Ultima sonata

dicembre 12th, 2008 § 0

Insorabilmente la pioggia cade, cade, cade.
Su questo mondo la pioggia inesorabilmente cade con quell’inaudita violenza che il cielo regala a questo mondo.

La violenza di lacrime versate inutilmente, senza senso e sensa obiettivo. La violenza di un mondo dove la guerra non può cessare, dove la guerra è combattere giorno per giorno per conquistare la serenità che mai hai trovato, che mai troverai. La violenza di una luna spaccata che come una meteora su questo mondo sta per schiantarsi, sta per uccidere tutti. La violenza di un bambino con il suo falso sorriso, la violenza di un adulto con la sua vera tristezza, la pietà di un ragazzo che non riesce a combattere il proprio destino. La violenza di un essere rinchiuso tra sbarre di nuvole, la violenza di un essere sepolto dalla cenere.

Piove, piove ancora.
Fiumi di parole, di versi, di frasi tagliano il mondo come lo conosciamo, tagliano il cuore di quelle persone che non riescono a tenersi per mano, tagliano il sentimento di un sole che non riesce piu’ a brillare.

Il destino di questo mondo non è nelle mie mani, il destino di questo mondo non è nelle mani di nessuno. Il mondo scomparirà quando gli uomini cesseranno di esistere, quando le persone cesseranno di pensare, di vivere. Il mondo scomparirà domani, quando l’ultima goccia si assesterà al suolo e le campane rintoccheranno l’ennessimo tentativo nel tempo di trattenere un tempo, almeno una volta.

Il destino di questo mondo non è il mio destino. Il destino di Francesco non è il destino di qualcun altro, è soltanto il mio destino. Un destino crudele, senza senso e senza speranza, un destino che l’orgoglio mette da parte e dolcemente ti prepara sotto quell’insanguinata ghigliottina. Il destino di un sole e il suo rosso tramonto, il destino di una vita e della sua fine, il destino di una speranza e dell’impossibilità di sperare.

Il mio sole tramonta all’alba della luna, dove gli oceani si alzano per render onore alla luce della notte; il mio sole sorge al tramontare della luna, dove la natura muore e l’ipocrisia rende vivo il mondo.

Verrebbe voglia di uscir fuori e guardar in alto; vedere se qualcuno ha il coraggio di fulminarti ora, mentre imprechi contro qualcuno che magari alberga o non alberga l’universo. Verrebbe voglia di uscire ora e farsi bagnare dalla pioggia, mentre i pensieri in lungo e in largo percorrerebbero il mondo, per cercar l’unico sogno che vogliono dominare. Verrebbe voglia di uscire e suonare la rabbia che hai dentro, verrebbe voglia di uscire e suonare l’ultima sonata di cui disponi.

Ultima sonata che dedico ai versi di cui compongo la mia vita, ora; un’ultima sonata dedico alle vane parole di me, di me medesimo, di me stesso, di Francesco che non vuole, che non accetta, che non piange, che non muore.
Un’ultima sonata dedico ai discorsi di cui il giorno riempio e la vita nascondo. Un’ultima sonata dedico al tempo che non sono riuscito a prendere, al tempo che un giorno prenderò e lascerò mio.

Un’ultima sonata dedico alla speranza, di cui nome questo blog, di poter sperare ancora, di poter continuare a sperare nella speranza di sperar in qualcosa, qualche volta. Almeno una volta. Una sola volta, nella mia vita.


No, non apro i commenti al post come qualcuno ha chiesto. Hope chiude per un po’ di tempo, almeno fin quando non riesco a vomitar di nuovo delle parole. Per chi ha l’animo gentile e ipocritamente buono, l’indirizzo per contattarmi è sempre lo stesso. Saluti.

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