Stamane, mettendo ordine tra le mie cose, ho trovato un foglio.
Non era un foglio qualsiasi, di quelli bianchi e profumati che trovi in cartoleria, di quelli appena strappati dal solito album dedicati alle tue avventure immaginarie. Era un foglio con sopra molte linee, dei puntini cicciottelli con degli occhielli serigrafati e strani simboli tutti colorati di neri: era uno spartito, un vecchio spartito della mia infanzia pianistica.
E allora mi son deciso, son salito al piano di sopra e ho aperto la solita piccola porticina color legno contenete vecchi ricordi. Ho fatto spazio tra le cianfrusaglie, ho spostato questo lì e quell’altro la e sono arrivato al mio obiettivo: uno scatolone di cartone, molto largo e poco spesso, ammanettato da pezzi di scotch sopra e sotto. L’ho preso, sono tornato al presente e ho fatto un lungo respiro, rilasciandolo per far andar via l’odore di vecchiaia e di dimenticanza da quello scatolo.
Scese le scale, ho poggiato tutto per terra, mi son seduto come in meditazione e ho aperto lo scatolone, strappando con le dita i pezzi di scotch che tenevano legato il contenuto agli anni passati. Ho immerso le mani nel passato che adesso diventa presente, ho stretto con forza e ho tirato fuori l’eterno abbeccedario dei sogni. L’ho preso in braccio e l’ho tenuto sulle mie gambe, proprio come un bambino piccolo che cerca disperatamente qualcuno che gli dia qualcosa, proprio come un gattino appena nato che ha bisogno della mamma e, magari, di una grattatina sulla pancia.
Ho spostato il mio corpo per poggiar la schiena al muro, ho messo il mio vecchio creatore di emozioni davanti a me, così che con una leggera curvatura delle mie vertebre possa toccarlo senza fatica. Lasciando il mio sguardo lì, fermo, ad ammirare quell’oggetto, mi sono fermato un attimo a pensare a qualche anno fa, quando ancora lasciavo che il mondo venisse creato da quell’oggetto, quando ancora la composizione delle meravigliosi frasi era affidata all’istinto e alla voglia di imparare.
Mi sono alzato di scatto, sono corso in cucina a prender un piccolo straccio umidiccio, e son tornato indietro a raschiare via i pezzi delle emozioni passate.
Ho lasciato che il mio corpo si appoggiase dolcemente alla parete e sono finito di nuovo davanti al mio vecchio compositore di vita, osservandolo ancora un po’. Poi, ho poggiato le mani su di esso, ed ho fatto sì che il mondo tornasse a girare come volevo, ho cercato di nascondermi ancora una volta dietro quelle fantasie, che a volte fanno male e a volte fanno star bene. Ho riprodotto, di nuovo, la luce nascosta dalle porte chiuse, ho riprodotto il modello di chiave che mi serviva per aprire quelle porte.
Stamane, mettendo ordine tra le mie cose, ho trovato un foglio. Era uno spartito. Ho preso il mio vecchio piano digitale e l’ho suonato. E’ stato bellissimo.