La realtà è solo finzione

maggio 13th, 2008 § 2

Sarà una semplice animazione in computer grafica, magari, ma trasmette.

Credo anche troppo.

Ricordi

maggio 13th, 2008 § 0

Ricordi.

Ricordi belli e ricordi brutti. La nostra mente è costellata di ricordi. Cos’è un ricordo? Potrei darvi tutte le spiegazioni sentimentali, scientifiche, empiriche di questo mondo ma, sinceramente, non credo possano soddisfarvi.

Perchè non hanno soddisfatto me, in senso largo. Ho una moltitudine di ricordi. Magari la maggior parte è bella, magari la maggior parte è brutta. Ma i ricordi costellano la mia mente, la mia vita, i miei pensieri. Come costellano anche i vostri pensieri, si.

Un ricordo non è una cosa materiale. Un ricordo non è una cosa astratta. Non sono qui a spiegare cosa sia un ricordo perchè non credo sia di mia competenza e, sicuramente, anche provandoci non riuscirei, a spiegarvelo.

Eppure, questi ricordi, ci propinano una moltidudine di diverse emozioni, di diverse sensazioni: il coraggio, la speranza, la forza, la continuazione, la volontà. » Dovresti cliccare qui per leggere il resto «

Layout? Ma si dai

maggio 11th, 2008 § 18

Cambio di layout. Quello vecchio era diventato un pò troppo “minimalista” per i contenuti che stanno riempiendo Hope in questi ultimi mesi (sempre gli stessi, per dire).
Critiche e consigli sono ben accetti, come sempre.

L’acqua al collo è dir poco

maggio 9th, 2008 § 5

No, cioè, spiegatemi perchè scrivo ora che sono straimpegnato fino al collo, sicurissimo dell’ottimo risultato che in qualche sogno, magari, raggiungerò.

Per dire, sto studiando (mamma, evento raro) come un matto dalle 15. Intervallo il tutto a sedute spiritiche con la divina bottiglia d’acqua e sedute di fitness con una busta formato gigante di tarallini, di quelli che si trovano ai supermercati tutti fracassati in un piccolo scaffale che ora crolla e ora no. Diciamo 5kg, eh.

Ho lasciato, miracolosamente, il pc chiuso, tutt’oggi. No email, no messaggi istantanei, niente di niente. Soltanto un rumore che non sento. E si, perchè la ventola del mio pc produce un rumore così assurdo che concentrato per una decina d’anni potrebbe riproprorre lo stesso effetto della bomba atomica su Hiroshima. Naturalmente non su Hiroshima, intendiamoci: sarà che mi stufo subito dei luoghi abitati da rane radioattive.

Ora dovrei uscire e di corsa anche. Stasera avrei un impegno che facilmente potrei saltare ma poi, saltandolo, mi verrebbe da pensare “ma chi sono io per farmi condizionare dalla mancanza di tempo?”.

Ok, hallelujah! Mi alzo prima domattina, magari alle 5 e mi faccio una tazza di caffé. Magari due. O anche tre. E ripasso. Che poi, ripassare cosa? Un mucchio di nozioni che quasi sicuramente, per come ho dovuto apprenderle e per come le dovrò dire, dimenticherò dopo aver collezionato un altro numero?

Boh, sinceramente non so darmi risposta a tutto questo. Ma so darmi risposta ora, ad un quesito molto più semplice e “naturale”: perchè ho mal di testa?

Sinceramente non lo so (meno male che sapevo rispondermi). Ma credo sia colpa dello studio. O del sole. O del caffé. O magari dei taralli.

Di qualcosa sarà colpa, che diamine! Non posso sempre prender io colpe che non mi appartengono.

O mi sbaglio, forse?

Vota Hope! (un titolo migliore non sapevo darlo)

maggio 8th, 2008 § 9

Tanto per mostrar che Hope blog è un blog “serio” (partecipando a questi sortranking sarà serissimo, NdR), chi vuole può votarlo cliccando sul banner in questo post o nel menu che vedete alla vostra sinistra.

Cheers.

