Hope

ovvero “come abbandonarsi nell’oblio dell’apatia empatica”

E’ stato gia’ detto

Si, ho ripetuto piu’ volte che io non posso andare in spiaggia o in qualunque altro agglomerato di persone.

Perche’? Semplice: in ogni caso, finisce che io veda qualcosa che, bene o male, mi da’ l’ispirazione per scrivere qualcosa di sensato (quando e’ accertato che di sensato su questo blog c’e’ poco e niente).

Stamani sono andato a mare.
Nulla di speciale, se mettiamo da parte gli animali morti che cercavano di arrivare al bar del lido vicino.

Acqua splendida, limpida, soliti pesci del cacchio che ti vengono a rovistare tra le dita dei piedi, con conseguenti imprecazioni della durata di circa trenta minuti (con l’ausilio di un calendario gentilmente prestatomi dalla vicina d’ombrellone).

Ragazze carin… erh… bell… erh…
Lasciamo perdere.

Coff coff… dicevo: mi trovo sulla spiaggia quando, come al solito, i miei occhi (nel tentativo di avvistare quale sub al largo da colpire con qualche pietra) scorgono la presenza di una piccola bambina.

Sorridente, felice, con due braccioli che sembravano due palloni usati nella finale del campionato del mondo (uno somigliava misteriosamente alla testa di un clerico).

Ma lasciano perdere i dettagli, i miei occhi vedono una scena che mi ha fatto ribrezzo: quella piccola bambina, per cause a me sconosciute, non aveva una mano. Infatti, il suo braccio arrivava fino al polso, dove la pelle si chiudeva inesorabilmente.

Il ribrezzo non era destato dalla malformazione, ma nel vedere i bambini che, in un modo o nell’altro, allontanavano la piccola bambina.

Mi dispiace, come per tanti altri bambini ai quali ho visto simili problemi e come ho sempre fatto nella mia vita, ringrazio chiunque ci sia lassu’ di avermi dato una vita normale, per come la sto’ vivendo.
Io amo questi bambini. Non per pena o per un “senso-che-non-so’-come-spiegare”. Li amo solo perche’ sono speciali. Sono diversi dai soliti bambini che crescono nelle strade cercando di svaligiare negozi di artigianato e/o alimentari (che poi non ho mai capito a cosa possa servire il primo). Sono diversi perche’ loro hanno qualcosa che noi abbiamo e, nello stesso tempo, qualcosa che noi non avremo mai. La loro mente, le loro emozioni, i loro sentimenti, sono diversi dai nostri. Non so’ spiegare perche’, sarebbe troppo complesso farlo.

Ma loro rimangono li’, immobili, vedendo gli altri bambini giocare tra loro. Forse capiscono che loro sono diversi, assolutamente. Forse capiscono anche che quei “stupidi esseri normali” non vogliono la loro compagnia.

Ma sanno per certo che ci sara’ sempre qualcuno che, in un modo o nell’altro, possa farli sognare.

Basta un gesto, basta porgli una mano.

Quello che faccio, che ho sempre fatto, che faro’ sempre.

E posso ben dire che sono felice.

Felice di poter ricoprire quel ruolo.




  Categoria: All This

5 Commenti

  1. …Sei una brava persona, dopotutto.

  2. Dopotutto.

  3. Lo sei davvero, già.
    Io, più che consolare le vittime, preferisco fare del male ai bulletti.

  4. Bravo. Però ci vogliono entrambe le categorie di persone, e sono rare quelle come il SePdB locale.

  5. Akkichan ha detto:

    ok, però il fatto che tu parli spesso di bambini mi preoccupa.

    (:’D)

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