Che titolo daresti ad un post?

marzo 31st, 2006 § 8

Molte volte non e’ il contenuto del post il problema che viene incontro ad un blogger, ma il titolo da dargli. E a volte ci sono titoli senza senso, come il post d’altronde.

Ma, cosa volete farci, un blogger e’ un blogger proprio per questo. Perche’ scrive quando ha voglia, perche’ non pensa a quello che scrive, perche’ scrive e’ basta.

Ma il peso del successo si fa’ sentire anche per un blogger. Quando dalle 10/20 visite quotidiane si passa alle 100/200, il blogger entra in una sorta di tunnel con una sola uscita: la chiusura del blog.

Si nota uno strano comportamento da parte del blogger di turno: comincia a sudare, a diventare isterico e pronto ad uccidere per ottenere una semplice ispirazione per un suo post. Si puo’ constatare il blog abbandonato per settimane, finche’ dai fidati feed-reader dei lettori piu’ accaniti compare il messaggio “Finalmente quel cazzone ha aggiornato il suo blog con (squillo di trombe in formato wav) 1 post”. Sempre meglio di niente.

Per fortuna, tutto questo non si e’ avverato per ora, riguardo questo blog.
Ma certamente avrete capito che non ho un cavolo da fare oggi (apparte studiare e andare a suonare) e che scrivo le solite baggianate (questa peggiore delle altre) sul blog.

Ma certamente vi sarete accorti che la parola “blogger” e’ stata ripetuta 7 volte su questo post. Senza contare “blog”, che si mantiene a quota 6.

Ma sicuramente vi sarete accorti che questo post non ha senso. Beh, cosa volete farci?

Ps. ho scritto alcune dediche (3) in questi giorni. Dite che potrei pubblicarle? Non vorrei rovinare l’atmosfera creatasi in questo blog.

Pps.: e siamo a 7 pari.

La maggior parte delle persone

marzo 25th, 2006 § 17

Il titolo del post e’ una dedica. Ma non la solita. E’ un atto voluto, un gesto iniziante. E’ per far capire che non devi considerare quella persona uguale agli altri, perche’ non e’ cosi’. Quella persona ti vuole bene e cerca di spingerti a essere una creatura celeste anche in questo mondo, come fai sempre. Devi fidarti di quella persona, come lei si fida ciecamente di te.

L’introduzione di questo post spinge a pensare a un mondo fatato, un mondo incredibilmente bello. Ma come ben sappiamo, meglio troncare qui’ le speranze di molti, guardando in faccia la realta’. Il mondo non e’ bello, e’ speciale. A volte e’ speciale solo perche’ lo vedi dagli occhi di una persona. A volte e’ speciale perche’ contiene una fantasia di armonie, coinvogliate in un’unica essenza che rappresenta una persona unica. A volte e’ speciale perche’ ti senti ripetere sempre le stesse cose, ma sai che ti piace ascoltarle. A volte e’ speciale solo perche’ abbracci una dea, entrando in un nuovo universo, dove vorresti che il tempo si fermasse per sempre. A volte e’ speciale ma non troppo. A volte e’ speciale perche’ gongoli al sapere che la gente pensa un qualcosa che neanche lontanamente hai mai sfiorato con la tua mente e che continui a non farlo. A volte e’ speciale perche’ due persone sono complici della loro vita, fuori dagli occhi dell’ignorante umanita’. A volte e’ speciale. E basta.

Ieri sera sono ritornato dal mio “finalmente-eccomi-ripartire-alla-ricerca-di-nuove-avventure”. No, non siamo in un anime di culto in qualche paese orientale (lo sottolinea anche il fatto che di avventure nemmeno l’ombra). E non siamo neanche in qualche film dove l’attore principale crede di esserlo ma invece viene chiamato solo per le scene “pericolose”:
regista: attore-non-identificato, ti voglio sul set in meno di 2 secondi.
attore-non-identificato: eccomi qui. cosa devo fare questa volta?
regista: ascoltami bene. siamo nella scena clou del film: il tuo personaggio deve raccogliere la cacca del “super-mega-cane-spaziale” e portarla in un laboratorio di ricerca nell’”area-con-un-numero-compreso-tra-0-e-99″. non possiamo far girare la scena all’attore principale, causa un elevato grado di rischio: potrebbe sporcarsi le mani.
attore-non-identificato: …

Ma come ben sappiamo, ogni persona e’ disposta a fare qualunque cosa per cercare la fama, la ricchezza e altri stati sociali corrisposti. Beh, come dargli torto.
Quindi anche a me tocca portare avanti questo blog. Si, a suon di baggianate e cavolate varie, ma che ci volete fare? Sono solo un povero blogger senza una meta di default (predefinita non mi garbava) fin’ora. E voi dovete sopportarmi.

