Da ‘x’ a ‘y’ ci son due passi

gennaio 26th, 2010 § 2

Tutti i giorni.

Ogni giorno è sempre più duro, veramente duro. Veramente bestiale, veramente “non alla mia portata”. Veramente, l’unica cosa di vero qui è che ci si deve muovere, e anche velocemente.

Veramente, eh.

Dilaniami e fammi morire

dicembre 10th, 2009 § 0

Non ho bisogno altro adesso; bisogno solo di sparire e morire, resuscitare a discapito di tutto e tutti.

Vedo quella brocca vuota, dove non entra più acqua. Provo a metterne, ma non va, non entra, la vita della terra si rifiuta di dimorare quel pezzo di vetro e così sta fuori al vento, ad aspettare di morire.

Un mio gattino ora è in una capannina, qui vicino, con una gamba spezzata. Un guidatore della domenica, un fottuto pezzo di merda, un ragazzino pieno d’adrenalina: qualcuno l’ha calpestato con quei cosi della scoperta e ora sta lì, a tremare. Mi fermo davanti a lui e lo ammiro. Lo accarezzo e con la testolina pian piano si china verso la mia esile mano e inizia a leccarmela. Soffre, soffre tanto. Vorrei soffire io a posto suo, sul serio; non se lo merita, poverino. Non ha fatto nulla di male, se non vivere la sua vita giorno per giorno, giocando con altri gattini, mangiando e bevendo dalle solite tazze. E ora è lì, poverino, che aspetta di morire. Credo sarebbe meglio se morisse, soffre tanto, veramente tanto. Mi dispiace, ma più che sostar al suo capezzale portandogli del cibo e del latte, non posso fare. Non è nelle mie capacità, un qualche dio è stato ingiusto e non ha voluto donarmi il potere di poter aiutare quel gattino. Eppure non mi arrendo, continuo, fin quando posso.

Oggi ho fatto un esame. Uhm, semplice e difficile allo stesso tempo. Ma non era questo che volevo dire.
Volevo dire che quando ero lì, a scrivere parole su parole, a completar riquadri, ad annerire caselle, pensavo e ripensavo: pensavo a cosa farò da grande, e grande lo son già; pensavo a cosa farò domani, ed è già domani; pensavo a cosa potrebbe riservarmi la vita e, dimenticavo, non c’è nulla di riservato qui, per me. E non venite ad espletare parole tipo “commiserazione” e bla bla bla, risparmiatevele per voi stessi, non ho bisogno delle vostre retoriche psicologie inverse, usatele sui vostri figli e riuscirete a farli diventare medici invece che eroinomani.

Mi manca la vita di qualche anno fa. No pensieri, no tracce, no emozioni. Pura semplicità, tutto qua. Semplicità. Ecco la parola chiave, semplicità. Mi mancano quei tempi che pensavo non mi mancassero più. Ora si va avanti e i muri nei quali son rinchiuso si fanno sentire sempre di più, e mi sento sempre più stretto in questa terribile morsa.

Questo blog ha fatto i suoi anni. Non lo chiuderò mai, ho giurato. Ma non scrivo più come una volta. E, in verità, credo che nessuno mi legga più come una volta. Perché magari avete capito chi sono, perché magari mi avete perso per strada.

Perché magari non ci sono più.

Ventuno rintocchi

agosto 18th, 2009 § 0

Al primo rintocco la platea si alzò, un uomo esile e di media statura iniziò a camminare e il vento la musica fece cessare.
Al secondo rintocco il vento salì, un turbine di odio investì la luna che dall’universo scese, portando con se il vecchio e freddo cielo.
Al terzo rintocco il fiore ai piedi dell’uomo sbocciò e di azzurre tinte l’aria nacque e la pioggia di quel freddo mese iniziò a scendere su quella terra.
Al quarto rintocco la carrozza si fermò, la principessa scese e il cielo smise di esistere.
Al quinto rintocco la speranza prese forma, si chinò davanti l’uomo e raccolse il fiore, strappandolo come un bambino strappa le ali ad una libellula, per gioco.
Al sesto rintocco non molto lontano una farfalla sbatté le ali e nell’aureo circondario ogni pianta seccò e gli alberi ritornarono semi.
Al settimo rintocco il monte vicino crollò e dalle viscere di quel terreno oscuri insetti si fecero avanti, diretti verso il mistico luogo.
All’ottavo rintocco non si intravedeva luce ma semplice paura di cacciare via la vita e ritornar alla morte.
Al nono rintocco la musica ritornò a suonare e avide di sentimenti le note cominciarono ad ammaliare i presenti.
Al decimo rintocco l’uomo alzò una mano e si fermò.
All’undicesimo rintocco l’uomo abbassò la mano e sulla sua spalla destra uno scricciolo di colore azzurro si posò.
Al dodicesimo rintocco la folla scomparve e la solitudine prese con se l’uomo e lo portò su di una nuvola: al di sopra il niente, al di sotto il tutto.
Al tredicesimo rintocco la nuvola si mosse e lunghi cirri misti a fantasia corsero per tutto il globo, quasi a stringer in una mossa la poca speranza rimasta, dopo il quinto rintocco.
Al quattordicesimo rintocco le nuvole si dissolsero e l’uomo iniziò a cadere verso la terra.
Al quindicesimo rintocco la terra scomparve e l’universo si fermò: creazione e distruzione, cambiamenti su cambiamenti. Il fermo assoluto del riposo del non dormiente.
Al sedicesimo rintocco le fiamme apparirono tra le stelle e ognuna di essere si smise di brillare.
Al diciassettesimo rintocco il mondo ricomparve, la natura ricomparve, i fiori ricomparvero.
Al diciottesimo rintocco il mondo continuò il suo vivere e la platea ritornò, la musica continuò a suonare e il cielo ascese al suo posto originale.
Al diciannovesimo rintocco la speranza riapparve con ali da fata e il fiore in mano, rivolto verso il Sole.
Al ventesimo rintocco l’uomo portò il braccio in avanti e le dita si rivolsero contro il fiore, cercando di prenderlo…

Cercando di prenderlo.

