Hope

ovvero “come abbandonarsi nell’oblio dell’apatia empatica”

Un semplice microfono

Un passo.

Il palco era vuoto. Nessuno dentro, nessuno fuori. Nessuno sul palco, nessuno fuori dal palco. La luce dei riflettori puntava un’asta senza microfono al centro di quel palco che sembrava esser il pavimento di qualche rovina egizia intrinseca di magie e incantesimi. L’intera sala era grande, quasi quanto un campo da calcio e, comunque, immensamente vuota.

Due passi.

Il sudore iniziava a scendere mentre camminavo verso l’asta. Le mani sudate, in una ostacolata sera d’inverno: fuori pioveva, dentro si moriva soffocati da un afoso caldo innaturale, artificiale. Le mani sudate: la destra impacciata si alzò per cercar di pulire la fronte zuppa di sudore mentre la sinistra ancor stringeva il microfono. Si, quel maledettissimo microfono.

Tre passi.

Ero li, fermo, al centro del palco. Nessuno ad ascoltarmi, nessuno a vedermi. Nessuno, totalmente e normalmente nessuno.
Misi il microfono al suo posto, sull’asta, mentre pensavo e ripensavo perchè ancora quel microfono fosse lì, lì con me. La musica partì e feci qualcosa, ricordo bene di aver cantato o qualcosa del genere.

Clap, clap…

Avevo sbagliato. Fottutissimamente, avevo sbagliato quella sera. C’era qualcuno li, quel qualcuno che con tutto me stesso speravo ci fosse.

Quel qualcuno era lì e l’unica cosa che riuscì a fare fu sorridere.

Come un beota, come un inetto.

Come un innamorato.




  Categoria: All This

3 Commenti

  1. Credo che pochissime persone al mondo riescano ad esprimere le emozioni in questo modo,e riescano a bloccare momenti..per farne qualcosa di straordinariamente unico.Tu sei fra queste persone..

  2. Uh, grazie, ma non credo proprio io sia tra quelle persone ^^

  3. Questa oggi te la guestcasto tutta, sappilo.
    Grande Fra. :D

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