Magari
Ore 22.53
Fuori piove. La tempesta e’ iniziata verso le 21 e non accenna a smettere. Perche’ piova, rimane un mistero. E’ stato un giorno afoso, oggi. Un giorno di quelli che ti porta sul treno destinato alla spiaggia piu’ vicina. Ma anche senza treno, alla fin fine. Basta munirsi di costanza e di scarpe comede, per raggiungere la spiaggia. O magari aspetti un bus, anche se di domenica la vedo male. Al massimo, giu’ in strada per l’autostop e si e’ sicuri di arrivare.
Ma, una volta arrivati, che si fa? Ti siedi sulla sabbia, fissi il mare infinito. E poi? Ti butti in acqua, nuoti per un centinaio di metri, magari ti becchi un qualche fungo alla pelle o incontri una seppia che ti chiede quale corrente prendere per raggiungere il Pacifico. Ti senti un supremo saltando da qualche scoglio, per poi trovarti impossibilitato nel guidare perche’ hai un piede graffiato. Ritorni in spiaggia, magari ti stendi al sole con la tua asciugamano firmata da qualche importante stilista, magari sfogli una rivista sulla salute del mondo, fresca fresca di stampa, solo per far vedere che qualcosa, del mondo, te ne frega. O magari, per indovinare da quante pagine e’ composta.
Ecco. Questo sarebbe il mare, la spiaggia, in una giornata “tipo”. Giornata tipo la loro, forse. Ma non credo la nostra. Si preferisce nuotare soli per un chilometro, se il cuore regge. Si preferisce uscire di scena con un’asciugamano raccattata nel mercato sotto casa. Si preferisce non leggere niente, perche’ il mare e’ l’unico posto dove non vuoi fare niente. Si preferisce camminare, magari per non sentire continuamente la vicina d’ombrellone lamentarsi sulle condizioni precarie dell’ASL di turno, nella quale tu sei il direttore responsabile, sempre se una figura del genere esista, in una ASL.
Beh, preferisci tutto questo alle solite giornate “tipo”. Perche’ sai di non essere uno di loro e neanche di aver mai avuto una giornata “tipo”. Ecco perche’ hai paura di diventare monotono, di vivere la stessa vita, di trovarti un lavoro stabile che ti annoiera’ tutti i giorni, fino alla morte (si sa, le pensioni sono quel che sono).
Ore 23.06
Ho passato un dieci minuti a scrivere qualcosa, che poi qualcosa non e’, dato che non ha nessun senso, ne un capo e ne una coda. Magari, qualcuno leggera’ qualcosa dentro queste parole; magari no.
Categoria: All This
Triste la vita piena di giornate tipo.
Meglio svegliarsi non sapendo che cazzo farai oggi.