Poche banali considerazioni di un idiota

dicembre 31st, 2012 § 0

Anche se non profondamente ed essenzialmente buone di lucente fattura di Dostoevskijana memoria, le mie considerazioni su questi trecento e più giorni son quasi delle non-considerazioni, delle asettiche strutture che evolvono nel brodo di un addio, si delimitano e raffigurano nell’esplosione di un geloso nucleo e sopravvivano nel limbo di una nebbia depressa che sfoga i suoi guai su di una pianura fiorita.

In questa paradossale visione di un inizio che non rappresenta altro che una fine, per me, inscrivo nella cenere parole che si perderanno nel giro di qualche ora, che sicuramente non saranno accolte e che al solito lasceranno il campo di battaglia, troppo codarde per sedersi ad un gran tavolo e definire qualche strategia per attaccare il campo nemico, lasciando le poche truppe fedeli a morir liberamente sotto l’indifferenza del proprio comandante.

In ogni caso, quest’anno è stato di scoperte e di mancanze, più di mancanze, che razionalmente spariranno, che emotivamente si faran strada in un animo che sta andando alla deriva e che non ha neanche lasciato due denari al povero traghettatore. Se l’assenza è la soluzione migliore, lasciamoci morire al centro del ponte che ci collega e che oramai cade a pezzi. Ci si aggrappa a chi ancora non si conosce, a chi si reputa estraneo, e si inizia a scavare tra nascenti intrecci.

Quest’anno finisce, e ne inizia un altro, e non vedo altro che un giorno dopo l’altro, nulla di così speciale né straordinario. Con una speranza che non esiste, si spera che tutto questo non sia il taglio definitivo per il dissanguare delle mie emozioni, si spera che non faccia così freddo da congelarsi e restare in un’eterna era glaciale.

Mirtilli

dicembre 27th, 2012 § 0

Ecco, in questi casi non so so mai come iniziare un post. Probabilmente questo è il primo, dopo un po’ di tempo, che scrivo rivolgendolo direttamente a me stesso, portando alla luce aleatori pensieri che in definitiva hanno scelto di stare dalla parte del buio, invece di giocare a dama con me.

Sono trascorsi dodici mesi, e l’etichetta recitante la mia scadenza non si è ancora staccata, per quanto non sia più buono da far a bagnomaria. Il problema principale è che mi sono perso per strada, tra angoli innevati e idranti svuotati, tra flebili lampioni e parcheggi enormi per piccole Smart.

Sono trascorsi giorni con il tuo odore sotto il naso, con la tua voce nelle orecchie, con la mia mania di sapere chi tu sia e cosa sia meglio per te.

Sono così stanco di morire che fermerò anche questo post. E come al solito, tutto evolverà in un nulla di fatto.

Milletrecentottantotto

dicembre 10th, 2012 § 0

Mi è diventato estremamente semplice ritirarmi nell’alcova della tua assenza, causa il non riuscire ad uscirne. Scrivere oramai è trasmutato in un piacere per ricchi d’animo, l’unica insoddisfazione diretta del farlo per la mia persona è lo sfregar le mie dita contro parole non più tue, ma solo mie, in un’eterna accondiscendenza presentata dall’ancor più eterno amico destino, firmata in calce con le tue iniziali, recante il seguente epilogo: “e poi il giorno finì ed ella scomparve tra la pioggia, lasciando questo epilogo solo, in un perpetuo paradosso di sofferenza.”

La speranza si trova a… Roma!

agosto 1st, 2012 § 0

La speranza oggi è stata immortalata a Roma da Federica

(edit: questa partecipazione mi ha reso molto felice, indica che qualcuno ancora ci crede, nella speranza)

Sull’originalità dello sperare

maggio 19th, 2011 § 4

Credo che la speranza in questo mondo sia poco originale.

Credo che la speranza, in questo mondo, sia troppo poco originale per esser anche solo valutata come alternativa alla solita miscredenza generale nei sentimenti e nell’empatia umana. Sia ben chiaro, non sto puntando il dito su nessuno e soprattutto io non sono nessuno per consigliare cosa provare e cosa non; eppure, sulla speranza ci si affida ben poco, se non per nulla.

