E dato che dovrei esser un web developer & designer, mi so finalmente fatto il mio sito: FrancescoCauteruccio.info (naturalmente il link è qui semplicemente per articolarmi nelle posizioni devi vari motori di ricerca, eh).
Dovrei esser un freelancer!
maggio 30th, 2011 § 2
Sull’originalità dello sperare
maggio 19th, 2011 § 4
Credo che la speranza in questo mondo sia poco originale.
Credo che la speranza, in questo mondo, sia troppo poco originale per esser anche solo valutata come alternativa alla solita miscredenza generale nei sentimenti e nell’empatia umana. Sia ben chiaro, non sto puntando il dito su nessuno e soprattutto io non sono nessuno per consigliare cosa provare e cosa non; eppure, sulla speranza ci si affida ben poco, se non per nulla.
Lo sapete benissimo, mi conoscete, conoscete la mia vita, forse meglio di chi mi vede ogni giorno, forse meglio di chi pensa che guardarmi negli occhi sia sufficente per sapere cosa provo e non provo.
Sapete benissimo che io non considero la speranza come tale, per me non esiste: l’unica speranza che approvo è quella che si identifica nello sperare che la speranza esista, da qualche parte. E voi, semplicemente, mi direte che la mia è già speranza nel termine stretto. Io, più facilmente, vi dirò che la mia non è speranza ma voglia di sperare, voglia che ci sia qualcosa in cui sperare, voglia di trovare disperatamente qualcosa in cui sperare. Forse è paura, ecco.
Siamo esseri umani. Sono un essere umano. Abbiamo bisogno di aggrapparci a qualcosa per sopravvivere. Abbiamo bisogno di credere che ci sia qualcosa di più grande al di sopra, qualcosa che ci permetta di dare una spiegazione a tutto ciò. Abbiamo bisogno di dare la colpa al fato o al destino perché siam troppo preoccupati a protegger noi stessi, perché non è possibile che l’artefice del nostro destino e delle nostre catastrofi sia semplicemente il nostro “io”.
La nostra assoluta fede nei percorsi mentali apre le porte ad una concezione riduzionistica del mondo che porta direttamente a sviare il tutto su un piano astrale diverso dal nostro, su un livello di astrazione così superiore che abbiam bisogno di credere che sia veramente tale, per poter esseri appagati.
Io non so se tutto questo sia giusto, non so se i miei intricati pattern cerebrali possano un giorno portarmi ad una conclusione che soddisfi appieno i miei sensi o che mi faccia comprendere l’essenza di probabili mere illusioni. Io non so se tutto questo sia giusto ma adesso non ho il tempo per scoprirlo: devo trascorrere le mie ultime infinite ore a capire se ne vale davvero la pena.
Soli tra i sentimenti
maggio 12th, 2011 § 2
In questa solitaria notte torno a scrivere su Hope.
Dopo tanti giorni, dopo tanti mesi, dopo tanti eventi, dopo tanti tempi passati, le mie dita si fermono un po’ su questa tastiera ad accarezzare questi tasti ormai consumati dal tempo, dall’usura, dal lavoro. Dopo tante speranze vissute, dopo tante speranze raggiunte, dopo tante speranze viste fuggire, mi fermo per un attimo di questo tempo e chiudo la mente in quel piccolo spazio che è solo mio, in quel piccolo spazio che non è raggiungibile da nessuno e che prende forma soltanto tra queste parole perdute tra sentimenti ed emozioni.
Il problema di questi giorni è che non c’è nessuno problema e c’è qualunque tipo di problema a porsi tra il passo precedente e il passo successivo. E’ come essere in bilico tra il giorno e la notte, il mare e la terra, il bene e il male, la gioia e il dolore: è come essere in bilico su qualcosa che non esiste, è come essere in bilico tra due fazioni, è come essere in bilico tra l’essere in bilico e non esserlo.
Come al solito mi rifugio tra le note, conscio di esser ben accolto tra esse, di non crear problemi, di non crearmi problemi. Mi fermo lì ad osservare cosa mi sta attorno, ad osservare la mia vita precedente con occhi diversi, a mediare tra gli eventi per raggiungere la mia vita futura con gli stessi occhi di sempre, gli stessi occhi colmi di speranza che mi han accompagnato da quando son nato.
Nel cielo, quest’oggi, si osservavan bianche nuvole, apocopate dallo scintillio del sole, turbate da nere sorelle. Come la luce vien turbata dall’oscurità io vengo turbato da me stesso, carne della mia stessa carne, sangue del mio stesso sangue, anima della mia stessa anima.
Una medaglia senza nessuna faccia, spettatori impossibilitati a distinguerle, come io lo sono a riconoscermi.
