Questa sera

aprile 29th, 2006 § 4

Quando la sera non sai che fare e ritornando da uno strano “panino collettivo” inciampi in quel fastidioso pensiero che ti ronza in testa a momenti alterni, sopratutto quando ti viene quella fastidiosa fame post-cena e non sai dove sbattere la testa (non ho mai pensato di sbatterla ad un albero; riuscirei a far cadere qualcosa?): il blog.

Si, quell’ammasso di html mal formulato che attrae una dozzina di persone, la maggior parte dei quali aspettano ancora che il debito di qualche anno fa’ venga finalmente concluso; ma sai di non voler concludere: tanto c’e’ tempo.

Domani mi aspetta una scampagnata in un qualche paesino sperduto nella mia regione. Non mi ricordo il nome, ma so’ che li’ le mucche regnano sovrane:
mucca_regina: ave o prodi umani del gran concerto bandistico, cosa vi porta in queste terre?
me: (“gran” ??) ehm… ma… sua Altezza Mucchezza, ci ha chiamato lei
mucca_regina: ah, vero! (gridando dalla parte delle cucine) “cuoco, a rapporto! gli extracomunitari son finalmente giunti!”
me: …
Potrebbe succedere qualcosa del genere, non credete?

Io no, ma qualche cosa devo inventarla per far sopravvivere questa pagina.

O almeno, per calmare i creditori.

Tie’

aprile 27th, 2006 § 14

E non m’importa.

Non m’importa se il tema rispetta le specifiche XHTML e CSS, oppure no.
Non m’importa se vi piace oppure no.
Non m’importa se correte per casa ululando “Al fuoco il nuovo tema” oppure no.
Non m’importa se “non m’importa” e’ grammaticalmente scorretto oppure no.
Francamente, non m’importa.

Tu sei superiore?

aprile 27th, 2006 § 12

Veloce post. Forse troppo. Ma il mio pranzo e’ pronto e ho fame. Ma un ritaglio di tempo lo dedico anche a questo strano blog e ai miei strani lettori.

Ma questa introduzione non vale. Non regge il gioco. Non e’ nel mio stile.

Forse non lo e’ neanche quello che sto’ pensando in questo momento. Oppure, niente di quello che ho sempre pensato fin’ora lo e’ mai stato.

Ma quello che continuo a pensare, da sempre, non si schioda dalla mia testa. La superiorita’ di una persona.

Quando un semplice essere umano si rende (forse sarebbe meglio dire “atteggia” ?) superiore ad un altro? Solo perche’ non credi nelle mie stesse cose? O solo perche’ sai di poter plasmare le persone come solo tu sai fare? O solo perche’ credi di essere superiore?

Superiore, per l’appunto. La consapevolezza di essere superiore degli altri. Ma di chi?

Forse di quelli che si credono di essere inferiori alla tua persona.

Ma dimmi una cosa: secondo te esistono?

Una semplice canzone

aprile 24th, 2006 § 14

Vi e’ mai successo?

Ascoltate una canzone, forse anche per caso e la ripetete fino alla nausea; ma se si verificasse soltanto la ripetizione, saremmo piu’ che felici: ma purtroppo non si ferma qui la storia.

La vostra mente vi impone di pensarla e ripensarla, di canticchiarla ad ogni movimento del vostro corpo, di sputarla in faccia in una qualunque lingua esistente (la maggior parte delle volte inventata da voi) ai vostri amici, i quali stanno ancora cercando il numero del piu’ vicino centro d’accoglienza per schizzofrenici.

Se fosse una melodia del grande Uematsu o del Mitsuda, potremmo anche sorvolare. Ma il tutto e’ racchiuso nel solito giro d’accordi accompagnato dal solito pianoforte, con la solita voce in sottofondo. E questa cosa vi da’ fastidio, molto fastidio. Ma non riuscite a togliervi dalla testa quella canzone.

Ora che ci penso, questo post sarebbe stato piu’ fico se avessi sostituito a “canzone” il sostantivo “song”. Ma, ne sarebbe valsa la pena?

Ma, tornando alla vostra futile vita, continuate ad ripetervi quella canzone, incessatamente. E non riuscite a spiegarvi cosa vi ha colpito di quella musica.

Solo sull’uscio del centro d’accoglienza per schizzofrenici vi accorgete di avere ancora le in-ear posizionate dolcemente nel vostro padiglione auricolare, con quel maledetto mp3-reader che non ha ancora terminato la sua carica.

L’unico mio dispiacere e’ aver beccato in pieno il viso di una mia amica: colpa della canzone.