Ore 5.22: la giornata inizia piu’ che bene! Alzandomi dal letto, dopo aver barcollato nella mia stanza per circa un minuto, il mio cranio fa’ di tutto per confrontarsi con l’armadio. Una lotta all’ultimo sangue, dove uscira’ vincitore il semil-legno lavorato in fabbrica.
Ore 6.10: non me la sento. Proprio no. Ma stiamo partendo, quindi meglio lasciarsi andare e staccare il cervello per circa 3 ore, la durata del viaggio.
Ore 9.30: si scende dall’autobus. Per visitare un museo, con anticaglie di qualunque genere e due statue che ti guardano impietrite da anni. Poi, dire che una ha la sfortuna di essere senza un occhio o dire che non me ne frega nulla, e’ la stessa cosa. Ma la mia mente mi fa’ venire in mente il perche’ aver partecipato alla gita: una persona.
Due minuti piu’ tardi, l’oblio.
Ore 13.11: no, l’orario non e’ approssimativo. E’ un orario ben definito (l’ho segnato appositamente), che mi ricorda il colloquio tra me e una dea. No, non ho fumato o altro. Dal limpido mare della costa, si era innalzata una creatura. Non saprei come fosse fatta, ricordo solo che portava grandi occhiali da sole e due collane, un cuore e’ un implosione con un brillantino nell’estremo quadrante nord-est.
La parte migliore della giornata. Sarei partito anche solo per quel momento. Non di piu’.
Ore 15.00: dall’altra parte della costa. Dall’altra sponda. Messina. Nulla a che dire con l’architettonica del posto, ma sinceramente, com’e’ di mio solito, non me ne importava nulla. Diciamo di aver passato 3 ore a girare inutilmente. Ma almeno ho iniziato un book fotografico e ho affinato le mie abilita’ di “ripresa-soggetti-splendenti”.
Ore 18.20: si riparte per l’altra sponda e per il luogo di casa. Solita vita, solite scene. Il divertimento sta’ nel manipolare le menti altrui. Il mio secondo libro, che uscira’ in collaborazione con un mio compagno, potra’ essere acquistato la modico prezzo di € 15,99 in tutti gli autogrill sparsi per lo stivale. Il titolo? “Come attaccar bottone alla camica di un angelo, parte prima”. La seconda parte (ancora in fase di preview) avra’ come titolo “Come farsi piacere un bagno pubblico in 101 metodi”.
Ore 23.00: apro’ l’uscio di casa. Mi sento in un altro mondo. Mi sento sereno.

Sbatto di nuovo al mio armadio.

Il turismo non favorisce l’etnismo, solo il razzismo

marzo 23rd, 2006 § 6

Non chiedetemi se si possa dire “etnismo”. Ma sono troppo pigro per documentarmi sull’esistenza della suddetta parola.

Piu’ che altro, tirare in ballo un post ogni volta che parto mi sembra diseducativo per i blogger e per i bambini:

bambino1: mamma mamma, finalfire non aggiorna mai il suo blog, sigh…
mamma_del_bambino1: oh, ma tu lo segui ancora?
bambino2: (spuntato da sotto una playstation) io credo che finalfire se ne freghi con gran classe.
mamma_del_bambino2: ehy! non voglio sentirti piu’ parlare in questi termini!
finalfire (che poi sarei io): (materializzandosi magicamente dalla porta ethernet della playstation) signora, deve lasciare a suo figlio la liberta’ di esprimersi come vuole. finche’ non gli spezzo le gambe.
tutti: …

Ma, chiudendo questa strana parentesi familiare, spiego il motivo del mio post: domani parto, di nuovo. Non mi era mai capitato di girare in lungo e in largo per lo sporco stivale in cosi’ poco tempo; diciamo che non mi era mai capitato di girare per lo sporco stivale.

Ma comunque, domani parto per il sud: messina o giu’ di li’. Una sfacchinata, questo e’ certo. Un mortorio, ancora piu’ sicuro.

“Partire” mi sembra grossa come descrizione dell’evento. Anche perche’ questo viaggio e’ di un giorno, non di piu’.
Francamente, me n’infischio.

Ma lo faccio per distrarmi, per allontanarmi dalla solita vita, anche se solo per una dozzina di ore. E questo post mi e’ d’aiuto. Cioe’, non tanto, ma e’ d’aiuto ai miei lettori, che penseranno che sia morto per l’assenza dal blog. Forse a qualcuno farebbe anche piacere, ma fin’ora sono vivo. Altrimenti non potrei scrivere queste baggianate, dove ogni paragrafo inizia con un “ma”.

Ma mi rendo conto che nessun altro post e’ piu’ confusionario di questo (senza contare la mia testa). Mi rendo conto che il titolo non centra un bel niente con il post.
Mi rendo anche conto che ho sempre odiato “via col vento”.