Lo sapete benissimo, mi conoscete, conoscete la mia vita, forse meglio di chi mi vede ogni giorno, forse meglio di chi pensa che guardarmi negli occhi sia sufficente per sapere cosa provo e non provo.
Sapete benissimo che io non considero la speranza come tale, per me non esiste: l’unica speranza che approvo è quella che si identifica nello sperare che la speranza esista, da qualche parte. E voi, semplicemente, mi direte che la mia è già speranza nel termine stretto. Io, più facilmente, vi dirò che la mia non è speranza ma voglia di sperare, voglia che ci sia qualcosa in cui sperare, voglia di trovare disperatamente qualcosa in cui sperare. Forse è paura, ecco.

Siamo esseri umani. Sono un essere umano. Abbiamo bisogno di aggrapparci a qualcosa per sopravvivere. Abbiamo bisogno di credere che ci sia qualcosa di più grande al di sopra, qualcosa che ci permetta di dare una spiegazione a tutto ciò. Abbiamo bisogno di dare la colpa al fato o al destino perché siam troppo preoccupati a protegger noi stessi, perché non è possibile che l’artefice del nostro destino e delle nostre catastrofi sia semplicemente il nostro “io”.

La nostra assoluta fede nei percorsi mentali apre le porte ad una concezione riduzionistica del mondo che porta direttamente a sviare il tutto su un piano astrale diverso dal nostro, su un livello di astrazione così superiore che abbiam bisogno di credere che sia veramente tale, per poter esseri appagati.

Io non so se tutto questo sia giusto, non so se i miei intricati pattern cerebrali possano un giorno portarmi ad una conclusione che soddisfi appieno i miei sensi o che mi faccia comprendere l’essenza di probabili mere illusioni. Io non so se tutto questo sia giusto ma adesso non ho il tempo per scoprirlo: devo trascorrere le mie ultime infinite ore a capire se ne vale davvero la pena.

Soli tra i sentimenti

maggio 12th, 2011 § 2

In questa solitaria notte torno a scrivere su Hope.

Dopo tanti giorni, dopo tanti mesi, dopo tanti eventi, dopo tanti tempi passati, le mie dita si fermono un po’ su questa tastiera ad accarezzare questi tasti ormai consumati dal tempo, dall’usura, dal lavoro. Dopo tante speranze vissute, dopo tante speranze raggiunte, dopo tante speranze viste fuggire, mi fermo per un attimo di questo tempo e chiudo la mente in quel piccolo spazio che è solo mio, in quel piccolo spazio che non è raggiungibile da nessuno e che prende forma soltanto tra queste parole perdute tra sentimenti ed emozioni.

Il problema di questi giorni è che non c’è nessuno problema e c’è qualunque tipo di problema a porsi tra il passo precedente e il passo successivo. E’ come essere in bilico tra il giorno e la notte, il mare e la terra, il bene e il male, la gioia e il dolore: è come essere in bilico su qualcosa che non esiste, è come essere in bilico tra due fazioni, è come essere in bilico tra l’essere in bilico e non esserlo.

Come al solito mi rifugio tra le note, conscio di esser ben accolto tra esse, di non crear problemi, di non crearmi problemi. Mi fermo lì ad osservare cosa mi sta attorno, ad osservare la mia vita precedente con occhi diversi, a mediare tra gli eventi per raggiungere la mia vita futura con gli stessi occhi di sempre, gli stessi occhi colmi di speranza che mi han accompagnato da quando son nato.

Nel cielo, quest’oggi, si osservavan bianche nuvole, apocopate dallo scintillio del sole, turbate da nere sorelle. Come la luce vien turbata dall’oscurità io vengo turbato da me stesso, carne della mia stessa carne, sangue del mio stesso sangue, anima della mia stessa anima.

Una medaglia senza nessuna faccia, spettatori impossibilitati a distinguerle, come io lo sono a riconoscermi.

Dear Santa “Kris Kringle” Claus…

dicembre 17th, 2010 § 2

Caro Babbo Natale…

Quest’anno ti voglio scrivere una letterina piccina picciò, una di quelle letterine che si scrivono da piccoli e che si mettono sotto la porta e che le costellazioni portano a te scendendo pian pianino dal cielo stellato; come delle renne interspaziali, ecco.

Caro Babbo Natale, dicevo, quest anno ti scrivo questa letterina perché sono anni che non te la scrivo, tanti tanti anni. Uhm, aspetta… Ora che ci penso non ricordo se ti ho scritto una letterina da piccolo: sicuramente te ne ho scritta una perché è ancora lì, vicino l’angelo di pasta dorato, quello che facevamo alle elementari! Caro Santa, quest’anno vorrei un po’ di cose, posso azzardarmi a chiederle? Dai, concedimele, non ti scrivo da un sacco di tempo.