Viva la “pascua”

aprile 16th, 2006 § 15

Avrei tanto da scrivere, ma la mia mente non riesce a pensare; sara’ che oggi ho mangiato troppo.
Sara’ che mi sono reso conto che a “pascua” la gente e’ tutta piu’ falsa.
Sara’ che alla sera ti ritrovi con un sorriso allungabile e modellabile fino ai padiglioni auricolari.
Sara’ che io non ci credo ma devo crederci per forza.
Sara’ che… boh, non saprei.

Sara’ che mi tocca fare gli auguri a tutti voi. O almeno, a chi ci crede.

Heppi ister tu iu.

Quando non ci sei

aprile 10th, 2006 § 16

Oggi non sono andato a scuola. E credo neanche domani. E dopodomani; continuero’ cosi’ fino a mercoledi’ prossimo. E si, tra vacanze di pasqua e vacanze “arbitrarie” io rimango a casa a non far niente. Cioe’, almeno provo a scrivere sul blog.

Stamattina sono stato svegliato da una sveglia non so’ come posizionata sul mio comodino. Ma la cosa piu’ strana e che suonava talmente forte che si e’ mossa di 4 cm fino ad arrivare per terra, distrutta.

Ora, non saprei cosa pensare. Le uniche soluzioni che mi vengono in mente sono:

a. cercare di riparare la sveglia improvvisandomi ingegnere astronomico ellettro-nucleare (non chiedetemi se esiste eh. Ma da’ quel tocco al post che non potrebbero dare piu’ di 1000 parole cool in inglese. Anche cool giusto?) e nel frattempo progettare un bunker anti-sommossa sotto casa mia. Forse insieme alle galline.
b. prendere la macchina tentando di non farmi beccare dalla polizia (beh, qui al massimo c’e’ un vigile) e correre al negozio piu’ vicino nel tentativo di scroccare una sveglia nuova per la modica cifra di 0,99�. Si vede che ho giocato a need for speed negli ultimi tempi?
c. cercare di rimetterla in sesto con lo scotch anche se non funzionante.
d. farmi una tazza di caffe’ e fregarmene.

Devo ancora decidere quale soluzione scegliere ma il tempo abbonda fino all’ora di pranzo, quindi…

Oggi non sono andato a scuola.

Si, l’ho gia’ scritto agli antipodi del post, ma ho dovuto riscriverlo per tessere il filo logico del post. Si, avrei potuto scrivere qualcosa come “Come detto agli inizi, …”, ma non mi garba. Quindi, continuate a leggere senza farvi troppi problemi.

Oggi non sono andato a scuola (e siamo a tre) e da qualche minuto un imponente pensiero bussa nel mio cranio, chiedendomi una risposta: “Ma ti sei mai chiesto cosa succede a scuola quando tu non ci sei?”.

Per molti questa domanda puo’ apparire insensata o inutile (compreso me), ma non voglio tenermi un essere che mi distrugge il cervello per l’eternita’ (cosa abbia da distruggere poi, non me lo so’ spiegare) quindi cerco di formulare qualche risposta e la scrivo. Almeno dopo qualche minuto le dimentico.

caso 1. la scuola diventa un centro balistico per attacchi atomici contro altre scuole. Si scommette sul numero dei feriti e s’insegna agli alunni le 10 regole della perfetta spia:

  1. non dire mai chi sei
  2. non dire mai chi potresti essere
  3. non farti vedere in giro
  4. non farti vedere a casa
  5. di’ a tua moglie (in questo caso la tua fidanzata) che rincaserai (ritornerai al pub) tardi
  6. se ti domandano come ti chiami, rispondi “Enzo Zaccaria Zuzzulo, in arte EZZ”
  7. se ti domandano quali sono i tuoi hobby, rispondi “osservare le donnine nude nel palazzo di fronte”
  8. quando entri in un bar, chiedi sempre “un bicchiere d’acqua corretto”
  9. se ti accorgi di essere pedinato, fai finta di avere una gamba rotta
  10. la notte e’ la tua vita. Il giorno puoi anche dormire.

caso 2. la scuola diventa un centro di danza che formera’ i migliori ballerini di tutta la nazione, che poi andranno a bussare alla porta di una casa dove si consumano drammi artistici nel corso di tutta la giornata.

caso 3. caso piu’ improbabile, la scuola diventa una scuola a tutti gli effetti. Le classi saranno abitate da alunni e insegnanti perfetti. I bagni splendenti come il diamante. Gli operatori scolastici (bidelli ?) come sempre, non faranno niente.

Non saprei proprio come immaginare la scuola quando non ci sono. E se per puro caso, ora entrassi in classe e non trovassi nessuno, con quella orrida lavagna spaccata in due, con la scritta “Have a nice day” ?

Dovrei iniziare a preoccuparmi?

Una sera di primavera

aprile 7th, 2006 § 4

… e non sai proprio che fare. Perdi tempo a cercare di creare quella maledetta classe Frazione, ma ti uccidi portando la tua testa al contatto col muro tante volte per quante sono le maledette variabili di quella struttura (e non contiamo le costanti).

