Problemi? Sì, grazie. Ma ne è sicuro? Sicurissimo!

luglio 8th, 2010 § 1

Non riesco a prender sonno.

No, non è la prima strofa di una canzone che sto ascoltando ripetutamente da almeno quattro giorni a questa parte; più che altro non riesco a prender sonno perché, come qualche anno fa, la mia mente ha deciso, di punto in bianco, di smetter di “far finta di non pensar a nulla” e pensare realmente a qualcosa, anche se in modo relativo, sommario.

Il problema qual è? Beh, che la mia mente se ne vada per cavoli suoi è normale, il problema è che io, dopo, dove resto? Dove mi fermo? E poi, che faccio? Che faccio quando la mia mente corre avanti e non mi lascia tirarla dietro?

Ecco, quello è il problema. E il problema più grande, di quel problema, è che quando son senza la mia mente, mi ritrovo a pensare con un’altra mente, quella vera, quella che si nasconde sotto la mente razionale, che si attorciglia sotto le coperte a far finta di sonnecchiare, mentre la sorellona prende le decisioni più importanti.

Rileggetevi questo blog e capirete come ho sempre buttato via del tempo correndo dietro alla mia mente e agli altri. Ne ho buttato di tempo, eh, veramente tanto. E sinceramente, me ne frego del ricevere: non mi è mai importato nulla, ci son abituato. Non è autocommiserazione, è menefreghismo (qui ci starebbe bene una faccina di quelle che si usano, che io uso di solito, ma non sento questo scritto così mio da imbrattarlo con dei simboli senza significato). E’ menefreghismo misto alla paura di importarsene. E sinceramente, basta.  Veramente, davvero, eh. Basta. Son leggermente stanco, stanco, stanco. E così, e colà, e colì. E andiam avanti così, e ce la facciamo, e siam grandi, e siam quello e questo.

Tutte cazzate. Tutte cazzate già conosciute, eh. Ma son stufo di dimenticarmi di me stesso, per pensare agli altri. Averlo fatto per anni mi ha portato a quello che sono adesso, mi ha portato a navigare in un mare di merda. E non parlo del mare di questa costa. Parlo del mio mare, del mare della mia vita.

Fronde al vento

maggio 2nd, 2010 § 0

Non c’è nulla di meglio che pensare al domani guardando a quello che è successo ieri.

Oggi è una bellissima giornata, veramente bellissima. Sono sulla mia scrivania e la luce di questo sole mi inonda la stanza dall’unica finestra che apre la mia visione sul mondo che sta lì fuori. E’ un mondo bellissimo, oggi. Potrebbe esser ancor più bello, come al solito, ma non sarà mai tale, poiché potrebbe esser peggiore, e non sarà mai tale, neanche in questo caso. Fuori dalla mia finestra mi si proiettano le immagini di un mondo in continua evoluzione, di una terra frantumata dalla pigrizia dell’uomo, dalla normalità della normalità umana.

Potrei prender una montagna, scoperchiarla del suo verde e guardar cosa c’è dentro, osservar le radici di Dio e rimescolare atomo su atomo, particella su particella, per creare un mondo che non è più un mondo, un mondo che contiene tutti i mondi possibili e inimmaginabili; e’ il mondo di Dio, è il mondo che contiene ogni dio.

Pensate se potessimo passar la mano sulla terra, accarezzarla dolcemente e ad ogni tocco decider se quella porzione di vita deve continuare a vivere, o morire. Un superuomo, l’uomo di Dio, l’uomo che è Dio. Immaginazione sovrana sull’emisfero della nostra fantasia, lì regno e ancor di più continuo a sognare, bruciando gli occhi del destino con la mia luce fatta di ombre.

Come se questa fosse la vita che ognuno di noi desidera, come una musicale fuga che ci trascina via dalla meta e ci porta nell’antro del del bianconiglio, come un tocco divino che strappa la vita dai corpi sopravvissuti ad una catastrofe, come la cieca fortuna impalata sulla lancia della sorella sfortuna.

La nostra è una visione macabra e ricorsiva del mondo, il peggio del peggio deriva dal peggio, nasce dal peggio, crea il male, che è male per definizione, che piange nell’incontro con il bene, che si ferma nell’evoluzione del mondo.