Miglior Blog

Mi piace cantare

maggio 5th, 2008 § 8

Ebbene si, mi piace tanto tanto (guarda, scrivo come un bambino con il suo leccalecca!) cantare.

Sarà che non sono proprio così stonato, sarà che la musica ce l’ho sempre avuta nel sangue, sarà che le canzoni dolci mi squagliano come un gelato al sole, sarà che quando canto non vedo quella tua brutta faccia davanti pensando “ma chi è questo?”, sarà che quando canto non balbetto.

In ogni caso mi piace veramente tanto cantare (guarda, scrivo come un bambino con un palo infilato nelle orecchie!) e canto ogni volta che si presenta l’occasione, che per comodità illustro qui sotto.

… alle feste…
Finto dj alla console (quella della Lego, dai): allloooooraaaa, il prossimo cantante che ci vuole far sognaaaareee?
Conoscenti: lui, lui! (indicando me)
Io: eh?
Conoscenti: lui, lui! (indicando la porta del wc)
Io: ah ecco.

… alle rimpatriate…
Un tizio con una tuta blu: allora, chi vuole cantare?
Conoscenti: lui, lui! (indicando me)
Io: eh si, subito, solo che un cane sta urinando sulle ruote della mia macchina. Vado, uccido e torno.
Conoscenti: lui, lui! (indicando il cane)
… qualche minuto dopo…
Io: chi è allergico ai cani?

… ai matrimoni…
Lo sposo: in questo bellissimo giorno… erh… (non notando la sposa in sala) chi vuol cantare?
Conoscenti: lui, lui! (indicando me)
Io: (riferendomi allo sposo) ma quello dietro il cespuglio con tua moglie è la tua controfigura?
Conoscenti: lui, lui! (indicando la controfigura)
Lo sposo: erh… due secondi, scusatemi.
… qualche minuto dopo…
Lo sposo: affittasi smoking usato a bassissimo prezzo!

… ai compleanni…
Il festeggiato: dai dai chi canta con me?
Conoscenti: lui, lui! (indicando me)
Io: ok! un attimo che finisco di scartare i regali.
Conoscenti: …
Lo sposo: …

Come avete notato, canto spesso e volentieri.
Mi piace cantare.

Prima di tutto

maggio 4th, 2008 § 4

Sono i tasti di quel pianoforte che mi spingono a scrivere così velocemente da non rendermi conto di quello che io stia scrivendo.

Realmente non ha senso come nulla ha senso a questo mondo, come nulla possiede le caratteristiche per passare al secondo livello, come nulla decide di essere qualcosa ma qualcosa decide per esso, come nulla mi porta a diventar quello che sono senza che qualcosa mi abbia spinto a non essere qualcosa che non sono.

Realmente non c’è un senso a tutto questo, come non c’è un senso nello scrivere antifonie tali da sembrar paradossi nell’odio dell’amore.

Realmente siamo solo tu e io, in un vortice psichedelico di luci e colori, di voci e di musica, di suoni e di sensazioni, di piaceri e di tentazioni.

Realmente è la vita che ti tira nel baratro, ti uccide e lentamente ti lascia a decomporre come l’aria svanisce al contatto con il nulla, come l’acqua evapora a contatto con il fuoco, come il vento cessa di soffiare a contatto con la morte.

Quelle note, quella musica, quella scia di emozioni mi porta a scriver pensieri, parole ed opinioni che non hanno un senso ma che un senso costruiscono. Quelle note, quella musica, quella scia di odio e amore incontrastati navigano nel mare del mio silenzio mentre grido a squarciagola l’esser ostinato a tenerti con me.

Quelle note saltano da un rigo all’altro, da un destino all’altro, da un universo all’altro lasciandosi dietro un immane numero di feriti e di morti. Quelle note saltano da un rigo all’altro, da un destino all’altro, da un universo all’altro lasciandosi dietro un immane numero di ringraziamenti e preghiere.

Non so cosa scrivere perchè non so scrivere, come al solito.
Non so cosa dire perchè non so parlare, come sempre.
Non so cosa fare perchè non so agire, giusto.