Tanti auguri a me

marzo 20th, 2006 § 10

Ho sempre odiato i compleanni. Ma non per qualcosa di speciale, solo perche’ li considero giorni come altri.

Oggi ricorre la fatidica ricorrenza della mia nascita, 17 anni fa’. Ma non mi vanto di questo o mi sento vivere un tempo particolare. Niente di tutto cio’, un giorno come un altro. Ma questa volta e’ stato diverso.

Anche se pieno di falsi sorrisi, false persone e ingannevoli auguri, una persona in particolare ha pensato a questo giorno in maniera speciale, in un modo che non avrei pensato esistesse, ma di cui ho avuto la prova contraria. E quella persona ottiene da me un ringraziamento speciale, quasi unico. Ma non per un regalo o per un augurio, semplicemente per il pensiero, che e’ andato oltre le mie aspettative.

Purtroppo, questo blog classifica le cose peggiori della vita, quindi no smancerie e/o dolciumi vari (anche se mi piacciono le paste).

E, purtroppo, questo post fa’ pena. Volevo scrivere un racconto, una storia intrisa di colpi di scena. Ma ho perso l’ispirazione e le idee.

Sara’ perche’ e’ il mio compleanno.

Dimenticavo. Grazie di tutto.

Quando ti chiedi cos’e’ la vita

marzo 18th, 2006 § 4

Sono delle piccole situazioni, delle piccole emozioni che mi permettono di scrivere qualcosa di sensato su questo misero blog. Ma a volte, una situazione cosi’ imprevista scatena nella tua mente un senso di vuoto, di desolazione, di odio verso il mondo, di incomprensibili idiomi da scrivere in un sensato italiano su questo blog. Ma purtroppo, mettendo in risalto l’ultima parte, non e’ cosi’.

Oggi, come tutte le volte, sono riuscito a superare l’estasi del “dopo-dormiente” e ho portato fuori il mio racido corpo fuori dalla mia camera, con l’intento di partire per la solita Alcatraz (forse non si merita neanche la “A” maiuscola) che ospita un’assemblea d’istituto.
Uhm… “Istituto”: ma sicuro che stiamo parlando della mia scuola?

Comunque l’equazione “assemblea = non-fare-un-cavolo-e-squagliarsela-appena-possibile” sara’, come sempre, tentata di essere soddisfatta.

Dopo qualche minuto e qualche contusione presa per colpa della strada da me intrapresa, mi ritrovo in un porto. Si, un porto. Tutti sapere cosa sia un porto vero? Quella zona piena di barche e di uomini incappucciati, intrisi di qualche strana sostanza marittima, intenti a raccontare vecchie leggende del mare. Un esempio:
marinaio1: oh oh oh, moltissimi anni fa’ ho pescato un pesce lungo 10 Mt.
marinaio2: oh oh oh, moltissimi anni fa’ ho trovato un forziere d’oro in una fossa.
marinaio3: oh. fino a ieri, io ero il sindaco.
marinaio1 e 2: oh oh oh!

Ma la faccenda non e’ questa. Siamo totalmente fuori dal senso del post. Ma che post sarebbe senza l’ordinaria confusione?

Il fatto sta’ che vicino i porti c’e’ quasi sempre la spiaggia. E in questo porto c’e’.
Naturalmente, l’idea di buttarmi in mare non mi ha neanche sfiorato, con il freddo che fa’ in questi giorni, rotto si e no da qualche colpo di sole che, francamente, ti scassa anche le scatole.

Ma quello che mi ha colpito non e’ stato il mare, la sabbia o un qualche misero scoglio. Neanche il panorama che qualche sdolcinata persona puo’ osservare in quel contesto, niente di tutto questo.

Quello che mi ha colpito e’ stato un bambino. Si, un ragazzino seduto sulla spiaggia, che stava fissando il mare, immobile. Ma non era un ragazzino qualunque: da lontano notavo qualcosa che mi sfuggiva, qualcosa che non riuscivo a prendere e a capire, qualcosa che alimentava in me una sensazione di stupore, di mistero.
Data la situazione, mi son deciso a sbarcare su quella landa misteriosa, ed avvicinarmi a quel bambino.

Era un semplice bambino, come tutti gli altri, anche se affetto da sindrome di Down. Un ragazzino come tutti gli altri.

Conosco molto bene le persone affette da questa sindrome e le considero un normale membro del genere umano, un po’ speciale. Si, speciale. Loro sono speciali, perche’ dentro di essi hanno un qualcosa che noi non abbiamo, un qualcosa che noi non riusciamo a comprendere.

