La stessa luna

febbraio 20th, 2009 § 8

Non credo ci sia bisogno di leggere qualcosa che non è stata scritta per qualcuno; non credo ci sia bisogno di leggere qualcosa di un ignioto cretino che scrive nel buio pregando che la sua candela non si spenga mai.

A volte penso che scrivere non mi porti a nulla. A volte penso che una sinfonia sia qualcosa di veramente esagerato per le orecchie di qualcuno; a volte, penso che pensare qualcosa sia estremamente pericoloso, fuorviante e veramente esoso in termini di risorse.

E a volte, come adesso, inizio a scrivere senza pensare a cosa scrivere. Ah no, non parlatemi di sintassi, semantica, grammatica. VI dico la verità, non so quello che sto scrivendo: scrivo mentre osservo dalla finestra il mondo che gira, scrivo mentre osservo dalla finestra le stelle che si muovono, scrivo mentre vendo quella cometa allontanarsi dalla mia vista.

Scrivo, adesso, pensando a quale viaggio io possa fare in futuro; scrivo con il senno che non ci sarà e non c’è un senno del poi. Scrivo pensando a cosa dovrò fare domani, scrivo pensando a cosa avrei dovuto fare ieri. Scrivo pensando a quello che ho fatto, e non ho fatto oggi.

Dovrei scrivere di felicità, per trasmettere felicità. Dovrei scrivere di felicità, per trasmettere dolore. Ma non sono più in grado di farlo, perché mi arrendo al primo dolore e alla prima felicità.

Guardatevi, guardatevi intorno mentre scrivo. L’aria non respira, l’aria resta intrappolata dentro quelle fosche mura e da dietro gli alberi figure si sentono ridere di quello che è stato, di quello che è, di quello che sarà.

E’ sempre la mancaza di qualcosa, di qualcuno, che mi fa scrivere di boiate che poi boiate non sono o almeno tali non vengono interpretate. Non vedo più la luna fuori, credo si sia nascosta agli occhi indiscreti di noi stupidi e sciocchi umani. Eppure, la luna mi serviva. La luna volevo vederla li, ancora li, come sempre.

Volevo vederla perché era l’unica cosa che mi dava la sicurezza che non solo i miei occhi erano li a fissarla; le stelle sono morte, oramai, per poterle ammirare.

Just think something. Something like a cloud, something like a sun, something like a moon shining in your hea. Now open up your eyes and help me to see the moon, same moon who can you see.

Tagged: , ,

§ 8 Responses to “La stessa luna”

  • Valentina scrive:

    Alle volte è anche piacevole scrivere per sè stessi, scrivere giusto per scrivere, come in un’ode alla poesie medesima. A volte si può scrivere qualcosa per qualcosa e non necessariamente per qualcuno. A volte qualcuno può essere fonte di ispirazione per qualcosa, ma non necessariamente quel qualcosa è indirizzato a quel qualcuno.
    “Un ignoto cretino che scrive nel buio, pregando che la sua candela non si spenga.” è comunque qualcuno che, nonostante l’oscurità che avviluppa la sua realtà quotidiana, si ostina ancora a scrivere, si ostina ancora a vivere, si ostina ancora a… sperare.
    La tua tanto decantata speranza…

