Mi domando se davvero serva a qualcosa, tutto ciò.
Praterie di odio circondano una collina dove i fiori crescono senza bisogno di acqua, di luce, di calore. Praterie sterminate rendono acerba la vita delle nuvole che non hanno nulla a cui far ombra, nelle giornate di sole.
Mi domando se davvero serva a qualcosa dimenarsi per quello che si vuole, per quello che si sogna. Mi domando se davvero serva a qualcosa sognare qualcosa, appunto. Mi domando se davvero serva a qualcosa alzarsi la mattina e non chiedersi perchè quel sole sembra tanto sorriderci e invitarci ad uscire.
TI domando cosa ci fai qui, e mi rispondi che non lo sai. Allora, perchè sei qui?
Sin da piccolo, passavo molte ore della mia quotidianità “fuori”. Si, fuori di casa. Tra pozzanghere, fango, erba e alberi mi destreggiavo e inventavo nuove cose da fare. Come tutti i bambini, in poche parole, ma io lo facevo fuori e non dentro, davanti qualche televisione (che poi non la condanno affatto, come fanno tutte gli ipocriti che vediamo tutt’oggi, proprio in tv).
Ricordo ancora che in giorni come questi, tanti anni fa, l’erba odorava di bagnato e l’aria consisteva in un umidità che ti schiacciava con una forza immane. Eppure, fuori era bello e dentro era brutto. » Dovresti cliccare qui per leggere il resto «
Ho incontrato miliardi di persone nella mia vita. Ok, miliardi forse no, ma un centinaio sicuramente (soltanto perché non so scrivere correttamente un migliaio).
Ho incontrato moltissime persone nella mia vita e sono sicuro che, prima di morire, ne incontrerò altrettanti. Il problema, sapete qual è?
Si, mi rivolgo a voi che leggete.
Il popolo, la società. Non parlo di politica, non mi riempio la bocca di socialismo che non so manipolare, cerco di parlare di scanzonate realtà che feriscono.
Il popolo, la società. Una feccia inutile. Inutile.
Anime senza senso, senza andata, senza ritorno. Anime senza un obiettivo, che piangono dalla mattina alla sera, anime che rivolgono il sorriso a chi di falsità ne ha fin sopra le scatole.
Mi meraviglio di quanta poca empatia un’anima possa provare, mi meraviglio di quanta ipocrita misericordia un’anima possa solamente pensare.
Mi meraviglio di quanto un essere non riesca a capire una richiesta; mi meraviglio di quanto un essere non riesca a capire una richiesta; mi meraviglio di quanto un essere non riesca a capire una semplice, normale, solita richiesta; mi meraviglio di quanto un essere non riesca a capire una richiesta, la semplice richiesta di capire, per una volta.
C’era un universo dove gli angeli non esistevano e gli dei erano dei simulacri di misticismo e fantasia che riempivano il cuore delle persone di speranza. C’era un universo dove l’acqua non scorreva nei fiumi ma lasciava il posto alle lacrime dei bambini che non riuscivano a far smettere i propri genitori di litigare.
C’era un posto dove i fiori non sbocciavano e la terra regalava i suoi frutti al nucleo che dentro di essa dimorava; divorava tutto, mangiava e mangiava; cancellava ogni cosa e le anime dei defunti non trovavano pace in un fiume che non era un fiume, ma un immensa distesa di lava che fiori di ciliegio trasportava verso il nulla.
C’era un mondo dove le parole si trasformavono in fatti e i fatti morivano ancor prima di nascere. C’era un mondo dove la realtà schiacciava i forti, schiacciava i deboli, schiacciava i sognatori, tana di una speranza equivoca e senza senso, che trasportava con te allori di vergogna.
C’era un mondo dove i cavalieri non erano cavallereschi e le dame non erano altro che illusioni di un’epoca morta e sepolta. C’era un mondo dove l’amore riempiva i sorrisi dei monti, c’era un mondo dove l’amore sbocciava dietro i monti, prima di morire.
C’era un mondo senza senso e senza prospettive. C’era un mondo che non capivo e che non volevo capire, ma che amavo dal fondo del mio cuore.
C’è un mondo dove io non posso entrare, di cui io non posso far parte. C’è un mondo dove non esistono distanze.
Come sempre, io sono già stanco dopo solo due minuti.
Pero’, qualcosa da dire ce l’avrei.
Idioti a dismisura imprecano contro l’anno che è appena passato, poichè si trattava di un evento bisestile; bene, che cazzo avete da imprecare? (si, dico “cazzo”, linciatemi pure).
Magari la mammina non vi ha dato il lattuccio (leggasi figli viziati) prima di andare a dormire? Magari non avete incontrato l’amore della vostra vita e da quest’anno avete deciso di andare in giro verso le vie più trafficate? Magari l’investimento non è andato bene e ora piangete davanti la tv perchè il palinsesto non vi regala film dove il ricco bianco si scopa la cheerleader e il nero muore?
Magari pensate al 2008 e sperate in un 2009 migliore?