luglio 27th, 2006 §
Si, ho ripetuto piu’ volte che io non posso andare in spiaggia o in qualunque altro agglomerato di persone.
Perche’? Semplice: in ogni caso, finisce che io veda qualcosa che, bene o male, mi da’ l’ispirazione per scrivere qualcosa di sensato (quando e’ accertato che di sensato su questo blog c’e’ poco e niente).
Stamani sono andato a mare.
Nulla di speciale, se mettiamo da parte gli animali morti che cercavano di arrivare al bar del lido vicino.
Acqua splendida, limpida, soliti pesci del cacchio che ti vengono a rovistare tra le dita dei piedi, con conseguenti imprecazioni della durata di circa trenta minuti (con l’ausilio di un calendario gentilmente prestatomi dalla vicina d’ombrellone).
Ragazze carin… erh… bell… erh…
Lasciamo perdere.
Coff coff… dicevo: mi trovo sulla spiaggia quando, come al solito, i miei occhi (nel tentativo di avvistare quale sub al largo da colpire con qualche pietra) scorgono la presenza di una piccola bambina.
Sorridente, felice, con due braccioli che sembravano due palloni usati nella finale del campionato del mondo (uno somigliava misteriosamente alla testa di un clerico).
Ma lasciano perdere i dettagli, i miei occhi vedono una scena che mi ha fatto ribrezzo: quella piccola bambina, per cause a me sconosciute, non aveva una mano. Infatti, il suo braccio arrivava fino al polso, dove la pelle si chiudeva inesorabilmente.
Il ribrezzo non era destato dalla malformazione, ma nel vedere i bambini che, in un modo o nell’altro, allontanavano la piccola bambina.
Mi dispiace, come per tanti altri bambini ai quali ho visto simili problemi e come ho sempre fatto nella mia vita, ringrazio chiunque ci sia lassu’ di avermi dato una vita normale, per come la sto’ vivendo.
Io amo questi bambini. Non per pena o per un “senso-che-non-so’-come-spiegare”. Li amo solo perche’ sono speciali. Sono diversi dai soliti bambini che crescono nelle strade cercando di svaligiare negozi di artigianato e/o alimentari (che poi non ho mai capito a cosa possa servire il primo). Sono diversi perche’ loro hanno qualcosa che noi abbiamo e, nello stesso tempo, qualcosa che noi non avremo mai. La loro mente, le loro emozioni, i loro sentimenti, sono diversi dai nostri. Non so’ spiegare perche’, sarebbe troppo complesso farlo.
Ma loro rimangono li’, immobili, vedendo gli altri bambini giocare tra loro. Forse capiscono che loro sono diversi, assolutamente. Forse capiscono anche che quei “stupidi esseri normali” non vogliono la loro compagnia.
Ma sanno per certo che ci sara’ sempre qualcuno che, in un modo o nell’altro, possa farli sognare.
Basta un gesto, basta porgli una mano.
Quello che faccio, che ho sempre fatto, che faro’ sempre.
E posso ben dire che sono felice.
Felice di poter ricoprire quel ruolo.
luglio 22nd, 2006 §
A discapito del nome (ho avuto paura anche di chiedere cosa possa mai significare) io e il mio blog siamo sbarcati su un nuovo lido… erh… hosting.
Come le pulci. Viaggiano sul manto di un animale finche’ non ne trovano uno migliore.
Beh, come filosofia di vita e’ un qualcosa di unico.
Ringrazio Alessio per l’ospitalita’.
Gran bel manto.
luglio 18th, 2006 §
… era lei. Riuscivo ad intravedere la sua figura al fianco dell’unico albero presente in zona.
Mi trovavo in una distesa verde, uno splendido tappeto che si intrecciava sotto le mie scarpe.
Quell’albero era li’, solo. La sua ombra veniva proiettata per una decina di metri a causa del tramonto che irradiava la piccola collina che sosteneva l’albero.
La vidi, dietro l’albero. Era vestita di un rosa, con una fantasia di bianco che illuminava i suoi occhi azzurri.
Non capii cosa ci faceva li’ o cosa stesse aspettando. Provai a porgere una mano dinanzi il suo viso ma…
… la realta’ che stavo vivendo scomparve, come ingoiata da un vortice di natura cosmica.
Osservavo un cielo. Un cielo fatto di mattoni: era un muro.
Ero coricato su un letto, ma dalla parte sbagliata: infatti, i miei piedi coprivano l’intero cuscino color ocra.
Una mano volteggia sui miei occhi. Cerco di afferrarla per cercare di risalire quel baratro che si stava formando sotto di me, anche se ero sdraiato in un semplice letto.
Afferrando la mano vengo alzato bruscamente. Apro gli occhi quando…
… Limpido ed azzurro. Mi trovo in cielo e misteriosamente, qualcosa mi tiene immobile nell’aria. Non riesco a muovermi, non riesco a controllare nessun arto del mio corpo. Il sistema nervoso e’ completamente andato, i miei stimoli sembrano essere andati in vacanza. Non riesco a sentire alcunche’, il mio udito e’ percosso da forte scosse che m’impediscono di ascoltare. Non riesco ad urlare, non riesco a parlare, non riesco a gridar il dolore che sento nella mia testa.
All’improvviso il mio corpo comincia a muoversi, come se una folata di vento mi stesse trasportando in un preciso luogo.
A pelo d’aria svolazzo sulle rovine finche’ il tutto si ferma: intravedo un corpo li’, steso per terra, con la schiena appoggiata ad una pietra.
Il tempo si ferma. Non vedo l’erba muoversi per il vento, non vedo le nuvole danzare nel cielo, non vedo il bagliore negli occhi di quel corpo.
