Ubris
“migliorarsi… una continua tensione al miglioramento. dove vuoi arrivare?”
“io voglio solo essere utile.”
“e non ti è sufficiente quanto sei ora?”
“no, io voglio solo essere utile.”
“no, tu vuoi essere dio.”
Una continua tensione al miglioramento.
Beh, tutto ciò è vero ma perchè è vero? Perchè?
Una risposta a tutto questo deve pur esistere, in qualche angolo limitrofo dell’universo. Nessuna stella riesce ad illuminare il cammino per il miglioramento, nessuna stella riesce ad illuminare nessun cammino.
Ma poi, quando ti trovi di fronte il “se” e il “allora”, ti accorgi che hai buttato una vita in prede a speranze, ipocrisie e sogni vari. Arrivi al bivio tra il destino che ti è stato scritto e il destino che hai cercato di riscrivere e ti fermi. Ti fermi dinanzi quel bivio e impalato giri lo sguardo per cercar di scorgere qualcuno o qualcosa che ti possa dare un indizio su quale sia la migliore strada da seguire. Tutte le anime che ti hanno accompagnato a quel bivio si sono fermate prima di te, in preda a codardia o paura; tutte le anime che ti hanno accompagnato a quel bivio sono morte di fronte i tuoi occhi e tu, inetto e debole essere astratto, non sei riuscito a salvarle.
Quando ti trovi sul picco di quella montagna ti fermi ad osservare il circondario e ti accorgi di essere solo. Ti viene da piangere ma non piangi, ti ricordi le parole che ti hanno aiutato a sopravvivere fino a quel punto e continui ad osservare.
Vorresti essere utile a qualcuno, ma nessuno vuole la tua utilità, nessuno vuole la tua coerenza nei problemi, nessuno vuole averti al suo fianco perchè sa di affezionarsi troppo, sa di aver altro a cui pensare che alla tua misera vita.
Vorresti cambiare, vorresti essere la maschera che da sempre protegge il tuo viso, vorresti riuscirci con tutte le tue forze ma, in ogni caso, non riesci ad applicarla definitivamente e alla prima aura d’empatia la lasci andare, uccidendoti come sempre.
Vorresti scendere da quelle nuvole e dar una mano al tuo sogno ma, come un dio, resti intrappolato nel cielo delle preghiere da solo, senza nessuno al tuo fianco.
E allora comprendi che essere un dio non serve, se le tue migliorie portano il mondo ad allontanarsi da te.
Tags: divinità, ubris
Categoria: All This
“(…) perchè considero questa consuetudine un atto frivolo e privo di qualsiasi significato, perchè so bene che si tratta solo di uno stupidissimo rito, perchè provo solo disgusto per le convenzioni, perchè voglio sputare su questo conformismo dilagante, perchè voglio che esso sia destinato all’oblio, perchè so che mi farebbe sentire ancora più vuota di quanto mi sento adesso, perchè con il mio rifiuto voglio violare un tabù, per essere coerente con me stessa e con quelli che sono i miei ideali, perchè voglio rompere le catene arrugginite che si ostinano a mantenerci ancorati alla tradizione, perchè non temo di rompere con il dogmatismo della consuetudine, perchè mi sento soffocata dal retaggio del passato, perchè mi sento oppressa e schiacciata dal peso di tutti questi costumi provinciali e obsoleti, perchè sono solo una ragazza anormale che disprezza le feste, perchè voglio essere completamente immune dalla massificazione e dall’omologazione, perchè voglio suggellare la mia individualità, perchè desidero offrire al mondo intero un altro pretesto per odiarmi, perchè non voglio essere contaminata dai germi distruttivi di questa società, perchè sono animata da puro e semplice spirito di contraddizione, perchè in tale manifestazione non scorgo altro che il disgustoso rigetto di questo schifosissimo sistema, perchè provo orrore per questo schifosissimo sistema e non voglio farne parte, perchè desidero assaporare la dolcezza dell’anticonformismo e varcarne il confine.”
Quando il mio maestro lesse queste parole mi disse: “Stai commettendo il piu’ terribile dei peccati: l’ubris. Tu vuoi essere come gli dei. Non capisci piu’ la dipendenza che ti lega a tutti gli altri esseri umani e che si riflette nelle tradizioni, cultura, costumi. Sei accecata dalla tua situazione positiva dove le tue qualità ti rendono libera e indipendente. Ma questo non sara’ per sempre - anche se te lo augurerei con tutto il cuore.
La tua indipendenza non ti fa capire il ruolo di quello che chiami “sistema” e che ci lega indissolubilmente agli altri. A volte e’ l’unico modo per poter collegarsi agli altri: e a volte, una festa di compleanno e’ un modo per contattare persone che altrimenti ti ignorerebbero. E lo stesso per un battesimo, un funerale, una festa di matrimonio (che io e Giovanna chiaramente non abbiamo fatto).
Non voglio difendere le tradizioni a priori, che spesso diventano una ideologia imposta dagli altri per ingabbiarci, ma non puoi sottovalutare che se esitono hanno una la loro razionalità che non si esaurisce nell’essere strumento di una classe dominante.
Inoltre confondi due piani, come si capisce da: “perchè solo e soltanto rinnegando la mia società potrò finalmente scoprire me stessa.”
Stai confondendo il tuo processo di crescita e liberazione da una visione ingenua del mondo con la proposta di una soluzione per il mondo. Non puoi cancellare un sistema, perche’ a molti questo sistema serve, e in molte occasioni e’ l’unica cosa che hanno.
Devi guardare oltre il tuo senso di onnipotenza. A volte chi ha meno e’ piu’ fortunato nel comprendere come e’ il mondo.
Quando dici “perchè considero questa consuetudine un atto frivolo e privo di qualsiasi significato” non stai esercitando la tua libertà mentale ma stai solo guardando dalla parte sbagliata: non stai criticando il ruolo di una consuetudine, ma la viosione che tu hai di quella.”
E la domanda che ora mi sovviene spontanea è la seguente: “Ho mai provato, ho mai provato veramente a distruggere Ubris?” No. E’ un’attrazione mistica quella che mi vincola a lei.
“Odi et amo. Quare id faciam fortasse requiris. Nescio. Sed fieri sentio et escrucior. Sed fieri sentio et lieta sum.”
“Ti odio e ti amo. Ti chiedi come questo sia possibile. Lo ignoro, Ma sento che accade e mi tormento. Ma sento che accade e mi rallegro.”
Chiedo ammenda a Catullo per la mia blasfemia.
Complimenti…