A volte cammini per strada, solo e bagnato dalla pioggia che cade, e ti chiedi come quello scenario così triste e desolante possa essere oggetto di attenzioni da parte di qualcuno; da parte di qualcuno che ti vuole bene oppure no, da parte di qualche inetto che popola questa terra con il solo scopo di consumare ossigeno.
A volte cammini per strada in mezzo a miliardi di persone e in mezzo a quei miliardi ti senti come l’errore che nessuno mai si sognerebbe di pensar errato. Cammini e trascini dietro l’anima che mai è stata trascinata e che mai si fermerà dall’essere trascinata.
A volte mi fermo, mentre cammino, e penso a cosa potrei fare, invece di camminare. Mi fermo e guardo gli occhi di quelle persone che mi incrociano e che mi osservano, come se non mi osservassero: perchè non vedo nulla, dentro di loro?
Mi chiedo se sia strano io o se abbia qualche maledizione; mi chiedo se siano strani loro e se abbiano qualche maledizione.
E poi, alla fine, comprendo tutto e ritorno a camminare, domandandomi se fosse stato meglio non aver mai imparato a farlo.
“Se avessi sempre vissuto in un antro oscuro, non avrei mai desiderato il sole.”
Troppo tardi. Ormai hai già imparato.
Nemmeno il Lete può più aiutarti ormai.
(…)
Qualcuno può aiutarmi, invece.
Non è vero?
(ot: perchè mai il blog mi avverte di tutti i commenti, tranne dei tuoi? sai spiegarmelo? xD)
Hop hop adesso corri :-)