Le immagini aiutano a costruirci le idee che da una vita dimorano le nostre menti.
Le immagini aiutano a costruirci i sogni che da una vita cerchiamo di afferrare.
Le immagini aiutano a costruirci le speranze che da una vita vediamo sfuggire dalla nostra presa.
Sono le immagini il vero colore della vita: la mia, la tua, la vostra immagine nella mia testa, nella tua, nella vostra. Sono le immagini che ci spingono a dire “hey, perchè tutto questo?”. Sono le immagini che ci aiutano a capire il senso delle cose e, soprattutto, ci spronano a farle, queste cose. Sono le immagini che guidano i nostri pensieri, portandali via dalla radice e perdendoli qualche metro prima dalla destinazione.
Quello che cerco sono le immagini; quello che mi manca sono le immagini; quello che ho perso sono le immagini.
E, ripetendomelo, mi rendo conto di aver perso soltanto delle copie: le originali devo ancora stringerle tra le mie mani.
Cioè, non riesco a capire una semplicissima cosa: io ascolto le persone che meritano di esser ascoltate. E, talvolta, faccio di tutto per mettermi nei loro panni.
Poi però, sfortunatamente, arriva il mio turno. E li mi chiedo: chi ascolta in questo caso?
Sono le 23.27 e scrivo qualcosa senza senso, come sempre. Ma questa volta è diverso: non prendo il solito treno con il solito presupposto di scrivere un solito post che con una solita motivazione andrà avanti per le solite quattro righe per poi prender la solita, e noiosa, strada senza senso.
Questa volta corro verso il treno, sperando di raggiungerlo, senza nessun bagaglio, senza nessuna valigia, senza niente.
Eppure sembra strano, vero? In fondo, ogni persona partendo desidera portarsi qualcosa dietro: magari un ricordo, magari un affetto, magari un qualcosa per ricordarsi del suo passato. Ma, qualunque sforzo io faccia, non riesco a portarmi nulla; più provo a ricordarmi qualcosa più dimentico, più provo a dimenticare e più i ricordi si fanno spazio prepotentemente nella mia testa.
Ed è in quella marea di ricordi che annego.
Quasi senza respiro, quasi senza luce, quasi senza forze: in questi momenti prego, prego intensamente qualcosa che non esiste, qualcosa che si è divertito a giocarmi brutti scherzi dalla nascita.
Prego, prego intensamente che i ricordi mi portino via ma ogni volta riemergo, più stanco e più debole di prima.
No perchè a volte mi chiedo se io ce l’abbia e, in caso affermativo, dove sia finito.
Perchè, vi giuro, non riesco a sentirlo.
Sento le dita batter su quel pianoforte incessantemente, senza tregua e senza riposo, le sento batter al seguir di una melodia tragica e senza fondo che ogni lacrima porta via nello sconfinato mare dell’oblio.
Sento le corde di quel violino tirarsi all’inverosimile, conscie di essere in bilico tra la vita e la morte, tra il bene e il male, tra il concreto e l’astratto, tra l’unirsi e lo spezzarsi.
Sento quelle mani tirare, far male, distruggere sogni e speranze, bruciare gli ultimi brandelli di emozioni rimaste mentre i vermi coltivano una necropoli d’argento.
Sento tutto questo e altro ancora. Ma, purtroppo, non riesco a sentire il battito del mio cuore.
Forse, è l’unica cosa che veramente mi manca, ora.
La amo perchè quando sei solo puoi chiamare chi sai che ti risponderà, anche alle 2.00.
La amo perchè esci fuori e cammini, cammini per strada e rechi dolore alle persone che a te ci tengono, perchè preoccuparsi è peggio di piangere.
La amo perchè con un dito tocchi la luna e con una mano spazzi via le stelle.
La amo perchè non riesci a vedere nulla ma riesci ad immaginare come sarebbe un mondo senza nessun sguardo puntato addosso.
La amo perchè sei solo e non c’è nessun altro con te; resti fermo a riflettere a cosa succederà domani e, ti accorgi che non vivrai mai l’idea che ti sei fatto della prossima giornata.