    Non credi che un tema univoco come la mancanza finisca per renderti sterile?
    Non temi la noia, la monotonia, la stasi…?
    E la luna…
    Potresti anche essere l’unico che si ostina ancora a osservarla?
    Se credi che ci sia e che se ne resti nascosta ai TUOI occhi di stupido umano (gli umani non sono stupidi, la maggioranza è omologata, deformata, paga di quello che è ma non di quello che ha), allora qual è il problema?
    Anche il sole si rende invisibili al nostro punto di vista durante le ore notturne, ma comunque non smette di esserci.
    E’ come avere la pretesa assurda e malsana che una persona ci resti sempre accanto.
    Ogni donna, ogni uomo, ogni creatura, ogni essenza dell’universo ha una sua propria volontà e una sua propriaindipendenza (una volontà e un’indipendenza limitate o, meglio, condizionate, solo e soltanto dalle altrui volonta e indipendenza). Se la luna ha smesso di manifestarti a te… Un motivo ci sarà? Banale. Potrebbe anche non esserci. Potrebbe anche non essere tu a vederla, potresti semplicemente essere così occupato a crogiolarti nella malinconia della tua esistenza da non riuscire a scolgerla o, più semplicemente, a credere di non riuscire a scorgerla.
    La mente umana è in grado di mistificare la realtà fino alla perdizione.
    I sensi ottenebrano e limitano le facoltà percettive del nostro cervello.
    La carne soffre e la mente ne paga inevitabilmente le conseguenze.
    Se fosse possibili isolare la molteplicità essenziale che costituisce un unico individuo umano forse l’agire dello stesso sarebbe più consono e coerente.
    Ma nemmeno questo ci piacerebbe.
    La felicità non è altro che una cessazione temporanea e precaria del dolore strutturale di un individuo. Ma questa sua caratteristica non solo non la rende utopica o irragiungibile, ma forse la colora di un senso e di una potenza nuovi. La ricerca di un benessere costante è la negazione della nostra stessa natura. Sarebbe molto più sensanto dedicare una vita intera alla conoscenza di sè stessi e all’acquisizione di un sesto senso superiore agli altri cinque.

    Per quanto riguarda le stelle, a me sembrano possedere un potere evocativo superiore a quello lunare. Purtroppo, la convinzione comune, alterata dalla percezione della luna come speciale, come diversa nella molteplicità degli elementi che figurano nel cielo notturno, ha elevato la luna ha un grado di superiorità poetica.
    La luna: singolare.
    Le stelle: plurale.
    Come se le stelle fossero sul serio una massa indistinta di puntini luminescenti e intrinsecamente simili. Questa è una boiata.
    Ma la luna… La luna è quanto di più precario, illusorio e fasullo possa esistere. La sua natura di satellite la porta a godere di una luce riflessa, una luce che non è la sua, una luce e una bellezza della quale si è impossessata e della quale continua a fruire. La volontà lunare è quanto di pià labile possa esistere: è una volontà così condizionata da aver quasi smarrito del tutto ogni possibile connotazione di indipendenza.
    Cfr. Per gli interessati (e cioè, per nessuno): il significato esoterico della luna nei tarocchi.
    Sogno. Illusione. (Per coloro che non lo avrebbero mai cercato, ossia per tutti.)

    Ma ora mi sono rotta le palle.

  • Finalfire scrive:

    Alle volte è anche piacevole scrivere per sè stessi, scrivere giusto per scrivere, come in un’ode alla poesie medesima. A volte si può scrivere qualcosa per qualcosa e non necessariamente per qualcuno. A volte qualcuno può essere fonte di ispirazione per qualcosa, ma non necessariamente quel qualcosa è indirizzato a quel qualcuno.
    “Un ignoto cretino che scrive nel buio, pregando che la sua candela non si spenga.” è comunque qualcuno che, nonostante l’oscurità che avviluppa la sua realtà quotidiana, si ostina ancora a scrivere, si ostina ancora a vivere, si ostina ancora a… sperare.
    La tua tanto decantata speranza…

    Non è mai piacevole scrivere per se stessi. Io non scrivo per gli altri, non scrivo per me stesso. Scrivo perché ho bisogno di farlo; scrivo perché banalmente sento di farlo. Più forte l’ignoto del sapere il perché mi guida nelle ombre che tutti credono di posseder e nessuno sa di non conoscere.
    Decantata speranza che non esiste; ma come ben sai, come tutti ben sanno, nessuno ha il potere di annullare la speranza che la speranza esista, da qualche parte, qui.

    Non credi che un tema univoco come la mancanza finisca per renderti sterile?

    Perfettamente ragione. Ecco perché l’affronto.

    Potresti anche essere l’unico che si ostina ancora a osservarla?

    Potrebbe. Ma, sinceramente, non mi interessa. Potrebbe, ma non lo è. Questa è l’importanza dei collegamenti empatici. Esistono, non li vedi. Non possiamo farci nulla. Non voglio farci nulla, alla fin fine.

    E’ come avere la pretesa assurda e malsana che una persona ci resti sempre accanto.

