L’esasperazione della realta’
- “E’ rossa… troppo rossa…” - Si notava chiaramente il bagliore accesso di quella fantasia color sangue scintillare nell’oscuro cielo di quella dolorosa notte.
Era li’. Kaoki era ancora li’, su quel tetto, ad aspettare un cenno di salvezza. Il tetto di quel grattacielo sembrava essere sconfinato; I parapetti sembravano esser stati creati per tenere a bada degli animali o, molto peggio, degli uomini consci di vivere una velata realta’ carica di ironia e disprezzo nei propri confronti; era possibile affacciarsi, in ogni caso. Le fredde lastre che formavano i parapetti erano distanziate tra loro, mostrando cosi’ lo sguardo in una ipotetica discesa del grattacielo. Le strade erano deserte, i marciapiedi disseminati di strane pietre scure, le quali sembravano pezzi di un cielo caduto nel corso dei secoli, ove raramente si intravadeva il brillare di un astro.
Kaoki era stufo di osservare tutte quelle macerie. Troppi anni erano passati e troppe cose non hanno subito cambiamenti; per quanto Kaoki avesse una fede incontrollabile nel destino e un insulso quanto potente controllo su di esso, era giunta, oramai, il tempo della fine.
Col passare dei giorni, Kaoki aveva assimilato in lui una forza psichica talmente grande da riuscire a sconvolgere gli elementi. L’acqua evaporava, il fuoco si spegneva, il vento si calmava. Ogni piccolo elemento esistente in quel mondo poteva essere controllato in ogni sua forma. Secondo Kaoki, ogni essere vivente aveva le capacita’ per farlo, ma nessuno fu’ in grado di pensare una cosa del genere: il pensiero muove l’anima, come i sentimenti muovono il cuore.
Quella terra ospitava solo lui, ora. Non restava altro che sfruttare questo potere per richiamare a se un satellite che, da qualche anno a quella parte, orbitava intorno a quel mondo: era simile alla Luna, ma di conformita’ diversa: il suolo di quel satellite era disseminato di buche, molto piu’ profonde di quelle presenti sulla Luna. Sembrava che il nucleo di quel corpo celeste stesse cercando di inglobare ogni cosa presente nel suo arco sensoriale, fino ad implodere completamente.
Era giunta l’ora. Ogni minuscola parte del corpo di Kaoki esternava energia, concentrandola su quell’astro. Lo sforzo era enorme. Ogni goccia di sudore, cadendo, creava una voragine, inghiottendo l’aria, come fosse qualcosa di solido. Kaoki non aveva speranze nel riuscire in quella impresa: l’astro emanava un’energia troppo forte, finendo col trapassare il nostro eroe con quella potenza sovraterrena.
Cadeva. Kaoki, spinto da quella forza, era caduto dal grattacielo; non sentiva piu’ nulla. I suoi sensi erano stati annullati completamente e la sua vista inziava a vacillare. Qualunque tentativo di salvezza era vano: non esistevano appigli, le pareti del grattacielo sembravano acqua e il poco vento restato spingeva sempre piu’ lontano il corpo di Kaoki, inerme, in quella caduta
Mancavano pochissimi metri al terreno: era duro, come il ferro; scuro, come la notte; freddo, come la solitudine; informe, come il destino. Non poteva essere vero, no. Tutti gli sforzi di Kaoki, in quegli anni, non erano serviti a nulla… La fine era vicina …
… “chi sei? perche’ mi salvi?” … “non ti ricordi di me, Kaoki? sono io, colei di cui ti fidi” … “tu? com’e’ possibile? perche’ sei qui? non e’ rimasto nessuno” … “credi che io sia stata via per tutto questo tempo?” …
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