Il bello è che la diffondono anche testate di cui non faccio nome (chissà, dato che sono meridionale mi fanno causa).
Per leggerla e ridere di gusto, basta che andiate qui. Attenzione a non cader dalla sedia dalle troppe risate, però.
Ecco la teoria: il sud Italia è meno sviluppato del nord perché i meridionali sono meno intelligenti dei settentrionali. Anzi, mentre nel nord Italia il quoziente intellettivo è pari a quello di altri Paesi dell’Europa centrale e settentrionale, più si va verso sud più il coefficiente si abbassa.
Quanto mi diverto!
E’ da tanto che non scrivo.
Mi farò cullare dalla musica, per un po’, e con queste due righe voglio arrivar dove non sono mai arrivato. Voglio cercare di raggiunger il cielo, piangere un po’ e far piovere su questo mondo arido e senza cuore. No, non ho nulla contro il mondo, ho tutto contro il destino. Un destino beffardo, ammaliante e provocante, falso e arrogante, il mio. Di questi tempi non ho nessuna sicurezza, se non quella di non aver nessuna sicurezza. Non so neanche cosa pensare, sinceramente. Mi faccio guidare da queste note che zampillano qua e la in giro per le pozzanghere di questa pioggia di sentimenti che da mesi sconvolge la Calabria, l’Italia, il mio piccolo mondo. Mi farò guidare, qui, questa sera, in un mondo che non mi appartiene e che mai mi apparterrà, ma nel quale siam tutti felici di abitare, nel quale son tutti felici che io ci abiti; quando capirete che non è il mio mondo, eh? Quando lo capirete?
Le dita mi fan maluccio, troppo freddo in questi giorni, eppure scrivo, ancora qui, ancora con lo stesso malumore, o buonumore, dipende da che parte lo vediate: potete vederlo dalla parte felice, dalla parte ansiosa, dalla parte simpatica e sorridente, dalla parte che vi porge la mano e vi porta con se, tanto, si sa, siam tutti più felici se stiam insieme e bla bla bla, con tutti i rimasugli di zucchero che volete aggiunger; potete vederlo, invece, dalla parte triste, dalla parte senza coscienza, dalla parte senza empatia, e ben sapete che di empatia io ne ho avuta un sacco, eh.
“Ne ho avuta”. Sì, ne avevo. Ora la sto perdendo, pian piano. La perdo, perché non riesco più a sentire me stesso. Non riesco a sentire i miei pensieri, non riesco a sentire le mie emozioni; non è molto diverso da prima, eh, solo che alla fine quando provavo un’emozione, sapevo di averla provata. Ora, non sento un cazzo, un beneamato cazzo. Ho bisogno di sfogarmi, ho bisogno di poter mostrare una faccia non conosciuta, senza vedervi negli occhi una pietà immensa, una sensazione di misericordia che non voglio, che non mi appartiene, che non mi interessa. Non voglio più vivere nelle favole, queste non sono favole, sono fantasie deviate, percorsi che non portano da nessuna parte, sogni irrealizzabili, tempi sprecati ad inseguire chimere a destra e a manca.
Voglio semplicemente abbandonarmi, in questo frangente e in tutti i prossimi frangenti, voglio vivere una vita che mi dia qualcosa, voglio una frazione di questo mondo tutta per me, che posso toccare, che posso sognare, che posso portar a spasso, come un cagnolino che è semplicemente felice di vederti e stare insieme a te; e pensare che io non ho neanche un cane.
Voglio, voglio, voglio. Volere significa sperare, sperare significa volere; ma per favore, non rompetemi le palle. Sì, ve l’ho detto io, l’ho detto ad ogni singola persona che ho incontrato, perché c’ho sempre creduto, c’ho creduto tanto, veramente tanto. E al diavolo, non ci credo più. Ho perduto la mia empatia, non vi sento, non vi ascolto, non vi capisco.
Questo è solo un mezzo, questa è sola indifferenza, questo è solo un passaggio, un deja-vù di un mondo di transito, è uno stallo, è quel maledetto giocoliere e il suo monociclo che non fanno altro che saltellare nel mezzo della corda, senza andar avanti, senza andar indietro.
Non sono io, non voglio essere tutto questo, non voglio appartenere alla metà, non voglio esser fermo sulla soglia, senza poter uscire, senza poter entrare. Non voglio, non voglio. Dovrei sperare, come vi ho sempre detto, ma non ci riesco. Ho perso anche la speranza e lentamente perderò qualunque cosa.