di non essersene accorto prima, di ospitar tutto quello che serve.

La fantasia non è bella come la realtà

luglio 6th, 2009 § 0

“Tu mi fai vivere”

Fossero parole mie, me ne andrei consolando. Tanto si sa, io non so parlare e chi mai ci crederebbe?
Ma a volte, ci son parole che non sono parole; ci son parole che vengono verbiate così, con felicità, con leggerezza, con semplicità tale da riempirti il cuore. E io non potrei che ringraziare chiunque, se dovessi ringraziare qualcuno, per tutto questo.
Semplicemente non ringrazio e metto da parte, alzo gli occhi al cielo e penso al momento in cui pioverà e sarò li a tener su l’ombrello per qualcuno, qualcuno di estremamente speciale.

E ora via, tra le stelle.

La speranza di tutto quello che vorrei

giugno 27th, 2009 § 0

E lentamente mi sto dissolvendo.

Non sono più due, ora si uniscono e diventano un tutt’uno.
Si, mi basta un giorno, per morire. Un giorno senza un raggio di Sole, un giorno senza la consapevolezza di non star perdendo la retta vita, un giorno senza la forza e la coerenza che non è soltanto un sogno, tutto questo.

Questa sera ritornavo a casa e da solo, in macchina, pensavo: pensavo a tutto quello che sta succedendo, a come mi sono destreggiato tra i bivi di questa lunga via, a come riesco a morire facilmente quando mi manca la luce. Mi comporto come uno scemo, come un bambino: mi comporto come non vorrei mai comportarmi ma non ci riesco, è più forte di me; non riesco a non comportarmi così. Questo, ne sono sicuro, è il mio momento e soprattutto è il momento di cui qualcun altro ha bisogno. Ma, per una volta, voglio essere egoista e volere tutto questo semplicemente anche per me.

Perché vorrei passare dei momenti indimenticabili, alla fine. Perché vorrei dipinger il cielo di azzurro quando è notte fonda, perché vorrei prender al guinzaglio quella luna così grande e regalarla a chi dico io. Perché vorrei semplicemente quello che vorrei al mio fianco.

Vorrei, vorrei, vorrei. Io voglio troppo, lo dico sempre, e lo ripeto. Ma questa volta non credo sia troppo. Questa volta credo sia il minimo, il minimo necessario. Il minimo necessario di cui ho bisogno, il minimo necessario per andar avanti e sudar sette camice, perché so che tutto questo avrà un senso un giorno, quando sarò li a suonare una stupida serenata il giorno prima di uno splendido trionfo di bianco.

Vorrei. Si, lo vorrei, con tutte le mie forze. Lo vorrei, come vorrei tutto questo al mio fianco, adesso. Perché in questi momenti, non hai voglia di stare solo. In questi momenti, vorresti tutto quello che non ti fa mai stare solo. In questi momenti, vorresti semplicemente nient’altro che tutto quello che vorresti.

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