Quest’anno, mio caro, vorrei la pace nel mondo, la fine di tutte le guerre e del comunismo in Cina, la rinascita del nostro paese e cibo per tutti. Insomma, vorrei le solite cose. Se poi ti avanza spazio magari aiutami e regalami anche la fine del riscaldamento globale. Dai, queste cose non te l’avrà mai chieste nessuno, su!

Poi, per dire, vorrei un computer nuovo, una macchina fiammante con millemila litri di benzina, un pozzo di petrolio personale, una villa con vista sulla Torre Eiffel, una villa con vista su Ground Zero e una villa da qualunque altra parte, magari in un posto soleggiato.
Vorrei il sax nuovo che ancora non mi arriva, vorrei una porta d’oro puro tanto per incitare i ladri e una valigia leggerissima ma che contenga yottagrammi di roba.
Vorrei delle tette nuove per un paio di amiche, così gli guardo il decollétée e mi si allunga l’esistenza e forse non solo quella.
Vorrei un panorama nuovo fuori dalla mia finestra e magari qualche cinguettio di qualche uccellaccio, così quando mi sveglio ho qualcosa da scrivere su questo blog come qualche anno fa.
Vorrei che ri-arrestassero Assange, perché non è concepibile che un uomo faccia sesso con una donna consenziente e non usi il profilattico, cioè!
Vorrei che il mio panorama musicale si espandesse, così che finalmente mi esplodano le orecchie e non ascolto più niente e nessuno.
Vorrei che le mie mani si scongelassero da questo freddo invernale e vorrei che alcune persone si sciogliessero e smettessero di ricoprirsi il volto con del ghiaccio che non gli appartiene.
Vorrei che qualcuno avesse il coraggio di fermarmi e darmi un abbraccio, finalmente.
Vorrei che qualcuno mi dicesse una parola bella, una buona volta, non chiedo tanto babbo!

Inoltre, vorrei un po’ di pace ma non per il mondo, perché io della pace nel mondo non ne capisco nulla, figuriamoci se possa semplicemente pensare di chiedertela: vorrei un po’ di pace per me stesso, così che quando sono stanco mi posso fermare e posso dire “oh, echeccazzo, basta più!” invece di continuare a carponi e farmi male. Vorrei anche un po’ di speranza, perché senza speranza ‘sto blog non vive e io con lui. Vorrei, se possibile, un po’ di romanticismo nell’aria e vorrei che le persone si accorgessero del tempo che stanno perdendo. Vorrei un po’ di serenità, perché la serenità fa bene, ma non a me, alla mia famiglia e a chi mi sta accanto. Vorrei regalare un po’ d’empatia, perché io non ce la fo più a mantenerla, mi sono rotto! Vorrei un po’ di comprensione, non è colpa mia ma alla gente fa piacere se me l’addosso, così hanno la possibilità di sentirsi qualcuno confortandomi. Vorrei invece un po’ di emozioni perché non so, magari mi mancano, magari ne ho troppe e non le sento. Vorrei che qualcuno, per un giorno, si potesse prendere in prestito il mio nome, così da capire cosa si prova ad essere me. Vorrei un po’ di spirito natalizio perché a me non sembra Natale, ma solo natale.

Caro Santa, vorrei tutto questo ma siccome so già che non credo riceverò qualcosa da questa lista, ti faccio un’ultima richiesta, che puoi anche soddisfare da sola: caro Babbo Natale, regalami qualcosa.

Da ‘x’ a ‘y’ ci son due passi

gennaio 26th, 2010 § 2

Tutti i giorni.

Ogni giorno è sempre più duro, veramente duro. Veramente bestiale, veramente “non alla mia portata”. Veramente, l’unica cosa di vero qui è che ci si deve muovere, e anche velocemente.

Veramente, eh.

Questo blog significa ‘speranza’

gennaio 22nd, 2010 § 1

Questo blog è nato per infondere speranza.

Questo blog è nato soprattutto per infondere speranza in me, che non c’ho mai creduto nella speranza. Però ho sempre creduto nei sogni, e nelle passioni. E da oggi, e da ieri, e da domani, voglio che tutto cambi. Non voglio nulla di vecchio, di inutile; non voglio nulla di nuovo, di utile: voglio solo sognare. Voglio che il mio pane quotidiano siano i sogni, siano le passioni, siano la volontà di far qualcosa. Al diavolo ogni altra cosa.

