Sognatori radicali

agosto 30th, 2009 § 0

Un giorno sentii il Sole e la vita mi si aprì.

Furono attimi terribili, spaventosi, assurdi, incomprensibili. Ma la mia vita si aprì e la notte divenne giorno e il Sole apparse in cielo. Bello, stupendo, straordinariamente brillante in quella veste. Quell’azzuro cielo che ricopre il mondo, quel tetto che fa da fermo a tutti i nostri pensieri, le nostre paure, le nostre superstizioni che non possono varcarlo e si fermano lì, sognando l’universo.

Il Sole prese a danzare, il Sole prese a muoversi, il Sole prese a dar vita agli esseri umani e non, alle cose, alla terra stessa, a me. Quelle nuvole che andavano e venivano, quella paura di volare, quella paura di non saper volare, quella paura di iniziar a correre e non fermarsi mai, iniziare a correre e fermarsi dopo troppo poco tempo.

Quella musica faceva da tramite. Quella musica era il regno, loro erano i sudditi, quelle parole erano il re e la regina. Corde pizzicate nell’atrio del cosmo, al cospetto degli astri, al cospetto della creazione. Musica di incandescente potenza e soffice dolcezza si diffuse e così, a poco a poco, della terra fece la sua patria, del mondo fece la sua terra.

La musica del cosmo, la musica delle stelle, la musica di un giorno e di milioni di giorni, la musica di un ricordo e di tanti ricordi, la musica del volere e della speranza, la musica del sogno e della realtà. La musica, solo lei, completezza astrale di infiniti pezzi di un multiverso che non sparirà mai. Mai.

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