settembre 27th, 2009 §
Qualcuno aveva ragione.
Le sue parole mi risuonano in mente ogni volta che questi eventi si susseguono e mi colpiscono di volta in volta. “Parli di un mondo che non conosci”.
Le parole di uno stupido come me possono solo essere ascoltate da qualche altro stupido, ma non da persone vere. Infatti, io della realtà non so un beneamato cazzo.
Diciamo la verità, tutta la verità, il valore aggiunto della mia utilità è praticamente pari a zero. E sì: empatia, amore, voler bene, ascoltare. Tutte cazzate, innumerevoli ed enormi cazzate. Cazzate perché non esistono, non si vedono, e se ci sono giocano a nascondino.
Ricordate Hope? Il blog, sì. Il blog nei suoi primi anni di vita. Il sarcasmo che viveva in queste pagine dava vita a sfoghi, emozioni, iralità, leggerezza. Sì, proprio la leggerezza. Quella che cerco tanto, mista alla serenità. Quella che voglio tanto, ma che non trovo. E cammino, cammino e cammino. Mi fermo, mi volto e che trovo? Trovo la leggerezza, lì, ferma: l’ho mancata semplicemente perché la cercavo troppo. L’ho mancata perché ero, sono e sarò troppo pesante per poterla portare con me. Il peso infinitesimale della leggerezza non avrà mai posto in me; per quanto la desideri, non ci sarà mai.
E qui ora i discorsi sono due: accettare o non accettare tutto questo?
Potrei dire di non accettare: sbolognare parole sulla speranza, su quello, su questo, sul fatto che siamo forti, che siamo grandi, che non dobbiamo farci abbattere dal destino etc etc. Potrei scrivere un trattato filoscientifico sul fatto che la speranza riempe i cuori delle persone, che fa girare il mondo. Potrei perfino portar in ballo l’amore e le passioni, farci un giro di pista e colloquiare con i soliti ignoti a bordo sala su come sia bello e eccitante tutto questo, come ti riempia di gioia e di calore.
Potrei dire di non accettare, sì. Però penso a come potrei dire che voglio accettare. E lì mi fermo, osservo, valuto la situazione è capisco: si è già accettato tutto.
Nella mia vita ho visto molte cose, moltissime. Sono ancora un bambino di 20 anni, eh, ma ho visto tante cose, ho vissuto tante persone, ho scavato in mezzo ai ricordi e ai pensieri più remoti. Ho vissuto tante cose, ma non ho mai vissuto la cosa più incredibile che c’era da vivere, cioè il nulla.
Mi sono fermato a riempire la mia vita di qualcosa, per cosa poi? Perché amavo qualcuno? Perché volevo bene? Perché avevo bisogno di qualcuno o di qualcosa? Mi sono fermato a riempire la vita degli altri di qualcosa, semplicemente perché aspettavo che qualcun altro riempisse la mia.
Non ho mai vissuto delle persone vere. Tutte insulse fotocopie di tutto quello che non avrei mai voluto, nella mia vita: falsità. Persone che non mi chiedevano come stavo, persone che avevano paura di farmi una critica solo perché la stupidità porta a pensare che io scappi via, persone che pur di esser volute bene transigevano su tutto. E io, stupido bambino del cazzo, per quella fottuta paura di restar in disparte non mi sono mai accollato la verità di capire quale fossero i miei difetti e di correggerli.
Ma sì, baffanculo. Un sonoro baffanculo. Un sonoro baffanculo perché quello che voglio, io, voglio meritarmelo. E ora voglio quello che voglio. Dovessi sconfiggere demoni, dovessi cambiare il corso delle stelle, dovessi cambiare, sì, CAMBIARE. Dovessi fare quello di cui ho paura, dovessi comportarmi da sciocco irresponsabile, dovessi sbattere la testa al muro.
Voglio meritarmi quello che ho e voglio prender le mie stelle, una ad una, e posizionarle come voglio. Voglio meritarmelo, avendolo o meno. Voglio meritarmelo, anche se dovessi sparire.
Sparirei con il sorriso sulle labbra, perché ho veramente avuto un importante corso della storia. Nella mia storia, nela sua storia, nella nostra storia.
Andrò contro chiunque. Chiunque.
settembre 23rd, 2009 §
Un elementare senso di vuoto.
Ora si muore, invece di vivere.
settembre 21st, 2009 §
E ora prendimi, squarciami il petto e portami via il cuore.
Che schifo di tempo, oggi. La pioggia incombe su queste campagne e le strade sembran trappole per i topi. Non vedo l’ora di poter andar via, di uscire qualche giorno, di andare all’università e non rimettere piede qui e lì, soliti posti, soliti facce, solite disgrazie.
Che schifo di tempo, oggi. Mi sento come se dietro quella nuvola ci fosse una stella pronta a rincorrermi, toccarmi, sbattermi per terra e strapparmi il cuore dalla gola, pronta a dilaniarmi e a straziare la mia anima come carta straccia. Non mi stupisco più di nulla e proprio questa mancanza di stupore mi porta a raccattar vecchi fogli, tagliarli e conservare solo le parole più importanti in essi presenti.
