Il tempo della conoscenza

novembre 30th, 2010 § 0

Questo è un inno alla cultura, questo è un inno a tutte le cose che sappiamo, a tutte le cose che non sappiamo ma che vorremmo sapere. Questo è un inno alla nostra forza, al nostro saper alzarci in piedi e combattere, al nostro saper abbassare la testa e farci bastonare. Questo è un inno a quelle cose che manipoliamo ogni giorno, alla pletora di eventi che la nostra cultura ci porta a vivere.

La cultura è un bene prezioso, la cultura non è una frase fatta come la precedente.
La cultura è la speranza di incontrare una persona, un giorno, e saperci parlare.
La cultura è quell’anima che ti ravviva le serate con una ragazza, con gli amici, con chiunque.
La cultura è quella specie di “sogno” che coltiviamo fin da piccoli.
La cultura è un arnese di scarso utilizzo ma di grandissimo potenziale.
La cultura è quella luce che, una volta vista, ti cambia la vista permanentemente.
La cultura la vedi quando ridi o piangi perché sai di dover ridere o piangere.
La cultura è la paura, è il terrore che qualcosa vada storto perché sai che quel qualcosa può andare storto.
La cultura è la felicità, la gioia nel vedere che la tua impronta è rimasta da qualche parte.
La cultura è il sapere e il non sapere.
La cultura è quel altissimo livello di astrazione che ti porta ad apprezzare e a ripugnare la tua terra.
La cultura è quel bassissimo livello di astrazione che devia la mente in altri continenti astrali, piuttosto che in un buco nero.
La cultura è una strada che non è mai interrotta o è chiusa, basta solo stare attenti ai lavori in corso.
La cultura è il sapersi esprimere cantando e ballando, la cultura è il sapersi esprimere ascoltando e osservando.
La cultura è il provare invidia per gli altri.
La cultura è il non sapere se si ha cultura o meno.
La cultura è un semplice pensiero che ti ruba uno o due minuti della tua vita.
La cultura è la chiusura del concetto di espressione.

Non sono mai stato un tipo pieno di cultura, non so neanche se sia vero. Non so esprimere questo concetto con parole semplici o con semantiche facili. Questo è semplicemente un mio tributo alla cultura, queste sono semplicemente parole vomitate da una serata passata in modo diverso, da un pensiero arrivato alla mia mente sotto diversa forma. Questa è la cultura, non so se sia tale.

Questo è il mio concetto di cultura. Questo potrebbe essere il nostro concetto di cultura.

Hope was down! Back in the city

novembre 21st, 2010 § 0

Stamane alle 05.00 circa qualcuno ha cercato di lanciare un attacco DoS a questo blog. A Hope! Ve ne rendete conto? Fortunatamente niente è andato perso e il server non è neanche andato down (il titolo rende l’enfasi). Questa situazione mi ha fatto riflettere, quindi ho deciso di aggiornare un po’ il tutto e riprender in mano la situazione.

Adesso frequento il terzo anno di un solito corso di laurea in una solita università e, sfortunatamente, sono ancora senza un collegamento alla rete, quindi in settimana le mie uniche visite al vasto mondo internettiano sono quasi sempre dedicate a controllare la posta, ai messaggi privati su feisbuc con ragazzette facili e roba così. Spero vivamente di stabilirmi il prima possibile così da tornare a giocare con tutti voi.

Ricordate, Hope non morirà mai (è già molto troppe volte, su).

Il mio vecchio abbeccedario

ottobre 12th, 2010 § 1

Stamane, mettendo ordine tra le mie cose, ho trovato un foglio.

Non era un foglio qualsiasi, di quelli bianchi e profumati che trovi in cartoleria, di quelli appena strappati dal solito album dedicati alle tue avventure immaginarie. Era un foglio con sopra molte linee, dei puntini cicciottelli con degli occhielli serigrafati e strani simboli tutti colorati di neri: era uno spartito, un vecchio spartito della mia infanzia pianistica.

E allora mi son deciso, son salito al piano di sopra e ho aperto la solita piccola porticina color legno contenete vecchi ricordi. Ho fatto spazio tra le cianfrusaglie, ho spostato questo lì e quell’altro la e sono arrivato al mio obiettivo: uno scatolone di cartone, molto largo e poco spesso, ammanettato da pezzi di scotch sopra e sotto. L’ho preso, sono tornato al presente e ho fatto un lungo respiro, rilasciandolo per far andar via l’odore di vecchiaia e di dimenticanza da quello scatolo.