Si ferma anche l’impazzito vento che mi ha trasportato fin qui; finisco a terra da un’altezza di un paio di metri.
Mi alzo raccogliendo tutte le forze rimaste e corro verso quell’anima inerme.
“No, non e’ possibile” - penso, ma era la verita’. Le presi la mano.
E rimasi li’…
luglio 10th, 2006 §
C’era una volta un calciatore. Pelato (ma non troppo), che a 34 anni gioca come un ragazzino di periferia intento a deridere l’avversario che ha calpestato e usato come trampolino per segnare in semi-rovesciata, oltrepassare il portiere, bucare la rete e prendere in piena testa una nonnina che passava di li’ per caso.
C’erano una volta tre scimmiette, che poi animali non erano, ma solo reincarnazioni di alcune spine che il nostro eroe non sognava neanche lontanamente di poter incontrare sulla sua strada.
Una sera non perfettamente precisata, Zizou era impegnato a combattere in uno stadio gremito di gente con al seguito (o dobbiamo dire “seguendo” ?) una palla con fantasie oro decorata per l’occasione.
Ad un tratto, dopo aver girato quel dito una miriade di volte, il nostro cavaliere senza macchia e senza paura si ritrovo’ dinanzi il suo peggiore incubo: una scimmia (che poi animale non e’) seguita da tre scimmie piu’ piccole (che poi animali non sono).
Le tre scimmiette proposero’ a Zizou di scegliere uno dei tre biscottini della fortuna che porgevano nelle loro mani. A scanso d’equivoci, le scimmiette rivelarono i tre messaggi prima della scelta.
Il primo biscottino nascondeva un fogliettino con su scritto “Sei un dopato”.
Il secondo recitava “Sei un terrorista”.
Il terzo, infine, lanciava messaggi ’subliminali’ (che non possono essere tramandati) riguardanti la sorella del nostro eroe.
Qualche minuto dopo, Zizou si ritrovo’ seduto ai limiti dello stadio.
La leggenda, inoltre, narra il pensiero della gente riguardo le tre scimmiette: a quale dei tre fogliettini dobbiamo credere?
luglio 9th, 2006 §
Si, posso ammetterlo. Noi italiani abbiamo la testa dura.
Ma anche no.
luglio 9th, 2006 §
Mi trovavo nei pressi di Chiarone, sesto settore, nelle profondita’ del quadrante 33 nella caviglia sinistra del mio paziente. Si, perche’ operare come medico nel “micro” settore frutta un bel po’, quanto basta per gustarmi una pizza d’asporto proveniente da una delle solite China Town sparse nello stivale. E poi, il raggio “non-so’-che-nome-dargli-ma-rimpicciolisce-la-gente”, modello 248-a21, con il frequente utilizzo elimina i disturbi intestinali. Cio’ che posso aspettarmi e’, nella piu’ grave delle ipotesi, un genoma mortale al cervello.
Ma tant’e’ che avverto il bisogno di quella pizza e cosi’ mi fiondo ad ogni richiesta di controllo piastrine e/o oggetti recapitati dal postino in locazioni sbagliate.
Mi trovavo in quei pressi insieme ad un piccolo esserino. E quando scrivo “piccolo”, intendo proprio piccolo. Quanto un fagiolo.
Uhm, forse un po piu’ grosso, ma il nocciolo resta quello (forse dovevo dire come una ciliegia).
Un piccolo esserino. Rosso al di fuori, non so’ di che colore sia l’interno (per chi mi avete preso?). Ma la cilieg… erh… il nocciolo e’ sempre li’. Mi segue con aria sbandata e un simil-occhio nero. Non riesco ad immaginare cosa abbia fatto la sera prima…
sera prima, il nocciolo (che chiameremo affettuosamente Noggy) si trova in un bar di nuova gestione nella periferia dell’intestino tenue
Noggy: (nei pressi del bancone) ?^éç°é*^?é°§ç°é°ç!”£$/&&%$?
Barista: Mi scusi signore, ma non comprendo il suo idioma. Potrebbe gentilmente spiegarmi “anche a gesti” cosa desidera?
Noggy: indicando il fondoschiena di una barista chinatasi per trafugare dei soldi ‘misteriosamente’ fuoriusciti dalla cassa
Barista: preparando il suo destro… Puff!
Mi trovavo sempre in quei pressi quando vidi qualcosa che correva minacciosamente nella mia direzione.
Si fermo’ a 2,4 cm dal palmo del mio naso (uhm no… forse era della mano…) e con mio grande stupore (??) scopri’ che quell’essere immondo non era altro che un “cornetto gelato” edizione limitata, maxi forma. Si, un cornetto. Quello che stacca una coppia dal baciarsi. Quello che quando ti cola giu’ per le dita ti metti a bestemmiare come un forsennato alla ricerca di un fazzoletto.
Non riesco ad immaginare come sia potuto arrivare fin li’ e soprattutto perche’ e’ al cioccolato e non bianco?
Questo immondo essere indica qualcosa. Non riesco neanche a capire dove stia indicando, dato la sua velocita’ nel muovere il simil-braccio destro, quando riesco ad intravedere qualcosa: “Non riesco a credere ai miei occhi” dico fra me e Noggy, quando provo ad urlare il nome di …
Mi sveglio. Trovo il telefono, il lettore mp3 e la sveglia sul pavimento. Riesco a percepire la posizione contraria che ho assunto nel mio letto. Ascolto inerme quelle fottute galline crocchiare.
Odio le domeniche mattina.
luglio 1st, 2006 §
Perche’ tutti i giocatori italiani (mettendo da parte Del Piero e Cannavaro) scendono in campo unti di gel?
Le restanti squadre sono tutte calve?