    Assurda, hai detto bene. Le persone muoiono, non vivono in eterno. Non saremmo così tanti, se nel mito non fossimo stati divisi. Eppure, siamo così tanti. E non c’è nessuno che ci resterà accanto per sempre. Ma è normale. Io non combatto il destino per potermi guadagnare un posto vicino a qualcuno per sempre. Io combatto per potermi guadagnare un posto al fianco di qualcuno anche solo per un secondo.
    Malsana, sinceramente, è l’idea del “sempre”. Il sempre non esiste. L’attimo, ti riempie l’esistenza.

    La felicità non è altro che una cessazione temporanea e precaria del dolore strutturale di un individuo. Ma questa sua caratteristica non solo non la rende utopica o irragiungibile, ma forse la colora di un senso e di una potenza nuovi. La ricerca di un benessere costante è la negazione della nostra stessa natura. Sarebbe molto più sensanto dedicare una vita intera alla conoscenza di sè stessi e all’acquisizione di un sesto senso superiore agli altri cinque.

    La felicità non è altro che un sogno, come qualunque altra sensazione. La felicità non è altro che quell’attimo dove hai osato dire “no” al tuo amico destino. Tutto qua. Non c’è molto da dire; ci sarebbe molto da fare, ma credi che si possa fare? Io, sinceramente, no.

    Per quanto riguarda le stelle, a me sembrano possedere un potere evocativo superiore a quello lunare. Purtroppo, la convinzione comune, alterata dalla percezione della luna come speciale, come diversa nella molteplicità degli elementi che figurano nel cielo notturno, ha elevato la luna ha un grado di superiorità poetica.

    Le stelle brillano. La luna resta li dov’è. Non sono altro che elementi tesi verso il nostro occhio. La poetica non esiste, se non esiste qualcosa o qualcuno da traslare in essa.
    La luna è li per noi. Le stelle, sono li per noi. La tua pluralità, il tuo assoggettarti alle leggi fisiche e numeriche non fanno altro che distruggere quel poco di poesia che tanto osanni. Sinceramente, non credo ci sia distinzione tra luna e stelle. Sono soltanto delle proiezioni, tutto qua.

    Ma la luna… La luna è quanto di più precario, illusorio e fasullo possa esistere. La sua natura di satellite la porta a godere di una luce riflessa, una luce che non è la sua, una luce e una bellezza della quale si è impossessata e della quale continua a fruire. La volontà lunare è quanto di pià labile possa esistere: è una volontà così condizionata da aver quasi smarrito del tutto ogni possibile connotazione di indipendenza.

    Solo perché esiste non deve essere odiata. Non trovi?

  • Valentina scrive:

    Il problema è il tuo che non riesci a scorgere quanto poesia possa esserci anche in una all’apparenza banalissima legge matematica. Il limite è tuo, non mio.

  • Fuuko scrive:

    Vivi, Finalfire. Vivi, cazzo.

  • chiericovagante scrive:

    “Il binomio di Newton è bello quanto la Venere di Milo…” continuatela voi. Dovreste conoscerla.
    Grazie per questo interessante spunto.

    “La luna gira il mondo e voi dormite. E noi dormiamo” (Craj)

    Buone Cose

  • Finalfire scrive:

    Il problema è il tuo che non riesci a scorgere quanto poesia possa esserci anche in una all’apparenza banalissima legge matematica. Il limite è tuo, non mio.

    Tutto è poesia. Il problema è il tuo che non vuoi vedere il restante.

    Vivi, Finalfire. Vivi, cazzo.

    Uhm… si.

    “Il binomio di Newton è bello quanto la Venere di Milo…” continuatela voi. Dovreste conoscerla.
    Grazie per questo interessante spunto.

    “La luna gira il mondo e voi dormite. E noi dormiamo” (Craj)

    Buone Cose

    Il fatto è che pochi se ne accorgono.
    Prego.

  • Valentina scrive:

    Continui a sottovalutarmi.

  • Finalfire scrive:

    In questo frangente, purtroppo, si.
    Credo sia l’unico, alla fine.

  • § Vuoi commentare?

Cos'e' tutto questo?

Stai leggendo La stessa luna, un post contenuto in Hope.

meta