Voglio creare, voglio appassionarmi, voglio sognare di stare su una nuvola e di non patire né il freddo né il caldo; voglio mandare al diavolo gli esseri umani, voglio mandare al diavolo la fiducia che ripongo in loro, che ripongo in tutti voi, e averne solo per me stesso, per quel misero omino che è me medesimo. Voglio esser amico di tutti e di nessuno, voglio non esser qualcuno per nessuno. Voglio esser l’ombra delle foglie che cadono in settembre dagli alberi stanchi e strattonati dal vento.

Voglio prender per mano la vita e tirarla verso un’altra direzione, verso una direzione che scelgo io.

Thanks

ottobre 18th, 2009 § 0

Ho sentito che la prima stesura di qualunque cosa va buttata giù con il cuore. Il cuore, pff. Trovatemelo un cuore dentro di me, e allora vi butto migliaia di stesure col cuore, prima delle revisioni grammaticali, lessicali e semantiche.

Trovatemelo un cuore perché voglio vedere com’è fatto, un qualcosa del genere. A parte le solite valvole e pulsazioni varie, voglio vedere l’allegoria trasullarsi nell’aria e darmi quella sensazione di dolcezza e passione che soltanto milioni di sentimenti buttati al seguito di quell’organo, possono destare in ognuno di noi.

Ieri sera erano le 3.30, circa, che mi eclissavo nel mio letto cercando di farmi prendere da Morfeo per portarmi in giro in paesi lontani. Mi addormentavo, così, sorridente. Sul serio, non scherzo. Sorridevo. Non so perché, sinceramente, eh. Oppure lo so ma son così impacciato, timido e pauroso di non ammetterlo, perché magari poi non sorrido più o sorridono tutti tranne me. Eppure pensavo a questo, a quello, e sorridevo. Sorridevo tra la pioggia che tichettava sui vetri della mia finestra, tra i fulmini che squarciavano il cielo e il silenzio, tra le foglie che si muovevano a ritmo di una ventosa melodia fatta di rumori e silenzi. Sorridevo e ringraziavo.

Sì, ringraziavo. Che cazzo, io ringrazio sempre; le persone che mi aiutano o che mi danno consigli o che fanno questo o quello, le ringrazio sempre. Ho sempre avuto la mania di ringraziare, ma non ringraziando tutti: ringrazio sempre chi non vuol mai essere ringraziato. Ringrazio perché alla fine, da qualche parte, c’è stato un accenno di aiuto o di qualcos altro e quindi, perché non ringraziare? Cioè, non ringraziare sarebbe da orgogliosi, da fiQi, da idioti, ecco. Non ringraziare sarebbe come dire a chi ti ha aiutato “ok, fammi un pompino e puoi andare via” (indipendentemente dal sesso, usato in modo dispregiativo) o roba del genere. Eppure boh, ieri sera ringraziavo. E il bello, sapete, che non so neanche chi cazzo stavo ringraziando!

Ringrazio perché c’era quella patina di calore che tanto basta. Ringrazio perché c’era il cielo che tra fulmini e saette trovava un po’ di tempo per me. Ringrazio perché se sorridevo sarà sicuramente grazie a chi ringrazio, se solo sapessi chi io stia ringraziando. Ringrazio perché trovo che l’unico modo che ho ora per salire lì sopra e gridare, è ringraziare, appunto.

Boh, ringrazio perché c’è chi se lo merita. E se qualcuno si merita un ringraziamento, io ringrazio. E continuo a farlo. Sempre.

What about you?

ottobre 15th, 2009 § 0

Boh.

Ora scrivo sicuramente perché ho le dita atrofizzate e quindi le devo riscaldare e dato che non posso giocare con gli stuzzicadenti gioco con la tastiera, e sforno un post che non sa di nulla ma ha un buon sapere (paradosso).

Comunque, che c’è? Dimmelo. Lo so che c’è qualcosa, non sono un bambino, eh. Ok, lo sono, ma non trattarmi come tale! Non c’è niente? Ancora meglio, ma sinceramente se c’è qualcosa voglio saperlo, semplicemente per poter cambiare le stelle da qualche parte e sventolare il mondo all’ombra dell’universo e farmi beffa di chi non ha questa fortuna.

