Da 30 seconds to Tambu e da Kurai apprendo che i corrieri italiani, oggi giorno, dimostrano di esser molto al di sotto dei mitici porta lettere del Far West nell’età dell’oro. Indomiti guerrieri a cavallo, con un cappellino allacciato a mò di casco ultramoderno, viaggiavano senza paura nei selvaggi campi abitati dai pellerossa con l’unico scopo di soddisfare la propria missione: consegnare la lettera firmata e intrinseca di profumo della solita facile donna figlia di un ricco proprietario terriero, innamoratasi di un ubriaco pistolero (ho mangiato spaghetti western a colazione).
Fatto sta che, quei tempi, si sono perduti. Vi racconto un aneddoto molto divertente per voi e molto velenoso per il sottoscritto.
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Ho deciso di mangiarmi una pizza questa sera. Fin qui nulla di strano anzi, arrivo proprio ora da un’abbuffata senza precedenti.
La pizzeria e’ la solita, quella del mio vecchio maestro di sax. Solita gente, soliti tavoli, soliti orari.
Conosco la nonna di questo mio maestro; avra’ all’incirca un’ottantina d’anni e, come questo sporco mondo vuole, oramai e’ distrutta dall’artrosi.
Entro nel locale e mi dirigo nelle cucine per salutare un po’ tutti, diciamo, ma prima di entrar nel loco cucinario, mi imbatto in questa nonnina seduta ad un tavolo vicino al muro. Capelli bianchi, croce raffigurante un Gesu’ Cristo oramai disperso in questo mondo, vestiti passanti da tonalita’ scure a tonalita’ piu’ chiare, restando su una piccola scala di grigi saturati. Il bastone, appoggiato alla sedia, fa da contorno ad una scena che non mostra ne pieta’ ne compassione ma soltanto un po’ di tristezza, nel veder una vita riducersi in questo stato, per colpa di un destino beffardo e maligno.
Mangiava la nonnina o, almeno, tentava di mangiare. Le sue mani ormai deforme non gli permettono di impugnar correttamente un cucchiaio, strumento indispensabile per gustar un po’ di semplice brodo, allorche’ mi avvicino e le domando cortesemente per un qualche eventuale aiuto. Mi risponde di no e mi chiede di sedermi. Non avendo nessuna fretta e nessuna voglia di lasciarla sola, mi siedo di fronte a lei. La vedo mangiar con un po’ di sofferenza: forse il dolor alle giunture delle mani, forse il non aver piu’ nessun dente. Lascia molto nel piatto, quasi tutto quando, prendendo un fazzoletto dal grembiule indossato, si pulisce il viso per poi verbiare verso di me una cosa del genere: vedi come mi sono ridotta? sono passata vicino la morte per ben due volte, perche’ il Signore non ha deciso di finirla una volta per tutte? non per me ma per gli altri, ai quali creo solo fastidio.
Una frase scioccante, una frase che racchiude dentro di se un’intera vita. Una frase di un soldato prigioniero dall’altra parte del fronte, dove le forze nemiche tempestano.
Una frase che dovrebbe farvi pensare, credo. Forse non a voi ma a molte, molte persone.