La realtà è un dolce che non mi piace

novembre 4th, 2009 § 0

Razionalità di la e di qua, seh.

Io sono sempre stato razionale, eh. Io sono quello che la razionalità la porta ogni mattina a prendersi un caffé, la porta in spiaggia, se la scopa e poi mangia felice a casa dei suoi. Sono quello che ci va a nozze, ecco.

Eppure, dio santissimo (ops, ho imprecato, dai, punitemi), come cazzo si fa a non capire che tutto quello che vorrei, per una volta, non è la razionalità ma semplicemente un’improvvisata, una sopresa, una magia, un sorriso dal mondo dedicato sempre e solo a me.

No, niente di tutto questo. Per carità, non mi lamento che non “ricevo” nulla, mi lamento che dopo tanto, tanto, tanto, si ha sempre bisogno di me, ma ogni volta non si capisce che quello di cui ho bisogno io non è quello che vivo, ma quello che sogno. E sì, i sogni mandiamoli pure a puttane, tanto c’è la razionalità! Maledetto me che la istigo, la razionalità.

Avrei bisogno di un filo d’aria, da respirare, con cui riempirmi i polmoni e buttarmi dal tetto di quel palazzo alto ventiquattro chilometri e aspettare che qualcuno mi raccolga, laggiù. E si scende, si scende, si precipita. L’aria si fa pesante, morire è ancora più sgradevole quanto bisogna sfondare un muro invisibile. Il mondo si ferma e tutti ti guardano cadere, come un angelo cui le ali son state strappate per farci la frittata con le cipolle. Il palazzo si piega verso di te, perché non può perdersi il tuo spiaccicarti al suolo.

Perché si sa, non ci sarà nessuno a prenderti lì sotto, e a nessuno mai verrebbe in mente di farti una sopresa e presentarsi lì sotto, dicendoti qualcosa del tipo “Sopresa! Ci sono io per te!“.

Tanto lo sappiam che ce l’han con noi

novembre 1st, 2009 § 0

E dopo quattro anni sono qui, di nuovo, venuto al mondo dopo una notte passata a muovermi e a lamentarmi, con la febbre!

To’, è praticamente impossibile. Più che impossibile, improbabile. Si vede che lassù qualcuno si è accorto che stavo troppo bene. Mi immagino pure il discorso!

Dio: allora, chi facciam ammalare oggi?
Segretaria di Dio: boh, l’A sta disseminando il panico, ci divertiamo un altro pò e iniziamo a farli morire?
D: non lo so, ho perso tutto il divertimento a veder la gente pregare.
SD: e allora facciam ammalare Francesco che l’abbiam lasciato indietro anni fa.
D
: …
SD
: …
D: ok dai, mi metto d’impegno. Non farmi arrivar preghiere per i prossimi diecimila anni.

E febbre fu.

Ma baff

ottobre 26th, 2009 § 3

Questa settimana inizia nel migliore dei modi…

… con la mia prima multa sul treno. E spero pure ultima, eh. Che poi, cavolo, trovatemela voi una obliteratrice funzionante in stazione, al massimo pago voi e non queste ferrovie dello stato del cazzo.

Cheers.

… and you can bear it, like everytime

ottobre 17th, 2009 § 0

Sì, è così.

Non illuderti, Fra, il sole andrà via senza neanche una nuvola di mezzo. E’ così.

This isn’t a phoenix, man

ottobre 13th, 2009 § 0

Eh, bof, quest’anno sarà duro, ma veramente duro.

Non parlo dell’università in se, no; quella si fa, basta volerlo, impegnarsi e morire sbronzi in una delle solite feste.
Il problema sono e restano altri, purtroppo. Unfortunately, direi, se fossi a qualche anno fa. Ma ho smesso di essere “a qualche anno fa” da un sacco di tempo, oramai. Cerco ogni volta di scrivere qualcosa ma qua di scrivere qualcosa non se ne parla, anzi, la miseria delle pagine bianche regnano incontrastate in questo blog.

Eppure, sto coso non muore, come non muoio io. E ora ci rimobocchiamo le maniche, cerchiamo di passare Ottobre e aspettiamo un altro mese, e poi un altro, e poi un altro. Meno male, almeno ho un paio di obiettivi da raggiungere, molte aspettative e l’intrinseca forza di qualcuno che da qualche parte forse m’aspetta.

