Come una fenice

giugno 28th, 2006 § 4

No, non sono morto e mi dispiace per voi ma dovrete sopportarmi almeno per un bel po’ (diciamo finche’ non mi stufo, cosa che non accadra’ molto facilmente, NdR).

Con un grido di dolore cerco l’anima del malore che questo mondo ha colpito. Io grido quello che penso, penso quello che scrivo, lascio a meta’ quello che scrivo. E, sinceramente, me ne fotto di essere pulito: mi va’ di scrivere di questo fottuto mondo in cui la falisita’ e’ il principio su cui si basa ogni persona, mi va’ di scrivere di una simil-scimmia che ti ronza in giro come una mosca svolazza intorno ad un cane morto sulle strisce pedonali.

Scrivo di quella persona che ero, di quella persona che non sono mai stato. Scrivo di quel di’ in cui tutto sembrava diverso, dove la parola regnava sovrana nella tua zona, dove l’espressione era alla base di ogni corpo regnante.

Non scrivo, grido.

Grido un fottuto “no” al mondo che non merita di essere vissuto, che non merita di essere capito. Grido un “si” a quel di’ in cui vidi la luce. Grido un “fatti i cazzi tuoi” a chi non deve neanche intraprendere la strada per venirmi incontro: decido io chi sta’ da questa parte del muro.

Mi sbatto delle ‘t’ in quel fottuto acronimo che vuole prendersi il merito di essere speciale anche se scritto da chi non lo e’.

Mi frego di te e di quando ti chiudevi in quello stanzino dove hai strinto amicizia con i ragni del piano di sopra. Mi frego di tutto quello che hai vissuto portandomi con te.

Mi frego del mio essere, mi frego dell’essere quello che sono.

Mi frego di me stesso, ma non posso fregarmi delle luci a cui tengo.

Mi frego di me stesso, ma non posso fregarmi di quelli a cui io frego qualcosa.

Mi frego di me stesso, e mi frego di quelli che di me se ne sbattono.

Non siete i soli.

Vorrei

giugno 24th, 2006 § 3

Questi sono giorni in cui tutto quello che vedo si riflette nella mia mente tagliuzzato in piccolissime parti.

Il senno di tutto cio’ e’ irreale o inspiegabile. Forse e’ qualcosa di strano, forse e’ qualcosa di misterioso, forse e’ solo questo caldo afoso.

Ma il fatto sta’ nel non riuscire a scrivere quello che vorrei scrivere.

Come oggi, galleggiando in un mare terribile, intravedo il sorriso di una piccola bambina incoraggiata dal suo papa’ a nuotare in mezzo ai flutti. E io sorridevo con lei. Non pensavo a niente, la mente era vuota e piccolissima, ma quel sorriso mi dava quella sensazione di felicita’. Si, non conoscevo quelle persone, ma non importa alla fine.

Deve esserci una spiegazione se appare un sorriso?

E non venitermi a dire che il caldo mi ha fuso il cervello.

O forse si?

I believe I can fly

giugno 15th, 2006 § 3

Inizio questo post con il titolo di una song molto famosa (la quale non riesco a capire ancora quale sia) iniettatami nell’orecchio dalla mia sorellina.

E continuo con una semplice frase che molti di voi avranno pronunciato un miliardo di volte nel corso della propria vita: “me ne fotto”.

Si poteva benissimo cambiare il “fotto” con “frego” ma io non sono educato e quindi scrivo come voglio. Scrivo quello che penso e quello che voglio pensare. Non quello che vorrei pensare.

Scrivo di fregarmene di quelli che non avvertono, scrivo di fregarmene di quelli che si credono di essere superiori, scrivo di essere felice per quello che ho, per quello che riesco a toccare intorno a me.

Non mi limito a scrivere cazzate una sull’altra, non mi limito a produrre verbi inconsistenti e fantasiosi: mi limito ad essere quello che voglio essere, quello che mi aiutano ad essere.

Ops, il plurale non va bene. Dovrei riformulare la frase, ma non sto’ qui a fare il precisino.

Mi basta poter dire che lei mi ha aiutato e mi aiuta ancor oggi.

Non mi interessa quello che pensa la gente. Non mi interessa se pure tu reputi questo blog un “pozzo di miele”.

La x sta’ in alto a destra. Clicca e chiudi il tutto. Io non ti ostacolo.

Io me ne fotto.

Resoconto di fine stagione

giugno 7th, 2006 § 5

No no, non sto’ parlando della recente fine della stagione calcistica (che qualcuno si staccasse da quel maledetto telefono), ma della “mia” stagione vissuta con orgoglio e speranza.

Uhm, non credo di averla vissuta in questi termini, ma tant’e’ che non ne ho trovato di diversi per indicarla.

Quindi, posso dire che: la scuola e’ finita; la primavera e’ finita; l’estate non e’ mai cominciata.

Sul primo argomento niente da ridire, quando trovi dei professori che non fanno caso a quello che mostri sopra, ma si soffermano sulla mezzana del corpo.

Cioe’, dovrei montarmi due palloni da basket sotto la maglietta per avere un voto piu’ decente? O basterebbe solo che salissi sulla cattedra e mostrassi la mia abilita’ nella “tarantella campagnola”?
Nell’ultimo caso potrei preparami alla bocciatura prematura o aspettarmi un qualcosa del genere:

inizio anno scolastico. Il preside, questo sconosciuto, si presenta in aula
Mr.So’TuttodituaSorella(il preside): Finalfire, mi segua un attimo in presidenza.
Finalfire:Uh, si va’ negli USA?
Mr.So’TuttodituaSorella:Oh, la sua ilarita’ mi commuove. Quindi, mi limitero’ a parlare in quest’aula: vada via. Non sopporteremo la presenza di ulteriori complessi folk in giro per i corridoi di prima mattina.
Finalfire:… (indicando il gruppo) “Ehy guys, we leaving from here”
Prof.d’Inglese:(entrando da una finestra)No no Finalfire, tempo sbagliato.
Finalfire:

La primavera e’ finita. E’ finito il tempo delle mele (ah, dovrei cambiare i palloni con le mele?), e’ finito il tempo dei fiori, e’ finito il tempo delle rondini (ne ho trovata una impiccata ad un palo con un bigliettino appeso che recitava “Una perdita di tempo”). In altre parole, e’ finito la stagione piu’ odiosa che esista in un anno: non sopporto l’idea di spendere milioni di euro in fazzoletti.

Poi, arriva l’estate. Cioe’, arriva con la pioggia in questo caso. Eh si, il tempo qui fuori ci offre luci e colori, finche’ non spostano il mega schermo al plasma e si veda fuori dalla finestra: cani e gatti che si rintanano sotto un albero abbracciati, automobili che inforcano la via sbagliata lasciando in bianco le prostitute, uccelli che vengono abbattuti dalla pioggia color verdignolo-acido, gente sull’uscio delle porte che aspetti che il temporale si plachi.

O che un fulmine colpisca l’albero sotto il quale si riparano il cane, e il gatto.

Dove sono?

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