Zan zan (cit.)

agosto 6th, 2009 § 0

Mi sa tanto che devo smetterla di perdere tempo, son stufo di giocare.

Wither - Dream Theater

agosto 5th, 2009 § 0

I wither
And give myself away

Tremolante

agosto 5th, 2009 § 0

Eh, ancora e ancora.

Sembra che non cambia nulla in questa vita, eh, non cambia nulla. Ho mille deja-vù, uno dopo l’altro e quando ad uno di questi ci credi,  finisce come al solito. Oh, ma è una strada a senso unico oramai. Non cambia, non cambierà nulla, non cambierà mai nulla.

E poi arrivano i soliti, i belli, i giganti, a dirmi che “no, non è così”, a dirmi che “allora dovresti esser te e non io” e ancora e ancora io mi comporto come un invertebrato del cazzo.

Dio, si. E’ colpa mia di tutto. Questo è poco ma sicuro. E non ho mai pianto per le mie colpe, semplicemente la spada che mi porto dietro è più pesante di molte altre. E si continua, ancora e ancora, ad immaginar il fiore che, per una cazzo di volta, sta fermo, invece di esser sbattuto qua e la dal vento.

Devo andar prima che il soffitto ceda, non ho voglia di restar schiacciato.

Space lion

luglio 26th, 2009 § 3

Oggi è domenica, domani sarà lunedì, e dopo sarà martedì, e così via.
I giorni trascorrono e io, sempre di più, perdo il mio animo, il mio entusmiasmo, la mia vita, i miei interessi, i miei progetti, i miei sogni, le mie passioni.

Non voglio finire così, non voglio. E dai, allora, mondo, concedimi qualche attimo di tregua, dammi una strada, lasciami intravedere quello che ci sarà nel mio futuro.

Non ci riesco, non riesco più a programmare niente. Tutto quello che voglio è serenità, gioia, allegria, speranza. Tutte cose che non trovo, che non ottengo, che magari non ho mai cercato. Ma a volte mi domando: se per davvero non le avessi cercate, allora perché ci tengo tanto? Perché? » Dovresti cliccare qui per leggere il resto «

I’m so tired, you know?

giugno 18th, 2009 § 4

Dovrei scrivere di tante, tante, tante cose.

Ma sono stanco, voglio solo sparire.
Addormentarmi e sognare.
Uscire e non tornar più.

Perché, dai, l’abbiam capito tutti: alla fine, muore sempre e solo il mio me stesso.
Come sempre.

Figlio di una realtà crudele

giugno 10th, 2009 § 2

Sono anni che ho smesso di creder in qualcosa. Perché? Bah.

Qualcuno dice autodifesa, qualcuno dice superfilosofia, qualcuno dice questo e quello. Io non dico un benamato cazzo, sinceramente. Sapete, non preferisco esprimermi, non c’è nulla sul quale esprimersi, alla fine.
Non c’è una luce che ti prende e che ti porta via con se. Non c’è quella flebile speranza che ti si manifesta sotto forma di un sorriso o di una cavolata, sotto forma di un abbraccio o una cazzata. Non c’è quella piccola stellina che brilla sempre per te, nel cielo. Non c’è quel simulacro di materia che è stata “creata” o “modificata” semplicemente per te. Non c’è nulla che sia per te, nel mondo, alla fine.

Diciamoci la verità. Creder che ci sia qualcosa “solo per te” è da egoisti, perché mai nulla ci sarà per te. Non ci sarà mai nulla semplicemente perché siamo esseri umani, e desiderare qualcosa così intensamente da pensar all’unicità della creazione, non ha senso. Come non ha senso domandarsi se quello che stai scrivendo sia vero o falso, se abbia delle fondamenta solide, se abbia qualcosa che possa far gridare alla verità.

Semplicemente non ha senso soffrire, come non ha senso sorridere. Non ha senso il tutto, qui, perché tutto ha un senso che non possiamo considerare “nostro”. Non possiamo per un semplicissimo motivo: non sappiamo più cosa considerare.

Una cosa è certa. Tutto accade per una ragione. E ogni ragione avrà sempre e solo il freddo e cattivo eco delle tue colpe.

Non è giusto

giugno 1st, 2009 § 6

Non è giusto.

E’ facile, dire che non è giusto. Cos’è giusto? Cosa non è giusto? E’ giusto che il mondo ti tratti così, che non ti trattì così?

Non è giusto. Non dire che non è giusto. Non puoi farci nulla, se non alzarti e vivere, pensando a te.
Per chi sopravvive, non è giusto. Per chi vive non è giusto, ma la speranza non la toglie nessuno.

Nessuno.

Vanished

maggio 28th, 2009 § 2

Il bello è che le persone non capiscono, non capiscono mai.

Ho bisogno di uno stimolo per andare avanti. Un forte stimolo: uno stimolo per lavorare, per studiare, per passare le giornate, per metter maggior passione in quello che faccio, per vivere. Uno stimolo così forte esiste, sempre e comunque, ma non lo si ha mai. E una volta che lo si ottiene, sembra che il mondo non ti capisca e quando finalmente ti capisce, comprendi che nel frattempo ha distrutto tutto.

Ho bisogno di qualcosa e questo qualcosa non appare, non appare.

Si, eh?

maggio 26th, 2009 § 1

Qualcuno sarà contento, adesso.

Dove sono?

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