95.
Sono uscito con 95. Buono, dai.
luglio 16th, 2008 § 17
95.
Sono uscito con 95. Buono, dai.
luglio 11th, 2008 § 5
L’Antonio colpisce ancora; parlando di un nostro conoscente cambiato radicalmente grazie agli influssi di questa misera società, se ne esce con questa frase, che prontamente mi sento di pubblicare sul blog.
Antonio: è cambiato da così a così in una mattinata! un giorno prima era un deficiente che non si curava, sempre con la stessa tuta; ora si cura, ma sempre un deficiente rimane
luglio 10th, 2008 § 16
… e ultima.
Ultima perchè non credo debba sostenere un altro esame di maturità. Magari in un diverso continum spazio-temporale che mi proietti in un’altra dimensione ove io sono un essere normale e gli asini non volano ne camminano, semplicemente non esistono.
Dicevo.
Lunedì 30 giugno ho affrontato, superato e terrorizzato (si, l’esame, mi è apparso in sogno ed è scappato. in questi casi mi viene da pensare se io sia così brutto) l’esame di maturità. Il primo e ultimo esame di maturità della mia vita.
Rèo della mia misera tesina (che trovate qui in formato pdf) e della mia scarsa preparazione, mi preparai a fronteggiar l’esame che tanto impaurisce. Di seguito una dettagliata tappa cronologica degli eventi (vi porto anche indietro nel tempo cambiando il tempo, appunto). » Dovresti cliccare qui per leggere il resto «
luglio 5th, 2008 § 3
E’ un sinonimo di entropia la mia esistenza.
Come il cuore non riesce a produrre i battiti necessari alla vita, la mia esistenza non riesce a trasmettere le sensazioni di cui l’Universo potrebbe aver bisogno per darmi una mano.
Come il passo di quel bambino gracile e malconcio non rimbomba nelle orecchie degli ignari passanti, la mia esistenza non riesce a convogliare il raro passaggio delle emozioni in un qualcosa di utile.
Come l’addio di quel ragazzo strappato alla vita non risuona nelle false speranze di chi per farlo vivere ha promesso di ricordarlo, la mia esistenza sprofonda nell’oblio dell’immaginazione singolare.
E’ un sinonimo di entropia la mia esistenza, che pian piano annientero’.
luglio 5th, 2008 § 4
Non scusarti se respiri.
Ho la mania di scusarmi quando faccio qualcosa che non va. Lo so, è strano, dato che gli unici che si scusano a questo mondo sono quelli che lo fanno per lavoro o i poveri dipendenti del solito pezzo grosso troppo impegnato a farsi masturbare dalla segretaria per rispondere alle parole di qualche cliente incavolato.
Mi scuso perchè credo che con determinate azioni possa distrugger quel rapporto di rispetto che potrebbe essersi instaurato. Lo credo perchè io di rispetto ne ho sempre avuto il minimo e ne ho sempre mostrato il massimo, pensando che l’unica cosa che conta in questo mondo è quella di regalare un sorriso.
Il bello è che il sorriso l’ho sempre regalato ma mai ricevuto, da chi l’aspettavo. Va beh, arrivi ad un punto che ti rassegni, arrivi ad un punto dove ogni cosa cambia aspetto, arrivi ad un punto dopo il picco di felicità dove precipiti inesorabilmente giù per poi risalire dopo tanto tempo; arrivi ad un punto che capisci che il sorriso l’hai regalato e hai fatto male, perchè tanto non ne riceverai.
Arrivato a quel punto ti fermi e pensi “ma davvero esistono?”.
E li ti accorgi che, alla fine, hai sempre cercato il giorno dove il cielo restava nero anche dopo la notte. E sorridi.
Sorridi perchè sei tu. E non qualcuno simile a tutti gli altri.
luglio 3rd, 2008 § 10
Ritirandomi osservavo il mio cielo stellato, stasera.
Un cielo mai visto prima: pieno di stelle, di magia, di fantasia. Stelle piccole, grandi, visibili, meno visibili, brillanti, spente. Il mio cielo stellato.
Rifletto su quello che sto affrontando, su quello che in questi giorni percorro. Rifletto sempre e solo su quell’idee di serenità, di felicità, di spensieratezza. Eppure, riflettendo, non giungo mai ad una conclusione. Rifletto troppo, e non serve. Proprio no.
Il mio cielo stellato era lì, questa sera. Bellissimo, ripeto. Sullo sfondo buio della mia anima si rifletteva lo splendore delle emozioni che l’Universo mi regala.
Bello, bello, bello, il mio cielo stellato.
Lunedì ho affrontato il mio esame di “maturità” (si fa per dire, mi sento meno maturo di prima). L’ho affrontato in un clima di umanità e non di solite ragioni sociali distorte che la gente ti propina, finendo di scrivere il tuo nome su di una generica lista nera. Ho affrontato il mio esame in perfetta calma, conscio dei miei limiti e conscio del fatto che l’unico mio limite sia il cielo. Ho affrontato il mio esame partendo in quarta, e finendo con il motore bruciato per la troppa velocità. Ho affrontato il mio esame verbiando astrusi concetti, sparlando di quello che “loro” volevano sentirsi dire. Ho affrontato il mio esame sperando che, un giorno, tutto questo mi porti a salire quelle maledette scale.
Lunedì ho affrontato il mio esame di “maturità” e questa sera mi ritiravo con il mio cielo stellato sopra di me, sotto di me, ovunque.
Bello, bello, bello, il mio cielo stellato.
Eppure i pensieri di quel vortice oscuro mi spingono tutt’ora a credere di non riuscire a cambiare; mi spingono tutt’ora a capire che, forse, sto sbagliando tutto; mi spingono tutt’ora a dire “forse non dovrei farlo”. Mi spingono da tempo, ormai, ma ancora non riesco a fermarmi, a fermare i miei occhi prima che si perdano nel mio cielo stellato.
Non riesco neanche più a scrivere, dai, diciamocelo; vedo gente scrivere pagliacciate e venir acclamate; vedo gente scrivere cavolate e venir osannate; vedo gente non scrivere nulla e pregare qualcuno lassù affinché trovino l’ispirazione.
Non riesco a scrivere più come prima e di questo soffro, perchè significa che ho superato il confine e non riesco a ritornar sui miei passi, non riesco a metter un piede dietro l’altro; non riesco, e mi perdo nel mio cielo stellato.
Bello, bello, bello, il mio cielo stellato.
Eppure, credo che dovrei smetter di alzar la testa, sperando.