We have to believe in the stars

agosto 4th, 2009 § 2

Uscire di sera con questo tempo è semplicemente straordinario.

Cammini per strada, con compagni al fianco, alzi lo sguardo e ti fermi un attimo; decine e decine di persone ti passano accanto e te guardi su, ammaliato da un pugno di stelle sparse a distanza elevatissima, che ti sembran creare un percorso verso l’infinito, verso il passato, verso qualcosa che potrebbe cambiarti la vita.

Con questo tempo guardi lassù e vedi solo alcune nuvole illuminate candidamente dal chiarore della luna; ti giri, scruti ancora il cielo e tra il blu della notte e il nero del mondo trovi sempre una stella, lassù, che non smette mai di brillare. Ti segue quando vai in giro, ti segue quando sei fermo, ti segue quando dormi, ti segue quando ti svegli e anche se non la vedi, è sempre li, a brillare e a brillare.

Possono esserci miliardi di nuvole nere ma le stelle brillano e non finiranno mai di brillare.

Day Seven: Hope – Ayreon

agosto 2nd, 2009 § 1

Qualunque cosa

agosto 2nd, 2009 § 0

Il sole è alto nel cielo e le nuvole son sempre li a fargli da contorno.

Oh, bello tutto questo. Un sole così cocente, passionale, eccitante. Un’estate da non dimenticare e un’estate da scordare e continuare a portar avanti fino alla morte. Sono le 15.14 e come al solito mi metto a scrivere un nuovo post-it e lo lascio sul solito mucchio, mentre aspetto che una folata di vento prenda e se lo porta.

Dalla mia finestra si intravede un monte in lontananza e in primo piano un albero di mandarino mi porge le sue foglie verdastre e lucenti. C’è una gentile brezza che sembra tessere l’aria come fosse una seta pregiata; un raggio di luce si fa spazio tra le imposte e mi colpisce gli occhi e mi impedisce di scrivere qui, ora, come sempre.
C’è un ostacolo e non riesco a superarlo. Miliardi di pensieri si aggrovigliano a me e sembran quasi intenzionati a non lasciarmi mai. Si combatte, come sempre.

Si va avanti nella luce e nell’oscurità, ci si alza la mattina e si prega per andar a dormire la sera; magari non si prega, ma si ha l’intenzione di farlo verso il destino. C’è una flebile speranza li, nascosta tra la natura; una speranza che flebilmente sparirà, anch’essa, verso l’oblio del cinismo, della cattiveria, della delusione.

Eppure scavo e riscavo, mi faccio spazio fra il fogliame e l’unica cosa che cerco è una pianta, un animale, qualcosa che mi faccia dimenticare tutto e mi faccia rilassare. Magari un tartufo, magari un procione, magari una rosa, magari un orso.

Qualcosa. Qualunque cosa.

Dove sono?

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