Siamo cellule formate da cellule, senza nessuna cognizione di noi stessi. Siamo quello che siamo, perché abbiam accettato di esserlo.

No mercy

gennaio 12th, 2010 § 1

Nessuna pietà.

Altre 23 ore e muoio dissanguato o di qualunque altra malattia inimmaginabile. ’sto 2010 non so che anno sarà, ma sarà che mi so già rotto di tutto e tutti. Oh my fuckin’ god.

E ora mi metto qui a scrivere, e punto un dito contro quelli che non hanno letteralmente “un cazzo da fare” nella vita. E sì, perché se qualcuno avesse qualcosa da fare, non darebbe la propria esistenza in dono all’arte di rompere i maroni o, come si dice da queste parti, i cugliuni altrui. Non avete un cazzo da fare, ammettetelo. E mi fate pietà quando vi lamentate, poi: “oh nooo, bla bla bla ble ble ble aww aww aww” (mi fa schifo anche sol riportare le lamentele che qualunque essere appartenente a questa categoria possa portar avanti) e state sempre lì, ad autocommiserarvi con le vostre lacrime da coccodrillo. Potete crepare, per me.

Sì. Smettetemi pure di leggere, ma sinceramente la parte del buono non mi si addice più. E son du palle letteralmente. Trovatevi un lavoro, un’occupazione, studiate, ingigantite la vostra cultura, masturbatevi, non so, fate qualcosa, ma non scassate le palle a me. Esseri inetti. Non mi credo migliore, assolutamente no. Ma se leggete di questa speranza qualche anno fra troverete che le identiche parole che dicevo allora son riportate qui, in ogni minima parte.

Perché dopo tanti anni ci si perde la mente a dare speranza a destra e a manca. Chi sono io, un dio? Ma fottetevi.

Cazzi e mazzi e vaffanculo

dicembre 20th, 2009 § 2

“Va sempre così”.

No, non va sempre così. Assolutamente no. Sono così arrabbiato che dovrei scrivere un libro di 8000 pagine, ma non ci riesco. Sono arrabbiato, arrabbiato dentro. E pure fuori. Sono arrabbiato perché alla fine son sempre il cattivo, anche quando non lo sono.

Ma dico, cazzo, non ho mai chiesto nulla, mai. Neanche una volta. Non si chiede nulla, in effetti, nulla. Ma dopo del tempo passato ad amare, a voler bene, semplicemente a condividere tempi brutti e belli, ti senti dire che fai tutte queste cose solo quando la situazione è allegra, scorre leggera e cazzi e mazzi.

Ehvabbeh, ma vaffanculo allora. Un vaffanculo generale a me stesso che idiota pensa prima a gli altri e non a se stesso. Ehvabbeh, e poi mi dicono che non sono cinico. Ok, magari avete ragione, ma situazioni come queste non fanno altro che spingermi ad esserlo.

I’N'LUSION

dicembre 14th, 2009 § 0

Woa!

Finalfire è sottoposto a durissimi interventi psicologici dalla sua realtà incredibilmente rompi palle. E come al solito si destreggia tra mille peripezie e quando arriva al capezzale, stanco e con i piedi gonfi, cerca un po’ di pace, un po’ di amore, e come al solito non trova nulla; nulla di nulla, tranne una freccia che indica in un’altra direzione.

Una direzione che non è la sua.

Dilaniami e fammi morire

dicembre 10th, 2009 § 0

Non ho bisogno altro adesso; bisogno solo di sparire e morire, resuscitare a discapito di tutto e tutti.

Vedo quella brocca vuota, dove non entra più acqua. Provo a metterne, ma non va, non entra, la vita della terra si rifiuta di dimorare quel pezzo di vetro e così sta fuori al vento, ad aspettare di morire.