Cheers.

Un solo granello di sabbia

settembre 27th, 2009 § 3

Qualcuno aveva ragione.

Le sue parole mi risuonano in mente ogni volta che questi eventi si susseguono e mi colpiscono di volta in volta. “Parli di un mondo che non conosci”.

Le parole di uno stupido come me possono solo essere ascoltate da qualche altro stupido, ma non da persone vere. Infatti, io della realtà non so un beneamato cazzo.
Diciamo la verità, tutta la verità, il valore aggiunto della mia utilità è praticamente pari a zero. E sì: empatia, amore, voler bene, ascoltare. Tutte cazzate, innumerevoli ed enormi cazzate. Cazzate perché non esistono, non si vedono, e se ci sono giocano a nascondino.

Ricordate Hope? Il blog, sì. Il blog nei suoi primi anni di vita. Il sarcasmo che viveva in queste pagine dava vita a sfoghi, emozioni, iralità, leggerezza. Sì, proprio la leggerezza. Quella che cerco tanto, mista alla serenità. Quella che voglio tanto, ma che non trovo. E cammino, cammino e cammino. Mi fermo, mi volto e che trovo? Trovo la leggerezza, lì, ferma: l’ho mancata semplicemente perché la cercavo troppo. L’ho mancata perché ero, sono e sarò troppo pesante per poterla portare con me. Il peso infinitesimale della leggerezza non avrà mai posto in me; per quanto la desideri, non ci sarà mai.

E qui ora i discorsi sono due: accettare o non accettare tutto questo?
Potrei dire di non accettare: sbolognare parole sulla speranza, su quello, su questo, sul fatto che siamo forti, che siamo grandi, che non dobbiamo farci abbattere dal destino etc etc. Potrei scrivere un trattato filoscientifico sul fatto che la speranza riempe i cuori delle persone, che fa girare il mondo. Potrei perfino portar in ballo l’amore e le passioni, farci un giro di pista e colloquiare con i soliti ignoti a bordo sala su come sia bello e eccitante tutto questo, come ti riempia di gioia e di calore.

Potrei dire di non accettare, sì. Però penso a come potrei dire che voglio accettare. E lì mi fermo, osservo, valuto la situazione è capisco: si è già accettato tutto.

Nella mia vita ho visto molte cose, moltissime. Sono ancora un bambino di 20 anni, eh, ma ho visto tante cose, ho vissuto tante persone, ho scavato in mezzo ai ricordi e ai pensieri più remoti. Ho vissuto tante cose, ma non ho mai vissuto la cosa più incredibile che c’era da vivere, cioè il nulla.
Mi sono fermato a riempire la mia vita di qualcosa, per cosa poi? Perché amavo qualcuno? Perché volevo bene? Perché avevo bisogno di qualcuno o di qualcosa? Mi sono fermato a riempire la vita degli altri di qualcosa, semplicemente perché aspettavo che qualcun altro riempisse la mia.

Non ho mai vissuto delle persone vere. Tutte insulse fotocopie di tutto quello che non avrei mai voluto, nella mia vita: falsità. Persone che non mi chiedevano come stavo, persone che avevano paura di farmi una critica solo perché la stupidità porta a pensare che io scappi via, persone che pur di esser volute bene transigevano su tutto. E io, stupido bambino del cazzo, per quella fottuta paura di restar in disparte non mi sono mai accollato la verità di capire quale fossero i miei difetti e di correggerli.

Ma sì, baffanculo. Un sonoro baffanculo. Un sonoro baffanculo perché quello che voglio, io, voglio meritarmelo. E ora voglio quello che voglio. Dovessi sconfiggere demoni, dovessi cambiare il corso delle stelle, dovessi cambiare, sì, CAMBIARE. Dovessi fare quello di cui ho paura, dovessi comportarmi da sciocco irresponsabile, dovessi sbattere la testa al muro.

Voglio meritarmi quello che ho e voglio prender le mie stelle, una ad una, e posizionarle come voglio. Voglio meritarmelo, avendolo o meno. Voglio meritarmelo, anche se dovessi sparire.

Sparirei con il sorriso sulle labbra, perché ho veramente avuto un importante corso della storia. Nella mia storia, nela sua storia, nella nostra storia.

Andrò contro chiunque. Chiunque.

Dove sono?

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