agosto 2nd, 2009 §
Il sole è alto nel cielo e le nuvole son sempre li a fargli da contorno.
Oh, bello tutto questo. Un sole così cocente, passionale, eccitante. Un’estate da non dimenticare e un’estate da scordare e continuare a portar avanti fino alla morte. Sono le 15.14 e come al solito mi metto a scrivere un nuovo post-it e lo lascio sul solito mucchio, mentre aspetto che una folata di vento prenda e se lo porta.
Dalla mia finestra si intravede un monte in lontananza e in primo piano un albero di mandarino mi porge le sue foglie verdastre e lucenti. C’è una gentile brezza che sembra tessere l’aria come fosse una seta pregiata; un raggio di luce si fa spazio tra le imposte e mi colpisce gli occhi e mi impedisce di scrivere qui, ora, come sempre.
C’è un ostacolo e non riesco a superarlo. Miliardi di pensieri si aggrovigliano a me e sembran quasi intenzionati a non lasciarmi mai. Si combatte, come sempre.
Si va avanti nella luce e nell’oscurità, ci si alza la mattina e si prega per andar a dormire la sera; magari non si prega, ma si ha l’intenzione di farlo verso il destino. C’è una flebile speranza li, nascosta tra la natura; una speranza che flebilmente sparirà, anch’essa, verso l’oblio del cinismo, della cattiveria, della delusione.
Eppure scavo e riscavo, mi faccio spazio fra il fogliame e l’unica cosa che cerco è una pianta, un animale, qualcosa che mi faccia dimenticare tutto e mi faccia rilassare. Magari un tartufo, magari un procione, magari una rosa, magari un orso.
Qualcosa. Qualunque cosa.
settembre 4th, 2008 §
Dovrei fare un resoconto di questi ultimi mesi ma, sinceramente, non ne avrei voglia. Dico “non ne avrei” perchè in fondo devo farlo; fare un resoconto potrebbe aiutarmi a capire se ho sbagliato qualcosa o meno o potrebbe aiutarmi a capire cosa doveva succedere e cosa no.
Bene, iniziamo.
Primo passo: fine della scuola superiore.
Ok, qui è da collasso. La scuola “dell’obbligo” è finita; finita per sempre.
Qualcuno esclama, anch’io esclamo, come tutti, perchè mi piace identificarmi con una massa di idioti deficienti senza un futuro e senza aspettative. Esclamo, ok, ma alla fine penso e ripenso e giungo alla conclusione che la libertà che si dovrebbe ottenere dopo la scuola superiore è solo un’utopia vera e propria. La libertà si trova nei banchi di quella scuola che per forza dovresti frequentare, di quella scuola che ti costringe ad alzarti la mattina dopo che la notte hai fatto tardi.
La libertà che si conquista alle superiori è quella libertà che ti toglie ogni responsabilità e che non ti fa crescere; ognuno la desidera, inutile mentire.
Secondo passo: università.
Qualcuno lassù mi vuole così bene che ha deciso di rendermi le cose impossibili, sovraccaricandomi di stress pre-entrata e pre-pre-test. Boh, magari ci riesco.
Sarebbe un passo grande, perchè voglio studiar qualcosa che mi piace, non qualcosa che dovrei sputar per forza in faccia a qualche professore, per dire. Si lo so, sono un bambino che sogna, ma che male c’è?
Beh, l’estate generalmente è passata così e finisce così; le mie skill aumentano, i miei sogni s’ingigantiscono e purtroppo, qualche persona è rimasta dietro. La mia anima ha pianto lacrime amare, le piange tutt’ora ma mi fa bene fingere, fortifica corpo e spirito.
Non sia mai detto che mi lascio sconfiggere da un’empatia che, forse, non finirà mai.
giugno 9th, 2008 §
Ho una mano poggiata sempre e solo su quel muro. Più spingo, più non vado avanti. Più spingo più torno indietro. Più spingo, più il tempo continua a scorrere.
Mi domando cosa potrei fare se riuscissi a fermare il tempo: io in un posto, io in dieci posti, io in ogni angolo del mondo, contemporaneamente. Onniscente, sarebbe questa la capacità che otterrei.
Ma poi, alla fine, a cosa mi servirebbe, se nessuno potrebbe gioire con me dell’eterno presente?
A tanto, servirebbe a tanto. Credetemi.
(ps. qualcuno dice che io fumi. anche se fumassi, credo, non riuscirei a scrivere post insensati come questo, lol)
maggio 14th, 2008 §
Sto diventando grande.
Ebbene si, sto per abbandonare la scatola della mia evoluzione. Dovrei entrare in un nuovo mondo: un mondo fatto di responsabilità, un mondo fatto di doveri, un mondo fatto di diritti, un mondo fatto di pensieri sempre e comunque tesi verso il futuro.
Mi ricordo qualche anno fa quando pensavo di esser già maturo e di esser “grande”. Solo ora, arrivando alla soglia del “diventar grandi” mi accorgo che i miei pensieri erano sbagliati, infondati e troppo semplici per costituire qualcosa di veramente concreto.
Eppure continuo a ricordare qualche anno fa: la mia mente vagava libera per le molteplici vie di pensiero che esistono in questo mondo e non credevo a nulla, se non al mio ego e alla mia ambizione.
Con un occhio malinconico guardo al passato e mi domando “e se avessi cambiato qualcosa? e se non avessi scelto di fare questo o quello?”. Mi domando sempre tante cose si, specie riguardo al futuro ma mai sono riuscito a darmi una risposta.
Ma, credo, sia meglio così. Non ho bisogno di darmi una risposta a domande che traggono vita dal passato, perchè nel passato ho fatto scelte che in ogni caso hanno modificato la visione di un futuro prossimo, cercando di plasmarlo nel miglior modo possibile.
Plasmarlo. Sarebbe bello si, se non esistesse il destino. Ma continuo a ripetermi quanto il destino valga poco per la mia fede e quanto esso sia la cosa più importante del mio credo. Un paradosso, ecco quello che è il mio pensiero. Un paradosso speciale, colmo di suoni e parole, colmo di immagini che repentive sfrecciano nella mia testa, lasciandomi una scia di felicità o tristezza, a seconda dei casi.
E’ un paradosso, vero. Come è un paradosso pensare di non poter cambiare il proprio destino, le proprie stelle, la propria strada; perchè è già stata segnata, magari, ma non c’è nessuna indicazione che dica come percorrerla, ‘sta strada.