Non c’è nulla di meglio che pensare al domani guardando a quello che è successo ieri.
Oggi è una bellissima giornata, veramente bellissima. Sono sulla mia scrivania e la luce di questo sole mi inonda la stanza dall’unica finestra che apre la mia visione sul mondo che sta lì fuori. E’ un mondo bellissimo, oggi. Potrebbe esser ancor più bello, come al solito, ma non sarà mai tale, poiché potrebbe esser peggiore, e non sarà mai tale, neanche in questo caso. Fuori dalla mia finestra mi si proiettano le immagini di un mondo in continua evoluzione, di una terra frantumata dalla pigrizia dell’uomo, dalla normalità della normalità umana.
Potrei prender una montagna, scoperchiarla del suo verde e guardar cosa c’è dentro, osservar le radici di Dio e rimescolare atomo su atomo, particella su particella, per creare un mondo che non è più un mondo, un mondo che contiene tutti i mondi possibili e inimmaginabili; e’ il mondo di Dio, è il mondo che contiene ogni dio.
Pensate se potessimo passar la mano sulla terra, accarezzarla dolcemente e ad ogni tocco decider se quella porzione di vita deve continuare a vivere, o morire. Un superuomo, l’uomo di Dio, l’uomo che è Dio. Immaginazione sovrana sull’emisfero della nostra fantasia, lì regno e ancor di più continuo a sognare, bruciando gli occhi del destino con la mia luce fatta di ombre.
Come se questa fosse la vita che ognuno di noi desidera, come una musicale fuga che ci trascina via dalla meta e ci porta nell’antro del del bianconiglio, come un tocco divino che strappa la vita dai corpi sopravvissuti ad una catastrofe, come la cieca fortuna impalata sulla lancia della sorella sfortuna.
La nostra è una visione macabra e ricorsiva del mondo, il peggio del peggio deriva dal peggio, nasce dal peggio, crea il male, che è male per definizione, che piange nell’incontro con il bene, che si ferma nell’evoluzione del mondo.
Siamo cellule formate da cellule, senza nessuna cognizione di noi stessi. Siamo quello che siamo, perché abbiam accettato di esserlo.