Hope

ovvero “come abbandonarsi nell’oblio dell’apatia empatica”

Un altro minuto scatta

Sono le ventitre e undici minuti. Mi sembra di percorrere la falsariga di qualche anno fa, scrivendo post chilometrici e con un senso, anche se molto ma molto difficile da cogliere.

Mi sembra di percorrer quella falsariga si ma, da quanto riesco a cogliere, credo di non percorrere nulla.

Me ne rimango immobile qui. La mia scrivania è popolata da foglietti vari, da appunti, da stupide coordinate, da penne e matite, da webcam e microfoni, da hard-disk e da macchine fotografiche. Se alzo lo sguardo vedo uno scanner, una bottiglia d’acqua quasi vuota, un paio di cd e box di mmorpg vari. Abbassando lo sguardo invece, vedo troneggiare due case, uno nero e uno grigio, con affianco una scatola di scarpe con cd, lettere e cavolate varie. Il tutto, con un pizzico di desolazione in più.

Ventitre e quindici minuti. Ho usato circa cinque minuti per scrivere le righe di sopra e, ora che ci penso, sono stati cinque minuti di vuoto. Ho scritto, si, ho scritto qualche riga ma, con quale senso?

Un altro minuto scatta. Come potete ben vedere, il tema sta cambiando gradualmente colore. Non chiedetemi perchè, forse quel tema è rimasto per troppo tempo vivo: credo sia giunto il tempo di morire anche per lui, per dire.

Qui di fronte, oltre al mio monitor, vedo anche una tazza: dovrebbe esserci del latte si, ma credo di averlo finito inconsciamente prima leggendo qui e la delle cavolate; è una di quelle tazze larghe, col manico largo e lisco: Daffy Duck è stilizzato sul fronte. Ride, il nero papero e, non capisco proprio cosa lo faccia così rallegrare. Magari ride della mia vita, il papero.

Magari credo sia utile fare un degno riassunto, per tutti coloro che mi han visto cambiare in questi mesi. Sono diventato un Web Designer e un Web Developer citrullo, alla fine: lavoro per un’azienda, mi occupo di progetti freelance e non disdegno lavoretti in proprio; Suono ancora il sax. Si, suono ancora nella solita banda, ma ho iniziato a sfruttar la mia passione su altri idilli, come il registrare pezzi con gli amici, per esempio; Frequento ancora la solita scuola: ultimo anno questo e poi via, sperando che l’università mi dia lo stimolo giusto; Non frequento le persone di prima o, le frequento di strappo; Rimango lo stesso idiota di sempre, con lo stesso falso buon umore di sempre (e sono due).

Sono le ventitre e ventitre. Mi ha tratto in inganno quest’ora, pensavo fosse palindroma quando, invece, non lo è.

Ho stilato un piccolo resoconto della mia corrente vita. Non so cosa succederà in futuro, poichè non so cosa abbia in serbo il mio amico destino. Ora, non mi resta che continuare a tormentare la mia piccola esistenza con le solite e precise domande, come sempre. Ormai, credo che qualcuno di voi mi conosca attraverso le parole che scrivo e che verbio, quindi è molto facile capire quello che ora cercherò di fare. Ma, ne sono sicuro, non ci riuscirò.

Il titolo di questo blog, Hope, rimarrà come sempre anche se di speranza non ne è mai esistita l’ombra, non ne esiste ora e mai ne esistirà; sono sicuro almeno di questo.

E’ scattato un altro minuto. Buona notte, ragazzi.




  Categoria: All This

1 Commento

  1. Potrebbe andare peggio. Non per questo, ovviamente, c’é da essere ottimisti.

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