Late

marzo 3rd, 2006 § 2

23.04 PM
Fedele scrive:
i bimbi a quest’ora dormono…
jenova ´ camilla_i_believe_in_you ´ don’t_lose_your_heart ´ my_life ´ nobody scrive:
._.”
jenova ´ camilla_i_believe_in_you ´ don’t_lose_your_heart ´ my_life ´ nobody scrive:
ma i noob sono sempre svegli

Four days in

marzo 2nd, 2006 § 8

E rieccomi qui.
Dopo 4 giorni d’assenza ritorno alla mia postazione per raccontare al mondo intero (va beh, diciamo solo i miei lettori) l’esternamento dalla vita quotidiana grazie alla gita menzionata un post fa’. Quattro giorni di puro divert… ergh, massacro.
Questo racconto si suddividera’ in 4 parti, per quanto sono i giorni.
Consiglio la lettura ad un pubblico malato di mente, meglio se incontinenti mentali; sconsiglio a tutti quelli che pensano che una gita serva a divertirsi.

Day One
La giornata inizia male. Alzandomi dal letto mi smonto un ginocchio grazie al comodino che magicamente trovo spostato di 10 cm dalla posizione precedentemente occupata.
Incurante del fatto di aver 2 calzini di colore diverso (verde acqua e rosso acceso) penso all’equipaggiamento da portare con me.
L’equipaggiamento… uhm… pensandoci non avevo neanche fatto la valigia la sera prima -_-”
Da gran sistemista, metto in moto l’ingegno; tutto quello che molte persone hanno pensato con due o tre giorni d’anticipo, io devo materializzarlo in meno di un’ora; pero’…
Dopo essere uscito di casa mezzo morto, con un viaggio di mezz’ora arrivo al punto di partenza predefinito: sembra un carcere, una clinica psichiatrica; Alcatraz in confronto e’ un parco giochi. Solo dopo essere partito mi accorgo che ero alla mia scuola ._.”
Un viaggio di merda mi permette di pensare che quella gita fosse tutt’un sogno, ma quando arrivai capii che mi stavo sbagliando e che ero finito nell’occhio del ciclone.
Neve. Neve dappertutto. In ogni direzione. Ci mancava solo d’averla nelle mutande (forse qualcuno di volonta’ propria ha voluto risolvere questo dubbio). Arrivo in un hotel dove mi sembra che gli anni ’80 non siano mai passati.
Dopo aver litigato con la reception, finalmente riesco ad entrare in camera. L’ambiente non e’ dei migliori ma e’ tutto gratis, questo mi basta.
Una veloce e turbolenta sistemazione e via in sala pranzo.
Voglio aprire una parentesi su questi momenti che si susseguiranno per 3 giorni: meglio non parlarne. Non per qualcosa, ma non vorrei che per qualche assurdo motivo questo blog venisse chiuso per atti osceni ._.
Chiudiamo la parentesi per narrare le gesta dell’antico “slittino mozza-collo”: un slittino in plastica, lungo si e’ no due spanne, e sfasciato nel mezzo; una vecchia leggenda popolare racconta che chi sale su questo slittino viene preso da un’irrefrenabile voglia di schiantarsi contro un albero mentre si scende da una rupe. E il fato ha voluto che proprio io presi quello slittino. Ma questa e’ un’altra storia, che verra’ narrata nel mio primissimo libro “La storia di un pirla e dello slittino che l’insegno’ a schiantarsi”.
Si faranno le 4 AM quando io prendero’ sonno. Ma non centro io. Dormire in una stanza dove non si puo’ stare zitti non e’ una delle mie piu’ remote aspettative e non potere uscire e’ ancora piu’ massacrante; ma io so’ perche’ l’ho fatto e ne sono felice.

Day Two
Un veloce cambio di camera apre la giornata alle piu’ recondite passioni del mio Io in quel momento: tornare a casa. Ma purtroppo non vi e’ possibile, quindi con coraggio decido di proseguire appiedato fino alla pista da sci, causa blocco pullman. E ma che ca**o pero’.
Bene, la scelta di vivere quella giornata e’ divisa in due fazioni: proseguire per l’impianto sciistico o rimanere in hotel. Molte persone non si arrendono e scelgono la prima, non sapendo a cosa andavano incontro.
Sembrava un campo di battaglia. 12 km disseminati di morte e distruzione. Tonnellate di neve agli argini delle strade, ragazzi stremati dalla fatica che si mangiano tra loro. Ma non e’ cosi’: sono solo 12 km che separano l’hotel dalla pista da sci.
Siamo partiti in una dozzina, siamo arrivati in 3. Io alla guida del gruppo, senza farli perdere d’animo, trascinandoli tra scorciatoie e strade arginate, ma senza mai perdere di vista l’obbiettivo: farci un panino appena arrivati.
Ps.: ascoltare un istruttore di sci per due ore non e’ male.
Ps..: prendere una lezione di sci non e’ male.
Ps…: le due cose sopra non mi serviranno mai a niente.
La notte prende la stessa piega della precedente, ma ho previsto tutto e mi so’ cercato una camera dove dormire in pace. Del motivo della prima nottata non me ne frega piu’ niente. Pero’.

Day Three
Ore 6.30 AM e’ stata la mia sveglia. In senso figurato, mi ha svegliato la tv con questa scritta e’ una sorridente fanciulla che non sa’ di essere una rompi balle per quasi tutti i nostri connazionali.
Un altro cambio veloce di camera ed eccomi ben che vestito per ritornare all’impianto sciistico. Ma stavolta in pullman: mica so’ stupido.
Questa volta mi allontano dagli sci, slittini, bob o amenita’ varie e decido di provare quelle strane che salgono su per la montagna. Parlo della funivia. L’ingresso nel posto non e’ dei migliori, dato che per saltare una matassa di neve scivolo e volo per terra per due o tre metri. Per un attimo, da quella prospettiva mi sembra d’aver visto un groviglio di topi che scappavano da un gatto affamato. Visione cartonesca, ma solo dopo qualche minuto ricordo che l’H5N1 ha ucciso un gatto proprio quella mattina. Che sia un segno?
Nel nocciolo, la funivia e’ una noia tremenda, ma arrivando in cima vieni preso da una voglia di saltare giu’ e farti tutta la discesa (15, 20 km?) a piedi. Non ho ancora capito il perche’.
Pomeriggio passato con delle amiche. Notte tranquilla, passata nello stesso posto del primo. Del motivo non me ne frega niente.

Ps.: Chi di voi ha capito che programma sia “Uomini e Donne”?

Day Four
Ultimo giorno che segna la fine di questa gi… ergh… massacro.
Veloce colazione (ma non dovevo evitarli questi argomenti?) e pronti a partire per la via di casa.
Come al solito, persa mezz’ora per gli eventuali danni, che poi eventuali non sono poiche’ c’e’ ne saranno sempre in ogni gita, questo e’ naturale.
Come la gita ha perso il suo pizzico di “vacanza”, questo testo ha perso il suo pizzico di “ironia” e si trasforma in un’accozzaglia di parole che sbattono al vento freddo della montagna bianca, in contrapposizione al nero di questo attuale blog.
Questa gita ha acceso in me qualcosa che non aveva mai fatto nessuno: inutile illudersi e non pensare a niente. Questa e’ la chiave per sopravvivere. E questa e’ la fine del mio racconto.

Ps.: mi fa ancora male il ginocchio.
Ps..: il libro uscira sotto forma di allegato alla rivista “Mille e uno modi per voltarsi e dire See Ya”

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