Scese le scale, ho poggiato tutto per terra, mi son seduto come in meditazione e ho aperto lo scatolone, strappando con le dita i pezzi di scotch che tenevano legato il contenuto agli anni passati. Ho immerso le mani nel passato che adesso diventa presente, ho stretto con forza e ho tirato fuori l’eterno abbeccedario dei sogni. L’ho preso in braccio e l’ho tenuto sulle mie gambe, proprio come un bambino piccolo che cerca disperatamente qualcuno che gli dia qualcosa, proprio come un gattino appena nato che ha bisogno della mamma e, magari, di una grattatina sulla pancia.

Ho spostato il mio corpo per poggiar la schiena al muro, ho messo il mio vecchio creatore di emozioni davanti a me, così che con una leggera curvatura delle mie vertebre possa toccarlo senza fatica. Lasciando il mio sguardo lì, fermo, ad ammirare quell’oggetto, mi sono fermato un attimo a pensare a qualche anno fa, quando ancora lasciavo che il mondo venisse creato da quell’oggetto, quando ancora la composizione delle meravigliosi frasi era affidata all’istinto e alla voglia di imparare.

Mi sono alzato di scatto, sono corso in cucina a prender un piccolo straccio umidiccio, e son tornato indietro a raschiare via i pezzi delle emozioni passate.

Ho lasciato che il mio corpo si appoggiase dolcemente alla parete e sono finito di nuovo davanti al mio vecchio compositore di vita, osservandolo ancora un po’. Poi, ho poggiato le mani su di esso, ed ho fatto sì che il mondo tornasse a girare come volevo, ho cercato di nascondermi ancora una volta dietro quelle fantasie, che a volte fanno male e a volte fanno star bene. Ho riprodotto, di nuovo, la luce nascosta dalle porte chiuse, ho riprodotto il modello di chiave che mi serviva per aprire quelle porte.

Stamane, mettendo ordine tra le mie cose, ho trovato un foglio. Era uno spartito. Ho preso il mio vecchio piano digitale e l’ho suonato. E’ stato bellissimo.

Che bella la nostra università, eh?

settembre 29th, 2010 § 0

Bon, mi metto a far propaganda anch’io, dai!

Questa lettera aperta è a nome di tutti gli studenti della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Pisa, riuniti in assemblea il 27 Settembre 2010.

Con la seguente, vogliamo denunciare l’indifferenza soprattutto mediatica riguardo la situazione in cui versano le Università italiane. La nostra protesta si basa sui seguenti punti:

1) Il taglio del 20% nei prossimi tre anni ai fondi dell’FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario), che è il principale strumento per il pagamento dei docenti e dei ricercatori universitari;

2) La riforma del ruolo del ricercatore universitario, che prevede la scomparsa della figura del ricercatore a tempo indeterminato e l’introduzione dei contratti a tempo determinato, di durata massima di sei anni non ulteriormente rinnovabili;

3) Il blocco delle assunzioni, che costringe il ricercatore, dopo sei anni di precariato, a cercare un altro impiego in Italia o dare nuova linfa alla cosiddetta ‘fuga dei cervelli’.A causa di ciò, i ricercatori si sono rifiutati di svolgere quelle attività didattiche completamente gratuite e volontarie che hanno svolto sino all’anno scorso, che erano e sono tuttora indispensabili per l’apertura dei corsi: è incredibile che, a questo punto, l’Università necessiti di straordinari non pagati per far partire le lezioni. Nonostante questa protesta colpisca duramente noi studenti, non possiamo che appoggiarla: se si accettasse la situazione attuale, ovvero una didattica mutilata, andremmo solamente incontro ad una progressiva distruzione dell’Università pubblica, a favore di quella privata.L’Università contribuisce al benessere di tutto il Paese, portando innovazione: affondandola, pregiudichiamo il futuro dell’Italia intera. La nostra non è una protesta di principio: è in ballo il nostro ed il vostro futuro.Ci siamo resi conto che, ad eccezione delle persone direttamente coinvolte nell’Università, ben pochi sono a conoscenza di quanto abbiamo detto.Siamo fiduciosi che il Vostro giornale possa dare sufficiente risalto alle problematiche che abbiamo posto, finora passate inosservate nel panorama mediatico nazionale.Riferito in particolar modo alla situazione di Pisa e stato creato questo sito sulla protesta. https://sites.google.com/site/protestaunipi/

Mi han invitato sul social network e ho deciso di far un po’ di propaganda anche su Hope, poiché la questione riguarda anche me. Potete trovar altre info qui.

