Hope

ovvero “come abbandonarsi nell’oblio dell’apatia empatica”

Niente, niente, niente.

Non posso farci nulla.

Sono le 23.35. Ho un mal di stomaco micidiale: credo che qualche progettista cinese stia mettendo in atto le basi per costruire la bomba atomica del nuovo millenio nelle mie budella.

Mi sento male. Tanto.

No, non è lo stomaco. Quello passa, anche se non è passato, passerà.
Il problema è che quello passa, l’anima non passa e sta ferma lì dove si trova, ancorata a quello scoglio di cenere.
Mi sento male questa sera, tanto. Conservo il solito sorriso, conservo la solita spensieratezza, conservo la solita falsità.

Musica mi riporta indietro nel tempo, musica mi riporta indietro nella tomba.
Musica mi trapassa il cuore e resta ferma li a distruggermi lentamente.

Perchè doveva succedere tutto questo? Perchè sono ancora qui? Sono più che sicuro che il mio posto non è qui. Non mi sento di tale ambiente, non mi sento di tale conformismo, non mi sento di tale socialità.

E se il mio posto non è qui, dov’è allora?



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2 Commenti

  1. Ovunque e in ogni dove.
    Ma purtroppo l’ubiquità non rientra nelle nostre caratteristiche strutturali.

  2. Allora ne ovunque, ne in ogni dove.

    Dove, dunque?

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