Un mio gattino ora è in una capannina, qui vicino, con una gamba spezzata. Un guidatore della domenica, un fottuto pezzo di merda, un ragazzino pieno d’adrenalina: qualcuno l’ha calpestato con quei cosi della scoperta e ora sta lì, a tremare. Mi fermo davanti a lui e lo ammiro. Lo accarezzo e con la testolina pian piano si china verso la mia esile mano e inizia a leccarmela. Soffre, soffre tanto. Vorrei soffire io a posto suo, sul serio; non se lo merita, poverino. Non ha fatto nulla di male, se non vivere la sua vita giorno per giorno, giocando con altri gattini, mangiando e bevendo dalle solite tazze. E ora è lì, poverino, che aspetta di morire. Credo sarebbe meglio se morisse, soffre tanto, veramente tanto. Mi dispiace, ma più che sostar al suo capezzale portandogli del cibo e del latte, non posso fare. Non è nelle mie capacità, un qualche dio è stato ingiusto e non ha voluto donarmi il potere di poter aiutare quel gattino. Eppure non mi arrendo, continuo, fin quando posso.

Oggi ho fatto un esame. Uhm, semplice e difficile allo stesso tempo. Ma non era questo che volevo dire.
Volevo dire che quando ero lì, a scrivere parole su parole, a completar riquadri, ad annerire caselle, pensavo e ripensavo: pensavo a cosa farò da grande, e grande lo son già; pensavo a cosa farò domani, ed è già domani; pensavo a cosa potrebbe riservarmi la vita e, dimenticavo, non c’è nulla di riservato qui, per me. E non venite ad espletare parole tipo “commiserazione” e bla bla bla, risparmiatevele per voi stessi, non ho bisogno delle vostre retoriche psicologie inverse, usatele sui vostri figli e riuscirete a farli diventare medici invece che eroinomani.

Mi manca la vita di qualche anno fa. No pensieri, no tracce, no emozioni. Pura semplicità, tutto qua. Semplicità. Ecco la parola chiave, semplicità. Mi mancano quei tempi che pensavo non mi mancassero più. Ora si va avanti e i muri nei quali son rinchiuso si fanno sentire sempre di più, e mi sento sempre più stretto in questa terribile morsa.

Questo blog ha fatto i suoi anni. Non lo chiuderò mai, ho giurato. Ma non scrivo più come una volta. E, in verità, credo che nessuno mi legga più come una volta. Perché magari avete capito chi sono, perché magari mi avete perso per strada.

Perché magari non ci sono più.

Con dolore e sofferenza, vinciamo

dicembre 9th, 2009 § 0

Non c’è nulla di completamente mio a questo mondo, e credo non ci sarà mai nulla.

Staremo a vedere, in realtà, ma credo di conoscere già la realtà.
Oggi ho parlato con una persona che non sentivo da un anno circa e sta male, a quanto ho capito. Spero ritorni a stare bene, spero ritorni io un giorno a star bene.

Non so, non so davvero. Non ho nulla di cui lamentarmi, per carità. Assolutamente nulla. Eppure, i colori mi sfuggono, e sconfinati prati grigi mi riempiono il mondo di malinconia e tristezza.

Quest’anno mi sono comportato male, veramente male. Non rinnego nessuna scelta, nessuno. Ma mi merito tutte le punizioni di questo mondo, semplicemente perché so fronteggiarle. E come ogni volta, vinciamo. Con dolore e sofferenza, vinciamo.

Anzi, no. Vinco.

Closed the door

novembre 18th, 2009 § 1

Nessuna volta in 8 anni era troppo, due volte in due mesi è ancora troppo.

E ora qui ci si ferma, caro Francesco. Ora ci si ferma qui a dormire, a guardare le stelle, a far il romantico o il coglione, a far quello che si pare, ma con la corazza chiusa. E ora basta aprirsi, basta; ne abbiam le palle piene delle “aperture”.

Chiuditi e non rompere i maroni, Fra.

Il principe e il suo sogno

novembre 8th, 2009 § 0

Mi sembra una storia già vista.

E questa storia finisce con il principe che muore. E stavolta, il principe, non vuole morire.
Il principe ha capito che quella strada non può farla, né con il cavallo, né a piedi, né con qualunque mezzo reale o immaginario. Quella strada non è per lui. Ma non per qualcosa, eh. Quella strada è accessibile a tutti, anche a lui, ma non è per lui, perché non la può percorrere. Non può percorrerla perché sa come va a finire il lancio di quei dadi e un bel punto su entrambe le facce uscirà e darà il ben servitò al principe. Stavolta non la si percorre perché quello che si trova alla fine magari neanche esiste o esiste soltanto nel tragitto. Effetto placebo, solo che qui non si tratta di una terapia, ma dalla felicità che deriva dal percorso che si deve fare, che non cura nulla e mai curerà qualcosa.