Ma so cosa pensare perchè non posso perder il mio pensiero, non posso perder la mente che mi guida e che mi aiuta a districarmi nelle foreste più buie. Non posso perder la guida per la natura, per il mondo, per l’universo.

Non posso perder la fonte dei miracoli per la quale vivo, non posso perder la voglia, il desiderio, l’ardore di poter sconfiggere una volta per tutte quell’odiosa essenza che tanto manipola e nulla controlla.

Non posso correre a salvarmi perchè devo salvare te, prima di tutto.

Peccando e ripeccando

maggio 4th, 2008 § 3

Mi accorgo sempre più che non posso controllare il destino.

Non riesco a controllarlo per un semplice motivo: sono bloccato nel pensar che “io possa”.

Si, esattamente: pecco di superbia e cattiveria, pensando che io possa controllar il destino.

Eppure, peccando e ripeccando mi accorgo che non ho niente da rimproverarmi perchè con questa mania del controllo riesco ad ottenere quello che voglio.

E, a volte, ottengo quello che non mi sarei mai aspettato di ottenere.

Ed è lì che godo, ridendo in faccia al mio, al nostro amico destino.

Nell’ombra

maggio 1st, 2008 § 0

Nell’ombra del mio corpo vorrei sparire per risucchiare la linfa vitale che ancora mi nutre di sentimenti, rancori e rimpianti.

Nell’ombra di un albero vorrei sparire per risucchiare via la linfa vitala che ancora lo nutre, cogliendo al volo ogni foglia che dal morto essere cade.

Nell’ombra di un palazzo vorrei sparire per risucchiar via le fondamenta e far crollare tutto, sostenendo magicamente ogni residente per poi ridergli in faccia.

Nell’ombra della Luna vorrei sparire per risucchiar via le vergogne di cui mi macchio, dimenticando le bugie per dir almeno una volta la verità.

Nell’ombra del Sole vorrei sparire per risucchiar via la luce che mi irradia di giorno e che mi abbandona codardamente di notte.

Nell’ombra del mondo vorrei sparire per risucchiar via i mali del mondo che tanto mi preoccupano quanto la sabbia vola nel cielo stellato.

Nell’ombra delle stelle vorrei sparire per risucchiar via da questa terra tutte le stelle che non merita per elevarle nell’universo.

Nell’ombra della luce vorrei apparire, così da cancellar tutte le ombre.

Un semplice microfono

maggio 1st, 2008 § 3

Un passo.

Il palco era vuoto. Nessuno dentro, nessuno fuori. Nessuno sul palco, nessuno fuori dal palco. La luce dei riflettori puntava un’asta senza microfono al centro di quel palco che sembrava esser il pavimento di qualche rovina egizia intrinseca di magie e incantesimi. L’intera sala era grande, quasi quanto un campo da calcio e, comunque, immensamente vuota.

Due passi.

Il sudore iniziava a scendere mentre camminavo verso l’asta. Le mani sudate, in una ostacolata sera d’inverno: fuori pioveva, dentro si moriva soffocati da un afoso caldo innaturale, artificiale. Le mani sudate: la destra impacciata si alzò per cercar di pulire la fronte zuppa di sudore mentre la sinistra ancor stringeva il microfono. Si, quel maledettissimo microfono.

Tre passi.

Ero li, fermo, al centro del palco. Nessuno ad ascoltarmi, nessuno a vedermi. Nessuno, totalmente e normalmente nessuno.
Misi il microfono al suo posto, sull’asta, mentre pensavo e ripensavo perchè ancora quel microfono fosse lì, lì con me. La musica partì e feci qualcosa, ricordo bene di aver cantato o qualcosa del genere.

Clap, clap…

Avevo sbagliato. Fottutissimamente, avevo sbagliato quella sera. C’era qualcuno li, quel qualcuno che con tutto me stesso speravo ci fosse.

Quel qualcuno era lì e l’unica cosa che riuscì a fare fu sorridere.

Come un beota, come un inetto.

Come un innamorato.

Dove sono?

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