Boh, vediamo se riesco a risogere, va.Fr

Un solo granello di sabbia

settembre 27th, 2009 § 3

Qualcuno aveva ragione.

Le sue parole mi risuonano in mente ogni volta che questi eventi si susseguono e mi colpiscono di volta in volta. “Parli di un mondo che non conosci”.

Le parole di uno stupido come me possono solo essere ascoltate da qualche altro stupido, ma non da persone vere. Infatti, io della realtà non so un beneamato cazzo.
Diciamo la verità, tutta la verità, il valore aggiunto della mia utilità è praticamente pari a zero. E sì: empatia, amore, voler bene, ascoltare. Tutte cazzate, innumerevoli ed enormi cazzate. Cazzate perché non esistono, non si vedono, e se ci sono giocano a nascondino.

Ricordate Hope? Il blog, sì. Il blog nei suoi primi anni di vita. Il sarcasmo che viveva in queste pagine dava vita a sfoghi, emozioni, iralità, leggerezza. Sì, proprio la leggerezza. Quella che cerco tanto, mista alla serenità. Quella che voglio tanto, ma che non trovo. E cammino, cammino e cammino. Mi fermo, mi volto e che trovo? Trovo la leggerezza, lì, ferma: l’ho mancata semplicemente perché la cercavo troppo. L’ho mancata perché ero, sono e sarò troppo pesante per poterla portare con me. Il peso infinitesimale della leggerezza non avrà mai posto in me; per quanto la desideri, non ci sarà mai.

E qui ora i discorsi sono due: accettare o non accettare tutto questo?
Potrei dire di non accettare: sbolognare parole sulla speranza, su quello, su questo, sul fatto che siamo forti, che siamo grandi, che non dobbiamo farci abbattere dal destino etc etc. Potrei scrivere un trattato filoscientifico sul fatto che la speranza riempe i cuori delle persone, che fa girare il mondo. Potrei perfino portar in ballo l’amore e le passioni, farci un giro di pista e colloquiare con i soliti ignoti a bordo sala su come sia bello e eccitante tutto questo, come ti riempia di gioia e di calore.

Potrei dire di non accettare, sì. Però penso a come potrei dire che voglio accettare. E lì mi fermo, osservo, valuto la situazione è capisco: si è già accettato tutto.

Nella mia vita ho visto molte cose, moltissime. Sono ancora un bambino di 20 anni, eh, ma ho visto tante cose, ho vissuto tante persone, ho scavato in mezzo ai ricordi e ai pensieri più remoti. Ho vissuto tante cose, ma non ho mai vissuto la cosa più incredibile che c’era da vivere, cioè il nulla.
Mi sono fermato a riempire la mia vita di qualcosa, per cosa poi? Perché amavo qualcuno? Perché volevo bene? Perché avevo bisogno di qualcuno o di qualcosa? Mi sono fermato a riempire la vita degli altri di qualcosa, semplicemente perché aspettavo che qualcun altro riempisse la mia.

Non ho mai vissuto delle persone vere. Tutte insulse fotocopie di tutto quello che non avrei mai voluto, nella mia vita: falsità. Persone che non mi chiedevano come stavo, persone che avevano paura di farmi una critica solo perché la stupidità porta a pensare che io scappi via, persone che pur di esser volute bene transigevano su tutto. E io, stupido bambino del cazzo, per quella fottuta paura di restar in disparte non mi sono mai accollato la verità di capire quale fossero i miei difetti e di correggerli.

Ma sì, baffanculo. Un sonoro baffanculo. Un sonoro baffanculo perché quello che voglio, io, voglio meritarmelo. E ora voglio quello che voglio. Dovessi sconfiggere demoni, dovessi cambiare il corso delle stelle, dovessi cambiare, sì, CAMBIARE. Dovessi fare quello di cui ho paura, dovessi comportarmi da sciocco irresponsabile, dovessi sbattere la testa al muro.

Voglio meritarmi quello che ho e voglio prender le mie stelle, una ad una, e posizionarle come voglio. Voglio meritarmelo, avendolo o meno. Voglio meritarmelo, anche se dovessi sparire.

Sparirei con il sorriso sulle labbra, perché ho veramente avuto un importante corso della storia. Nella mia storia, nela sua storia, nella nostra storia.

Andrò contro chiunque. Chiunque.

Turn off the lights

settembre 23rd, 2009 § 2

Un elementare senso di vuoto.

