Quando ti chiedi cos’e’ la vita
Sono delle piccole situazioni, delle piccole emozioni che mi permettono di scrivere qualcosa di sensato su questo misero blog. Ma a volte, una situazione cosi’ imprevista scatena nella tua mente un senso di vuoto, di desolazione, di odio verso il mondo, di incomprensibili idiomi da scrivere in un sensato italiano su questo blog. Ma purtroppo, mettendo in risalto l’ultima parte, non e’ cosi’.
Oggi, come tutte le volte, sono riuscito a superare l’estasi del “dopo-dormiente” e ho portato fuori il mio racido corpo fuori dalla mia camera, con l’intento di partire per la solita Alcatraz (forse non si merita neanche la “A” maiuscola) che ospita un’assemblea d’istituto.
Uhm… “Istituto”: ma sicuro che stiamo parlando della mia scuola?
Comunque l’equazione “assemblea = non-fare-un-cavolo-e-squagliarsela-appena-possibile” sara’, come sempre, tentata di essere soddisfatta.
Dopo qualche minuto e qualche contusione presa per colpa della strada da me intrapresa, mi ritrovo in un porto. Si, un porto. Tutti sapere cosa sia un porto vero? Quella zona piena di barche e di uomini incappucciati, intrisi di qualche strana sostanza marittima, intenti a raccontare vecchie leggende del mare. Un esempio:
marinaio1: oh oh oh, moltissimi anni fa’ ho pescato un pesce lungo 10 Mt.
marinaio2: oh oh oh, moltissimi anni fa’ ho trovato un forziere d’oro in una fossa.
marinaio3: oh. fino a ieri, io ero il sindaco.
marinaio1 e 2: oh oh oh!
Ma la faccenda non e’ questa. Siamo totalmente fuori dal senso del post. Ma che post sarebbe senza l’ordinaria confusione?
Il fatto sta’ che vicino i porti c’e’ quasi sempre la spiaggia. E in questo porto c’e’.
Naturalmente, l’idea di buttarmi in mare non mi ha neanche sfiorato, con il freddo che fa’ in questi giorni, rotto si e no da qualche colpo di sole che, francamente, ti scassa anche le scatole.
Ma quello che mi ha colpito non e’ stato il mare, la sabbia o un qualche misero scoglio. Neanche il panorama che qualche sdolcinata persona puo’ osservare in quel contesto, niente di tutto questo.
Quello che mi ha colpito e’ stato un bambino. Si, un ragazzino seduto sulla spiaggia, che stava fissando il mare, immobile. Ma non era un ragazzino qualunque: da lontano notavo qualcosa che mi sfuggiva, qualcosa che non riuscivo a prendere e a capire, qualcosa che alimentava in me una sensazione di stupore, di mistero.
Data la situazione, mi son deciso a sbarcare su quella landa misteriosa, ed avvicinarmi a quel bambino.
Era un semplice bambino, come tutti gli altri, anche se affetto da sindrome di Down. Un ragazzino come tutti gli altri.
Conosco molto bene le persone affette da questa sindrome e le considero un normale membro del genere umano, un po’ speciale. Si, speciale. Loro sono speciali, perche’ dentro di essi hanno un qualcosa che noi non abbiamo, un qualcosa che noi non riusciamo a comprendere.
Avvicinandomi a lui, mi sono seduto sulla sabbia e ho notato una sua passione per le pietre. Ne aveva collezionate una ventina o giu’ di li’, tutte messe a fila, in ordine crescente. “Forse un gioco che gli avranno insegnato i suoi amici o tutori”, mi viene da pensare. E forse e’ proprio cosi’.
Ho provato a parlargli, gli ho chiesto il suo nome, la sua eta’ e? perche’ era li’ da solo. Mi ha risposto, anche se con un po’ di difficolta’ e mi ha preso la mano, cominciando a dondolare su di esso, ammirando il mare. Forse era felice che io ero li’ o qualcosa gli passava per la mente, chi lo sa’. Ma fatto sta’ che anch’io ero felice di trovarmi li’, a far compagnia a quel bambino. Ero felice perche’ lui lo era. E questo mi bastava.
Qualche minuto dopo e’ arrivata una signora di media statura, che si affermo’ essere la madre. Mi ha ringraziato di essere stato li’ con il suo figlioletto, ma io ho soltanto fatto un cenno con la testa, sorridendo.
Poco prima che se ne andasse, ho sentito un pensiero trafiggermi ogni neurone del mio cervello, cosiche’ le mie labbra si mossero come incantate e si rivolsero’ alla donna, dicendogli: “Signora, suo figlio e’ speciale, piu’ di chiunque altro. Ha un dono che molti cercano invano nella propria vita: quello di essere felice”.
Con questa frase chiudo questo post. Non so’ neanche perche’ l’abbia scritto: forse perche’ la gente dovrebbe capire molte cose dalla vita; forse perche’ la gente si affatica troppo a trovare quello che vuole, quando basterebbe voltarsi indietro per averlo; forse perche’ la gente non pensa a come vivere la vita; forse perche’ la gente e’ fatta cosi’.
Categoria: All This
mi piglio male se mi scrivi puttanate (realistiche) sui pescatori e poi ti metti a parlare seriamente -.-’
Davvero un bel post.
@Sharphead: lol. scusa il cambiamento di rotta.
@sydarex: :*
bello. grazie mi ci voleva ;_;