Saluti e buona università.

Do, re, mi e tutte le armonie che ne posson venir fuori

settembre 3rd, 2010 § 3

Eccolo qua! Vedi come ritorna a scrivere Finalfire su Hope! Ebbeh, mica era morto!

Mi hanno rubato il mio sax. Il mio sax. Ok, non è una cosa grave, tanto lo si ricompra, quando s’avranno i soldi.

Eh no, cazzo. E’ grave, la cosa, molto molto molto grave. Sono 9 anni che suono e 9 anni che suono con quello strumento. Non suono con altri strumenti, non ne ho mai avuti; magari vogliateci contar la chitarra ma che me ne frega, di quella.

Erano 9 anni che suonavo con quello strumento e 9 anni che andavo in giro per paesi, città e concorsi a suonar questo o quello, a suonar ai concerti e alle feste paesane, a suonar con gli amici e in piazza con altri musicisti; e adesso, mi ritrovo con un pugno di mosche in mano. La colpa? Boh.

Ieri sera son andato a suonare da amici e quindi bon, ci siam divertiti e ho lasciato il mio strumento, come al solito, nel cofano della macchina: “tanto, chi vuoi se lo prenda”. E allora mi son messo a dormire, tornato a casa, e stamane mi son alzato per studiare! Che bravo ragazzo, eh?

Ricevo una chiamata: “oh, ma il sax è a casa?” e io “ehm no, è nella macchina come sempre”. E lì boom. Il botto. Sax rubato, si son presi una busta della spesa (???) e il mio strumento: il mio strumento.

Boh vabbeh, sarò un sentimentale, sarò un cretino, sarò una femminuccia, cazzo me ne frega. Quel sax mi ricordava tanto Claudia, mi ricordava le mie scelte, mi ricordava quello che ho fatto in 9 anni.

Boom. 9 anni buttati nel cesso. Fanculo.

Procrastination

agosto 26th, 2010 § 2

Non è buffo che per qualunque metodo, modello, modo di viver la vita, ci sia un termine medico/psichiatrico/blabla?

Il motivo per il quale non scrivo molto sul blog è proprio questo: procrastinazione.
Ho un sacco di post scritti su file di test non più lunghi di 50 righe nei meandri del mio Mac ma boh, non è questa l’ora di postarli, non mi sembra questo il momento adatto e soprattutto, non mi sembra ci sia il sentimento coerente per farlo. Infatti, sto continuando a scrivere di qua e  di la, scrivo quando viaggio, annoto cose su un piccolo taccuino che ho da almeno 1 anno e mezzo e soprattutto sto leggendo in modo assurdo, forse paragonabile a quando ero piccolo che leggevo di tutto, sempre, anche quando facevo la pupù.

Però, boh. Non so, alla fine, che cosa scrivere: molti son venuti da me, lamentandosi, odiandomi, chiedendomi “perché non scrivi più su Hope?” e io “perché devo far ordine nella mia vita, prima”. Lo sappiamo tutti che Hope è lo specchio della mia realtà, è la traslitterazione della mia vita, della mia esistenza: semplicemente prendo i miei pezzi di destino, li metto insieme e li traduco in quello che sono questi post.

Quindi, non abbiate paura, io ci son qui, e ci sarò sempre. Se un giorno dovessi morire, lo verrete a sapere.

P.s: e ora mi va tanto di cambiar il layout e ritornar a scrivere, sì.

Finalfire e i cappuccini dell’amore

luglio 12th, 2010 § 1

cappulove

(e mi dimentico sempre che alla mattina il cappuccino può arrecarmi gravi danni)

Problemi? Sì, grazie. Ma ne è sicuro? Sicurissimo!

luglio 8th, 2010 § 1

Non riesco a prender sonno.

No, non è la prima strofa di una canzone che sto ascoltando ripetutamente da almeno quattro giorni a questa parte; più che altro non riesco a prender sonno perché, come qualche anno fa, la mia mente ha deciso, di punto in bianco, di smetter di “far finta di non pensar a nulla” e pensare realmente a qualcosa, anche se in modo relativo, sommario.