Ora si muore, invece di vivere.

Solo il tempo di un ultimo respiro

settembre 21st, 2009 § 0

E ora prendimi, squarciami il petto e portami via il cuore.

Che schifo di tempo, oggi. La pioggia incombe su queste campagne e le strade sembran trappole per i topi. Non vedo l’ora di poter andar via, di uscire qualche giorno, di andare all’università e non rimettere piede qui e lì, soliti posti, soliti facce, solite disgrazie.

Che schifo di tempo, oggi. Mi sento come se dietro quella nuvola ci fosse una stella pronta a rincorrermi, toccarmi, sbattermi per terra e strapparmi il cuore dalla gola, pronta a dilaniarmi e a straziare la mia anima come carta straccia. Non mi stupisco più di nulla e proprio questa mancanza di stupore mi porta a raccattar vecchi fogli, tagliarli e conservare solo le parole più importanti in essi presenti.

Dai, diamoci un taglio e alziamo gli occhi al cielo: aspettiamo la distruzione senza aver paura, perché la paura non esiste, perché nella paura ci viviamo e non la vediamo.

LOL

settembre 1st, 2009 § 0

Finalfire sta ridendo, anzi: si sta sbellicando.

E finalmente, finalmente!

At the end of the day

agosto 27th, 2009 § 2

Oh, stasera veramente non so perché scrivo.

Però mi va di analizzare un po’ le situazioni che si creano quando due vortici si scontrano… no ok, no fisica qui.
Diciamo solo che mi va di scrivere. Facciam battere le dita su questa tastiera e stop, facciamola finita.

E’ un grido di dolore, questo. Qualcuno lo capirà, qualcuno no. Qualcuno capirà che grido proprio per questo qualcuno, qualcuno non capirà che grido proprio per questo qualcuno. E’ un grido di delusione, di amarezza, di rabbia, di tristezza.

Ma sì, gridiamo al mondo, gridiamo alle stelle, gridiamo al cielo, così che si apra e cada su questa terra amara e metta fine a quel che non si merita.

Sì, credo di esser egoista e superbo, mai negato tutto questo, ma non credo di meritarmi tutto questo. Sul serio, gente, non sto scherzando. Non credo di meritarmelo. Non lo credo affatto.

E questa è la vita reale, baby!

agosto 25th, 2009 § 0

Oh, le stelle non si cambiano. E lo sappiamo tutti quanti, eh.

Al diavolo le parole di speranza e di saggezza, le stelle quelle sono e quelle rimangono. E no, tu che vieni a dirmi che questa è una corazza, affogati nel cesso, non hai capito nulla e ancor nulla della vita (mia compresa, eh).

Andiamo, su, ragazzi. Ma davvero siamo ancora qui a portar la bandiera della speranza in mano? Su, con forza, gridiamo al mondo quando siamo codardi e impauriti. Perché tutti lo siamo, eh.

Tutti.

Ecco, ora mi arriva una pallottola nella tempia

agosto 23rd, 2009 § 2

Oh porc!

C’era ieri che giravo scrutando l’aria prima di suonar e un mucchio di gente mi passa da sotto gli occhi, mi sposto un po’ e l’aria mi viene a mancare perché la feccia la ruba. Oh per carità, non mettetemi al rogo solo perché ho usato la parola “feccia”, tanto è semplice il ricordare che tutti identificano tutti come feccia, ma non si dice perché è brutto e la mammina poi sculaccia tutti; io lo dico e ne porto la voce, al massimo mi sculaccia qualcuno e alla fine se ne esce con il solito “hai ragione”. Era naturale!

La mia feccia son tutte queste persone che girano e rigirano. Non tutti meritano l’appellativo “feccia”, perché di gente in gamba ne esiste e in quest’ultimo anno ne ho conosciuto parecchi, ma parecchi: così tanti che li imbalsamerei e li collezionerei, se avessi manie di onnipotenza. Dicevo che non tutti meritano l’appellativo “feccia”, sì, ma troppe persone lo meritano. E non per qualcosa di grave o di buono, eh. Anch’io, a seconda di qualcuno, potrei esser “feccia”. E me ne rendo conto, accettandolo. Lo accetto perché non ho mai fatto nulla per cambiare il mio “status” e, lo sappiamo entrambi, neanche tu hai fatto qualcosa per cambiare e non lo farai male.

Dove sono?

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