La amo perchè ti osservi allo specchio e non vedi la persona sopportata per tutto il giorno ma vedi un essere privo di corteccia e di rami, con soltanto poche foglie che attendono il tanto ricercato salto nel vuoto.
La amo perchè ti regala a Morfeo alcune volte, ti regala miriade di incubi le altre.
Amo la notte, perchè è l’unico istante che mi offre il tempo di pensare alla mia vita e non alla tua.
E’ questa la domanda che da tempo mi propongo: è un mio problema o un tuo problema?
Constantemente nelle giornate in cui vivo chiunque (e intendo chiunque) cerca di accollarmi un problema: questo così, questo cosà e questo non va perchè i santi non vogliono.
Ora, o sbaglio io qualcosa nel vivere oppure tutti mi han catalogato come una macchina distributrice di soluzioni: alla modica cifra di 1€, inserita nell’apposita fessura (lascio a voi scoprire quale sia), ecco una soluzione bella e pronta per tutti i vostri problemi!
Poi un giorno arrivi di fronte la macchinetta e trovi un tizio in tuta blu:
Tu: salve. successo qualcosa? Tizio in tuta blu: si è rotta la macchina.
Forse è veramente questa la strada da percorrere, come una formica dispersa sul freddo cemento in cerca del suo formicaio.
Forse è veramente questa la strada da seguire in attesa di trovar quel qualcosa o quel qualcuno disposto a sorriderti mentre la nave affonda.
Forse è veramente questo il percorso di vita che il destino ha scelto per te: lacrime come pioggia sul nero terreno del mondo.
Forse è veramente questo il “tutto” che tutti cercano e che nessuno trova.
Forse è veramente questo quel qualcosa che dovrebbe aiutarti a sconfiggere il mostro che hai sotto il letto, invece di alimentarlo con la tua paura.
Forse è veramente questa la vita che dovrai vivere, evitando ogni volta gli eventi che ti metteranno alla prova e sprecando ogni volta le occasioni migliori.
Forse è veramente questo quello che cerchiamo o, sicuramente, no.
Commento familiare sul Veronesi’s political mode: ON.
Fratello: To’, guarda! Veronesi definitivamente incentrato nella politica, Madre: Mi chiedo perchè dev’esserci, più che altro. Fratello: I medici in politica servono. Altrimenti, dove li prenderebbero i soldi per la ricerca scientifica? Certo, qui sicuramente non servirebbero (riferendosi al sud, NdR). Madre: … Madre: Ma no! Qui, in politica, i medici servono solo per farsi una villa in più!
Il muratore vende il braccio, il calciatore la gamba, la puttana la vagina. Qual’è la differenza?
Lodato Giovanni Brass questa sera a Il senso della vita. Esiste veramente qualcuno che non si nasconde dietro l’incoerente velo della censura italiana, allora.
Il bello è scoprire che quello che cerchi l’hai già trovato. Il bello è scoprire che tutto questo è vero e non fasullo come le altre dicerie sulla vita, sull’universo e sulla famigerata razione K.
Il bello è scoprire che quello che cerchi l’hai già trovato. E lo vedi girarti intorno da mattina a sera, lo vedi amarti ed incavolarsi con te; lo vedi girare l’angolo e ritornare poco dopo; lo vedi girare l’angolo e non ritornare. Ed è lì che ti senti morire.
La vita ti sfugge, si chiude e non lascia passare sentimenti ed emozioni. Poi arrivi alla fine e ti domandi perchè sia scappato via da te. Ti domandi un sacco di cose ma non riesci a darti risposta.
L’unica cosa che vorresti é riuscire a dimenticare ma non vuoi, non puoi, non ci riesci.
Così ti lasci andare, mentre l’incubo finisce e ti accorgi di aver donato ogni secondo della tua vita per quell’essenza così straordinaria quanto precaria.
E finalmente concretizzi che la tua vita è servita a creare l’unica vera ragione della tua vita.
Continui a capire quanto sia bello scoprire che quello che cerchi l’hai trovato, l’hai cresciuto e l’hai aiutato. Un’osmosi di sensi ed emozioni che ti hanno riempito la vita.
E per la prima volta preghi, preghi intensamente: preghi qualcosa o qualcuno lassù, per averti regalato la vera vita, la vera esistenza che ogni essere cerca.