In effetti, questa volta il principe sa come andrà a finire ma non ha voglia di accettarlo o non ha voglia di capirlo affondo. In ogni caso, il principe andrà a fondo e affonderà con il suo ideale, un’altra volta, come ogni volta.

State a vedere.

Credo di esser stanco anche senza aver fatto un cazzo

novembre 8th, 2009 § 0

Buh.

’ste giornate nuvolose mi fan sempre fermare alla finestra in attesa di un lampo che mi squarci la mente e mi faccia fare qualcos altro, invece di farmi aspettare alla finestra in attesa di un lampo che mi squarci la mente. Boh, ho bisogno di chiamare il mio me stesso e di metterlo in riga. Sono stanco e stamane mi son anche svegliato con il mal di testa. Cioè, non so.

Ho tante, tante cose da fare. Pochissime in verità, ma son tante. E devo muovermi, altrimenti resto indietro. E sono già indietro da tempo. Buh, fermiamoci qui, io mi fermo qui, almeno per un po’. Voglio e devo riposarmi, altrimenti non arrivo da nessuna parte.

Alla prossima.

La realtà è un dolce che non mi piace

novembre 4th, 2009 § 0

Razionalità di la e di qua, seh.

Io sono sempre stato razionale, eh. Io sono quello che la razionalità la porta ogni mattina a prendersi un caffé, la porta in spiaggia, se la scopa e poi mangia felice a casa dei suoi. Sono quello che ci va a nozze, ecco.

Eppure, dio santissimo (ops, ho imprecato, dai, punitemi), come cazzo si fa a non capire che tutto quello che vorrei, per una volta, non è la razionalità ma semplicemente un’improvvisata, una sopresa, una magia, un sorriso dal mondo dedicato sempre e solo a me.

No, niente di tutto questo. Per carità, non mi lamento che non “ricevo” nulla, mi lamento che dopo tanto, tanto, tanto, si ha sempre bisogno di me, ma ogni volta non si capisce che quello di cui ho bisogno io non è quello che vivo, ma quello che sogno. E sì, i sogni mandiamoli pure a puttane, tanto c’è la razionalità! Maledetto me che la istigo, la razionalità.

Avrei bisogno di un filo d’aria, da respirare, con cui riempirmi i polmoni e buttarmi dal tetto di quel palazzo alto ventiquattro chilometri e aspettare che qualcuno mi raccolga, laggiù. E si scende, si scende, si precipita. L’aria si fa pesante, morire è ancora più sgradevole quanto bisogna sfondare un muro invisibile. Il mondo si ferma e tutti ti guardano cadere, come un angelo cui le ali son state strappate per farci la frittata con le cipolle. Il palazzo si piega verso di te, perché non può perdersi il tuo spiaccicarti al suolo.

Perché si sa, non ci sarà nessuno a prenderti lì sotto, e a nessuno mai verrebbe in mente di farti una sopresa e presentarsi lì sotto, dicendoti qualcosa del tipo “Sopresa! Ci sono io per te!“.

Tanto lo sappiam che ce l’han con noi

novembre 1st, 2009 § 0

E dopo quattro anni sono qui, di nuovo, venuto al mondo dopo una notte passata a muovermi e a lamentarmi, con la febbre!

To’, è praticamente impossibile. Più che impossibile, improbabile. Si vede che lassù qualcuno si è accorto che stavo troppo bene. Mi immagino pure il discorso!

Dio: allora, chi facciam ammalare oggi?
Segretaria di Dio: boh, l’A sta disseminando il panico, ci divertiamo un altro pò e iniziamo a farli morire?
D: non lo so, ho perso tutto il divertimento a veder la gente pregare.
SD: e allora facciam ammalare Francesco che l’abbiam lasciato indietro anni fa.
D
: …
SD
: …
D: ok dai, mi metto d’impegno. Non farmi arrivar preghiere per i prossimi diecimila anni.

E febbre fu.

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