Si, da qualche tempo mi diletto a codare in C++.

Codare? Si, codare. Il termine e’ una trasposizione da far paura, ma non mi piace scrivere “programmare”. Perche’? Semplice, odio le cose programmate da tempo. Perche’ credo che noi non dovremmo programmare un cazzo; perche’ credo che il destino sia tutto scritto li’, in cielo. Probabilmente, se ora alzi lo sguardo vedrai proprio il tuo destino (sicuramente vedrai un pezzo di muro. Se fai lo sforzo di uscire fuori, forse potrai vedere il cielo. Sempre se un uccello passante di li’ non ti caghi addosso. O se il muro che hai incessantemente guardato per piu’ di un minuto non ti abbia ammazzato prima).

Questa e’ una sera come tante altre. Cioe’, forse no: e’ diversa perche’ scrivo su questo blog anche senza ispirazione. Ma se dovessi aspettarla ogni volta, il blog non sarebbe mai nato. Ma tant’e’ che sono qui e quindi scrivo.

Scrivo di questo the liquefatto che sto’ bevendo. Non mi sembra normale, ne conosciuto dal mio palato. Quindi mi fiondo a scovare la scatola dove sono contenute le famigerate bustine dell’infuso. “Java”, leggo sulla suddetta.
Ma guarda, quelli della Sun si sono messi a fare anche il te. Non gli e’ bastato Solaris come schifezza.

Mettendo da parte questi richiami informatici, non saprei a cos’altro pensare. E non saprei neanche se “cos’altro” e’ accettato o meno dalla lingua italiana.

Ma tant’e’ (e ridagli) che in queste sere non ti viene voglia di far nulla o di almeno provarci.
Come quando provi a comporre qualcosa su quel maledetto strumento, ma non riesci a mettere due note di fila. Ah, la magnifica arte del suonare.

Uh, io suono. Si, da qualche anno. Ma non mi e’ mai piaciuto. E’ colpa di altri se io ora suono. E se mi piace la musica. Uhm… no, forse la seconda no.
Comunque, io suono. O almeno, ci provo.
Ma mi spiegate quale carriera potrebbe intraprendere un sassofonista da banda?

Ah, la banda. Non mi soffermo su di essa, anche perche’ non me ne frego. Io suono con quei compatrioti solo per scommessa:

madre: ma dai, perche’ non suoni alla banda?
finalfire: (inizialmente calmo) non mi piace. non mi piace neanche suonare.
madre: ma dai, almeno provaci!
finalfire: (gia’ stanco della conversazione) ho detto di no. punto.
madre: (gran coltello da cucina stile macellaio-serial-killer) entraci o ti uccido.
finalfire: …

Possiamo chiamarla scommessa? Boh, non credo.

Comunque, su certi aspetti e’ anche divertente stare in quella sala musicale che ospita la loro banda (dico “la loro” poiche’ non identifico me stesso in quel contesto. Proprio perche’ non me ne frego). Beh, divertente e’ una parola grossa. Cioe’, sono solo dieci caratteri, ma e’ grossa. Grossa perche’ se con “divertente” intendi il prendere per i fondelli qualunque estraneo entri nella sala, sei fuori. O forse no?

estate 2005: tutti in divisa per una imminente uscita.
persona_estranea: (entrando nella sala) scusate, avete mica visto mio figlio?
finalfire: (alitandola in faccia) di che colore e’ suo figlio?
persona_estranea: del nostro stesso colore!
finalfire: (con l’intenzione di appiopparla a morte) nostro stesso colore? ma scusi, ha visto questa sala? le sembra che tutti siano dello stesso colore? ma poi, come puo’ insinuare che io e lei siamo dello stesso colore? ha mai sentito parlare di Jackson? e poi, chi mi dice che lei non sia un alieno sceso sulla terra con l’intendo di procreare e distribuire i suoi figli alla popolazione via email?
persona_estranea: … mi scusi, credo che mio figlio non sia qui
Non l’ho piu’ rivista. Per una intera estate.

Che le mie supposizioni fossero esatte?

La notte prima della tragedia

aprile 5th, 2006 § 12

No, non e’ successo niente. E spero che continui cosi’ per un bel po’ di tempo. Mi dispiace per le vostre aspettative di morte e di cataclismi nei miei confronti, ma dovrete aspettare.

Comunque, meglio non sviare il post nel cestino e cercare di tirarlo su; vana impresa.

Stamani, grazie al consiglio di Alcatraz, sono (anzi, siamo) capitati in un cinema, per la visione di un film appena rilasciato nelle sale cinematografiche italiane (sfido io, e’ di stampo nazionale. Non credo verra’ distribuito fuori. E penso che gli strannieri non riuscirebbero a ridere al nostro “famoso umorismo”).