Dai, diamoci un taglio e alziamo gli occhi al cielo: aspettiamo la distruzione senza aver paura, perché la paura non esiste, perché nella paura ci viviamo e non la vediamo.
settembre 20th, 2009 §
Se un giorno avessi un figlio, vorrei che imparasse il pianoforte.
Il pianoforte è quello strumento che ha tasti neri e tasti bianchi. E’ come la vita: ci son cose nere, e cose bianche. Le cose nere non finiscono mai e il bianco è sempre li a far da contorno, ma alla fine, in quale colore viviamo di più?
Il nero, come la morte. Il nero è il colore dell’oblio, della dimenticanza, della paura, della delusione, dello sconforto.
Il bianco, come la luce. Il bianco è il colore della serenità, della tranquillità, della fantasia, della leggerezza.
Il misto diviene carne e noi lo viviamo perennemente, ogni giorno della nostra vita.
Eppure, molte volte mi vien da pensare a tutti questi colori e alla loro base nella loro vita. Da una parte il bianco, da una parte in nero, in mezzo l’assoluta trasparenza e concretezza delle sfumature.
E ora ditemi, quale colore dovremmo vivere, per vivere?
settembre 20th, 2009 §
Oggi leggo un articolo passatomi da Fede su La Repubblica:
Non si stupisce della débâcle nei test di valutazione Nicoletta Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca. “Da tempo diciamo che la formazione per l’italiano è carente – sottolinea -. Oggi la lingua ha una sua complessità. La si usa per sms, chat, blog, ma anche per tesi, relazioni, saggi, oltre che per parlare. Bisogna attrezzare i ragazzi a una mobilità in spazi linguistici diversi senza demonizzarne nessuno”.
Ok, prima di cascare in qualche rimasuglio di discorso non ben capito, analizziamo questa piccola parte (e no, non c’entra il restante, analizzo solo questo punto poiché mi fa schifo). Il pezzo soprastante dice, in parole brevi, che la sconfitta delle matricole ai test di ammissione universitari di quest’anno è stata pressoché eclatante. Il punto cruciale è dato dal fatto che i ragazzi usano la lingua italiana in diversi campi, in diverse situazioni.
Ma il centro del discorso, qual è? Cerchiamo di capirlo, va.
Io uso la lingua italiana in ogni contesto: sms, chat, email, giochi, relazioni, post. Qualunque cosa abbia a che fare con il parlare e con lo scrivere (c’è qualcosa che non implica queste due cose? fare sesso, forse, ma anche lì le paroline dolci al partner son d’obbligo, tra una scopata e l’altra) necessità della lingua italiana; usandola in ogni contesto, la miglioro, alleno il mio scrivere e il mio parlare e sopratutto faccio la conoscenza della musicalità delle parole.
Ricordo che al tempo delle superiori il mio italiano era già mediocre: non avendo seguito studi classici non potevo valutare la mia conoscenza ma, scrivendo e riscrivendo in varie parti, ho iniziato a concepire come e in che modo contestualizzare la lingua italiana serva ad elevare la propria persona. Sì, “elevare”. Perché, ragazzi, parliamoci chiaro: se non sappiamo parlare, non avremo considerazione (e questo credo che lo sappia anche il mio gatto che mi sta guardando scrivere, ora).
Il problema moderno è da definire e centrare nel panorama scolastico italiano. Da piccolo studente posso dire di non aver trovato mai, e sottolineo il mai, un docente che abbia saputo spiegare, in parole povere, quanto la lingua italiana serva; se ora le matricole sbagliano e fanno pena, non è colpa loro (lo è, ma siamo troppo codardi e bugiardi per dirlo) ma dell’istituzione, la quale circoscrive l’uso di una corretta lingua italiana soltanto nell’ambito scolastico, lasciando le speranze di un povero ragazzino desideroso di saper parlare meglio di un dio alla propria capacità autodidattica.
“Tanto, basta che prendi il diploma”.
E questa cazzata si portò avanti per decenni…
Sì, ho scritto un post quasi italiano. Solo perché non so scrivere, non significa che io non abbia idea di come scrivere. Amen.
settembre 16th, 2009 §
Non si tratta di vincere o di perdere, no.
Si tratta di volare nell’aria, stasera, e crederci.
settembre 15th, 2009 §
settembre 13th, 2009 §
Oggi pianto un albero.
E faccio una promessa a me stesso: non succederà mai più.
settembre 8th, 2009 §
A volte credo che questo blog sia la maledizione di tutte le mie maledizioni.
In ogni caso, il vostro eroe chiude i battenti per un po’, semplicemente per sedersi a tavolino con la propria mente e discutere su alcune cose.
Tornerò molto presto, non abbandonatemi.
settembre 8th, 2009 §

La speranza oggi è stata immortalata a Roma da Federica
settembre 7th, 2009 §

La speranza oggi è stata immortalata a San Marco Argentano (CS) – pc personale da memo
settembre 3rd, 2009 §

La speranza oggi è stata immortalata a Locri (RC) – pc personale da Leviathan