Non riesco a prender sonno.
No, non è la prima strofa di una canzone che sto ascoltando ripetutamente da almeno quattro giorni a questa parte; più che altro non riesco a prender sonno perché, come qualche anno fa, la mia mente ha deciso, di punto in bianco, di smetter di “far finta di non pensar a nulla” e pensare realmente a qualcosa, anche se in modo relativo, sommario.
Il problema qual è? Beh, che la mia mente se ne vada per cavoli suoi è normale, il problema è che io, dopo, dove resto? Dove mi fermo? E poi, che faccio? Che faccio quando la mia mente corre avanti e non mi lascia tirarla dietro?
Ecco, quello è il problema. E il problema più grande, di quel problema, è che quando son senza la mia mente, mi ritrovo a pensare con un’altra mente, quella vera, quella che si nasconde sotto la mente razionale, che si attorciglia sotto le coperte a far finta di sonnecchiare, mentre la sorellona prende le decisioni più importanti.
Rileggetevi questo blog e capirete come ho sempre buttato via del tempo correndo dietro alla mia mente e agli altri. Ne ho buttato di tempo, eh, veramente tanto. E sinceramente, me ne frego del ricevere: non mi è mai importato nulla, ci son abituato. Non è autocommiserazione, è menefreghismo (qui ci starebbe bene una faccina di quelle che si usano, che io uso di solito, ma non sento questo scritto così mio da imbrattarlo con dei simboli senza significato). E’ menefreghismo misto alla paura di importarsene. E sinceramente, basta. Veramente, davvero, eh. Basta. Son leggermente stanco, stanco, stanco. E così, e colà, e colì. E andiam avanti così, e ce la facciamo, e siam grandi, e siam quello e questo.
Tutte cazzate. Tutte cazzate già conosciute, eh. Ma son stufo di dimenticarmi di me stesso, per pensare agli altri. Averlo fatto per anni mi ha portato a quello che sono adesso, mi ha portato a navigare in un mare di merda. E non parlo del mare di questa costa. Parlo del mio mare, del mare della mia vita.
E il mio maestro mi insegnò quanto fosse difficile trovare l’alba dietro l’imbrunire.