Per non creare nell’aria un senso “pubblicitario”, non citero’ in questo post il nome della pellicola. Che poi, neanche ricordo piu’.

Solito film, solite scene, solite battute. Niente di originale o forse si.

Uhm… No, mi sto’ sbagliando. Ma mi chiedo: come mai un film che riesce ad interpretare un pezzo di “giovinezza” viene capito ed ammirato e quando si esce fuori da quella enorme camera oscura, nessuno se ne frega un cazzo?

Beh, non so’ neanche perche’ ho posto questa domanda. Anche perche’, neanche io me ne frego.
Ma purtroppo questo e’ un blog e io sono un blogger. Quindi, il rapporto tra “blog” e “cavolate-di-ogni-genere” e’ ammesso e ben bilanciato. O almeno credo.

Ma non mancano i colpi di genio. Come definireste voi, in una scena ambientata molti anni fa’, la presenza di un manifesto elettorale di quest’oggi spiaccicato ad un muro in bella vista?

Errore di regia o la politica si e’ intrufolata nel proiettore?

Reloaded

aprile 4th, 2006 § 12

E qui ricomincia la strada. Ritrovata la via per la vita.

Potete pensare quello che volete. Potete pensare che sia uno sfigato, che sia un emerito decerebrato, che non sia un uomo. Beh, non e’ cosi’.

Pensate come la maggior parte, seguite il vostro pensiero.

Io, me ne sbatto.

E ritorno in vita, ritorno a galla da quello sporco mare in cui ero caduto. Forse, queste sono solo belle parole, belle frasi. Forse, non riusciro’ a mantenerle salde al mio cuore.

Ma l’importante e’ provarci. E io, ci sto’ provando.

Peggio di cosi’ non puo’ andare…

aprile 3rd, 2006 § 12

… e sarebbe bello pensarlo. Come sarebbe bello se fosse la verita’.

Ma quando credi che la tua vita sia sul ciglio di un burrone, dove non sai quando arrivera’ il momento di cadere dalla parte piu’ oscura di esso, ti accorgi che oramai sei caduto da un pezzo.

E quando credi che peggio di cosi’ non potrebbe andare, ti accorgi che la vita’ e’ una mera sequenza di dolore, di delusioni, di anime travagliate alla ricerca del proprio destino, della propria esistenza, delle proprie speranze.

E quando credi che queste cose a te non succederanno mai, quando credi che il tuo ideale sia come un forte impenetrabile, che la tua vita ti riservi qualcosa nel futuro, ti accorgi che invece sbagliavi. Ti accorgi di esserti illuso per niente, ti accorgi di essere stato allontanato dalla vita vera, di aver vissuto in un mondo estraneo ad essa per tutto questo tempo, che sei tu il problema della situazione.

E ti rendi conto che la tua vita non va’. Non riesce ad andare nel verso giusto, non riesce ad incanalarsi nel fiume che portera’ al mare, al futuro.

E ti rendi conto che quello che hai pensato fin’ora e’ sbagliato, tutto errato.

Quando sai di conoscere una cosa di te stesso che non vorresti conoscere. Ma quando ti viene detta da qualcun’altro fa’ male. E sai benissimo che si tratta della verita’. E questo ti fa’ ancora piu’ male, ripensando a tutti gli anni passati, quando non ti fregava di niente e di nessuno, quando stavi male ma dentro te stesso, quando non parlavi con nessuno.

E ora, dopo l’incontro viente lo scontro, dopo il paradiso viene l’inferno, dopo l’estate viene l’inverno. Quell’inverno che ti trafigge il cuore, che ti succhia ogni energia vitale presente nel tuo corpo, che ti scaraventa contro quello che sei stato e ti fa’ rimpiangere di essere su questa terra senza uno scopo, con tutti gli ostacoli che da sempre ti bloccano la strada.

E tu non riesci a continuare, non riesci a pensare, non riesci a vivere.

Ripensi a quei momenti e ti convinci d’aver sbagliato, d’aver fatto male i tuoi calcoli. Una retta tracciata male, che finira’ solo con un tuo gesto.
Pensi che sia sbagliato, pensi che sia errato, pens che sia ingiusto. Ma te ne sbatti, te ne freghi. E non riesci a pensare ad altro.

E lo scrittore scrive, scrive del suo addio, scrive dei suoi saluti, scrive dei suoi ringraziamenti, scrive dei suoi sentimenti.

E scrive, scrive, scrive, macchiandosi di sangue…

La passione e’ finita, la luce si e’ spenta. Fuoco alle polveri, le ceneri al vento.

Arrivederci, ragazzi.

Dove sono?

Stai sfogliando l'archivio aprile, 2006, sempre e solo su Hope.

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