Il problema qual è? Beh, che la mia mente se ne vada per cavoli suoi è normale, il problema è che io, dopo, dove resto? Dove mi fermo? E poi, che faccio? Che faccio quando la mia mente corre avanti e non mi lascia tirarla dietro?

Ecco, quello è il problema. E il problema più grande, di quel problema, è che quando son senza la mia mente, mi ritrovo a pensare con un’altra mente, quella vera, quella che si nasconde sotto la mente razionale, che si attorciglia sotto le coperte a far finta di sonnecchiare, mentre la sorellona prende le decisioni più importanti.

Rileggetevi questo blog e capirete come ho sempre buttato via del tempo correndo dietro alla mia mente e agli altri. Ne ho buttato di tempo, eh, veramente tanto. E sinceramente, me ne frego del ricevere: non mi è mai importato nulla, ci son abituato. Non è autocommiserazione, è menefreghismo (qui ci starebbe bene una faccina di quelle che si usano, che io uso di solito, ma non sento questo scritto così mio da imbrattarlo con dei simboli senza significato). E’ menefreghismo misto alla paura di importarsene. E sinceramente, basta.  Veramente, davvero, eh. Basta. Son leggermente stanco, stanco, stanco. E così, e colà, e colì. E andiam avanti così, e ce la facciamo, e siam grandi, e siam quello e questo.

Tutte cazzate. Tutte cazzate già conosciute, eh. Ma son stufo di dimenticarmi di me stesso, per pensare agli altri. Averlo fatto per anni mi ha portato a quello che sono adesso, mi ha portato a navigare in un mare di merda. E non parlo del mare di questa costa. Parlo del mio mare, del mare della mia vita.

Sick

luglio 6th, 2010 § 2

Sto male.

Fronde al vento

maggio 2nd, 2010 § 0

Non c’è nulla di meglio che pensare al domani guardando a quello che è successo ieri.

Oggi è una bellissima giornata, veramente bellissima. Sono sulla mia scrivania e la luce di questo sole mi inonda la stanza dall’unica finestra che apre la mia visione sul mondo che sta lì fuori. E’ un mondo bellissimo, oggi. Potrebbe esser ancor più bello, come al solito, ma non sarà mai tale, poiché potrebbe esser peggiore, e non sarà mai tale, neanche in questo caso. Fuori dalla mia finestra mi si proiettano le immagini di un mondo in continua evoluzione, di una terra frantumata dalla pigrizia dell’uomo, dalla normalità della normalità umana.

Potrei prender una montagna, scoperchiarla del suo verde e guardar cosa c’è dentro, osservar le radici di Dio e rimescolare atomo su atomo, particella su particella, per creare un mondo che non è più un mondo, un mondo che contiene tutti i mondi possibili e inimmaginabili; e’ il mondo di Dio, è il mondo che contiene ogni dio.

Pensate se potessimo passar la mano sulla terra, accarezzarla dolcemente e ad ogni tocco decider se quella porzione di vita deve continuare a vivere, o morire. Un superuomo, l’uomo di Dio, l’uomo che è Dio. Immaginazione sovrana sull’emisfero della nostra fantasia, lì regno e ancor di più continuo a sognare, bruciando gli occhi del destino con la mia luce fatta di ombre.

Come se questa fosse la vita che ognuno di noi desidera, come una musicale fuga che ci trascina via dalla meta e ci porta nell’antro del del bianconiglio, come un tocco divino che strappa la vita dai corpi sopravvissuti ad una catastrofe, come la cieca fortuna impalata sulla lancia della sorella sfortuna.

La nostra è una visione macabra e ricorsiva del mondo, il peggio del peggio deriva dal peggio, nasce dal peggio, crea il male, che è male per definizione, che piange nell’incontro con il bene, che si ferma nell’evoluzione del mondo.

Siamo cellule formate da cellule, senza nessuna cognizione di noi stessi. Siamo quello che siamo, perché abbiam accettato di esserlo.

Autocontrollo

marzo 23rd, 2010 § 2

“Che stai facendo?”

“Niente, perché?”

“Bene, allora smettila di far niente.”

E siamo a ventuno!

marzo 20th, 2010 § 5

Oh, sto diventando vecchio eh!

Ventuno anni fa nacqui io! Cioè, alle 19.30, ma questo è un dettaglio che non conta.

Dove sono?

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