Non fa altro che piovere, in questi giorni.
Io che incasello numeri a destra e a manca vedo l’inesorabile cadere delle gocce sulla finestra.
Io che scrivo e riscrivo, di baggianate, di calcoli, di problemi su problemi che non accennano a finire, che non accennano a risolversi.
Però. Questa pioggia mi è sempre piaciuta. Come scrissi tempo fa, la pioggia aiuta a concentrarsi, aiuta a riflettere. La pioggia aiuta a render vivo il collettivo della mente, quando non è occupata da uscite, giochi e quant’altro. Tutta questa pioggia fa vedere il mondo in modo diverso: ti senti una scia di luce e in quanto tale, fai slalom tra le gocce che cadono e che vogliono ucciderti. Sembra che cada il cielo, tra un po’. Sembra che cada il cielo, si, ma non cade e non cadrà mai; lo sai bene, in fondo, che il cielo non appartiene alla terra, non appartiene a noi.
In questi giorni non voglio altro che farmi respirare e respirare a mia volta. Il bello è che non lo vorresti, perché credi sia meglio starsene li, in disparte, a respirare da solo, senza farsi notare ma…
Alla fine ti svegli e comprendi che non è possibile: il tuo respiro, da solo, è troppo freddo, per colmare il calore di due respiri. E come ogni volta, ti ributti nella mischia, sperando di non uscirne più.
Mah..