C’era una volta una bambina.
Questa bambina era stata imprigionata in un mondo diverso dal suo qualche giorno dopo la sua nascita; era nata con gli occhi neri, completamente neri, compresa la sclera.
I suoi genitori presagivano il peggio per quella bambina e impauriti chiamarono un sacerdote che visionò la bambina come fosse carne da macello.
Un fiume fatto di tenebra nacque dalle mani del sacerdote che invano cercava di purificare la bambina, per loro malata.
La bambina scomparì in un mondo che di suo non aveva nullo, in un mondo che di luce non conosceva l’esistenza. La bambina crebbe e iniziò a vagare in quel mondo che di lune oscure risplendeva.
Un giorno la bambina trovò una pozzanghera, vicino ad un albero, su di una collina. In quella pozzanghera ptoeva vedere la vita che aveva lasciato e seguire gli avvenimenti del suo originario mondo. Quella pozzanghera però nascondeva un segreto: bastava far cadere una goccia di sangue nell’acqua che i cerchi concentrici avrebbero spazzato il tempo che in quel momento governava il vecchio mondo.
La bambina capì questo segreto dopo aver pianto sotto una pioggia di sangue che le nubi offrivano in quell’istante.
Un stella dell’universo circostante osservava quell’inferno, da lontano. Decise di avvicinarsi e domandare qualcosa alla bambina.
“Perchè piangi per coloro che ti hanno segregato in questo mondo?”
“Perchè non dovrei piangere per coloro che mi hanno dato la vita, stella?”