Perché parliamo?

settembre 20th, 2009 § 3

Oggi leggo un articolo passatomi da Fede  su La Repubblica:

Non si stupisce della débâcle nei test di valutazione Nicoletta Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca. “Da tempo diciamo che la formazione per l’italiano è carente – sottolinea -. Oggi la lingua ha una sua complessità. La si usa per sms, chat, blog, ma anche per tesi, relazioni, saggi, oltre che per parlare. Bisogna attrezzare i ragazzi a una mobilità in spazi linguistici diversi senza demonizzarne nessuno”.

Ok, prima di cascare in qualche rimasuglio di discorso non ben capito, analizziamo questa piccola parte (e no, non c’entra il restante, analizzo solo questo punto poiché mi fa schifo). Il pezzo soprastante dice, in parole brevi, che la sconfitta delle matricole ai test di ammissione universitari di quest’anno è stata pressoché eclatante. Il punto cruciale è dato dal fatto che i ragazzi usano la lingua italiana in diversi campi, in diverse situazioni.

Ma il centro del discorso, qual è? Cerchiamo di capirlo, va.

Io uso la lingua italiana in ogni contesto: sms, chat, email, giochi, relazioni, post. Qualunque cosa abbia a che fare con il parlare e con lo scrivere (c’è qualcosa che non implica queste due cose? fare sesso, forse, ma anche lì le paroline dolci al partner son d’obbligo, tra una scopata e l’altra) necessità della lingua italiana; usandola in ogni contesto, la miglioro, alleno il mio scrivere e il mio parlare e sopratutto faccio la conoscenza della musicalità delle parole.

Ricordo che al tempo delle superiori il mio italiano era già mediocre: non avendo seguito studi classici non potevo valutare la mia conoscenza ma, scrivendo e riscrivendo in varie parti, ho iniziato a concepire come e in che modo contestualizzare la lingua italiana serva ad elevare la propria persona. Sì, “elevare”. Perché, ragazzi, parliamoci chiaro: se non sappiamo parlare, non avremo considerazione (e questo credo che lo sappia anche il mio gatto che mi sta guardando scrivere, ora).

Il problema moderno è da definire e centrare nel panorama scolastico italiano. Da piccolo studente posso dire di non aver trovato mai, e sottolineo il mai, un docente che abbia saputo spiegare, in parole povere, quanto la lingua italiana serva; se ora le matricole sbagliano e fanno pena, non è colpa loro (lo è, ma siamo troppo codardi e bugiardi per dirlo) ma dell’istituzione, la quale circoscrive l’uso di una corretta lingua italiana soltanto nell’ambito scolastico, lasciando le speranze di un povero ragazzino desideroso di saper parlare meglio di un dio alla propria capacità autodidattica.

“Tanto, basta che prendi il diploma”.
E questa cazzata si portò avanti per decenni…

Sì, ho scritto un post quasi italiano. Solo perché non so scrivere, non significa che io non abbia idea di come scrivere. Amen.

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§ 3 Responses to “Perché parliamo?”

  • memo scrive:

    Il problema stà nel fatto che la lettura, sia come strumento di intrattenimento e sia come strumento educativo, non viene più considerata. Si pensa ad insegnare con il computer perchè siamo ormai nel III millennio, si pensa ad usare lavagne elettroniche ed interattive perchè i metodi scolastici vanno rinnovati. L’unico modo per imparare la lingua è la lettura di essa, così come l’unico metodo per conoscere una persona è il dialogo ed il contatto fisico (in senso lato) con la persona stessa. Fino a quando le matricole (generalizzazione per dire tutti (noi) studenti) non leggeranno Pirandello, Dante, Calvino …. Non impareranno mai la lingua ….

  • Francesco scrive:

    Ebbravo memo, discorso preso nel centro.

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Cos'e' tutto questo?

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