Avvicinandomi a lui, mi sono seduto sulla sabbia e ho notato una sua passione per le pietre. Ne aveva collezionate una ventina o giu’ di li’, tutte messe a fila, in ordine crescente. “Forse un gioco che gli avranno insegnato i suoi amici o tutori”, mi viene da pensare. E forse e’ proprio cosi’.
Ho provato a parlargli, gli ho chiesto il suo nome, la sua eta’ e? perche’ era li’ da solo. Mi ha risposto, anche se con un po’ di difficolta’ e mi ha preso la mano, cominciando a dondolare su di esso, ammirando il mare. Forse era felice che io ero li’ o qualcosa gli passava per la mente, chi lo sa’. Ma fatto sta’ che anch’io ero felice di trovarmi li’, a far compagnia a quel bambino. Ero felice perche’ lui lo era. E questo mi bastava.

Qualche minuto dopo e’ arrivata una signora di media statura, che si affermo’ essere la madre. Mi ha ringraziato di essere stato li’ con il suo figlioletto, ma io ho soltanto fatto un cenno con la testa, sorridendo.

Poco prima che se ne andasse, ho sentito un pensiero trafiggermi ogni neurone del mio cervello, cosiche’ le mie labbra si mossero come incantate e si rivolsero’ alla donna, dicendogli: “Signora, suo figlio e’ speciale, piu’ di chiunque altro. Ha un dono che molti cercano invano nella propria vita: quello di essere felice”.

Con questa frase chiudo questo post. Non so’ neanche perche’ l’abbia scritto: forse perche’ la gente dovrebbe capire molte cose dalla vita; forse perche’ la gente si affatica troppo a trovare quello che vuole, quando basterebbe voltarsi indietro per averlo; forse perche’ la gente non pensa a come vivere la vita; forse perche’ la gente e’ fatta cosi’.

Il tempo sfugge

marzo 14th, 2006 § 6

Tra sei giorni si presentera’ il tempo della genesi di tutto quello che e’ accaduto fin’ora. Bussera’ alla porta della mia vita e si rifera’ vivo per la diciassettesima volta, rinfacciandomi tutto quello che e’ successo dalla nascita della conseguenza di quell’evento. E si presentera’ sotto forma di falsi saluti, di ipocrite messe in scene e di incontri inaspettati.

Ho sempre odiato i compleanni.

Faccio bene a fottermene

marzo 13th, 2006 § 10

E si, faccio proprio bene a fottermi.
Di cosa, vi chiederete.
Ma della vita, mi viene spontaneo dirvi.

Ma mi verrebbe ancor piu’ spontaneo raccontarvi un po’ della mia vita, dei miei comportamenti. So’ per certo che ve ne fregate ma se volete almeno comprendere in parte il significato di questo post, dovete continuare a leggere. Se ve ne frega pure del post, andate a farvi una doccia.

Dovete sapere, miei cari lettori, che io sono portato a farmi in quattro per le persone a cui tengo. E qui possiamo ben precisare che sono pochissime. Quasi nulle, ma quelle che ci sono per me contano molto di piu’ di quanto esse possano immaginare. Se loro lo sanno, bene. Se non riescono a capirlo, che si fottano. Ma l’importante e’ che ci creda io.

Ma il bello si manifesta quando io divento protettivo nei confronti altrui. E come se diventassi un bodyguard al servizio di qualche capo di stato.
Uhm, forse in quel caso non mi ammazzerei per loro, anzi.

Ma per le persone a cui tengo, mi ammazzerei pure. E sono consapevole del mio errore, ma non posso farci niente. E’ piu’ forte di me.
Ma oggi, alcuni eventi mi hanno fatto pensare. E anche un bel po’. Tanto che ho pensato che mi e’ venuta pure l’ispirazione per scrivere questo post.

Credo d’aver capito che farsi in quattro per la gente non ti porta a niente. Non serve a niente. E non lo dico perche’ tanto so’ che appena mi passa questa dannata febbre mi passa anche questa idea, ma lo dico perche’ l’ho capito. Preoccuparsi per gli altri e’ inutile, una perdita di tempo. Lo so’, queste sono frasi fatte, forse scritte e pronunciate da milioni di persone. Ma io l’ho capito solo in questi ultimi periodi. E’ una colpa?

Ma la cosa piu’ assurda e’ che sono giorni che penso a qualche idea per scrivere sul blog. E oggi, dalle piu’ assurde ispirazioni che questi momenti stanno fecondando, mi sono reso conto che questa era una idea su cui scrivere qualcosa. Per sfogarmi, per farlo sapere a qualcuno.

Ma questa ispirazione fa’ male. E comincio a pensare che fosse stata meglio non trovarla mai.

Quando certe cose ti fanno pensare

marzo 10th, 2006 § 8

Cosi’ me ne stavo in giro per la blogosfera a cercare qualche nuovo blog da spluciare e, perche’ no, da leggere appassionatamente. Ma pochi ne ho trovati.

Cosi’ come e’ malefico per i miei lettori iniziare un cavolo di post con la parola "Cosi’", ripetendola ben tre volte fino a questo punto. Cosi’. E siamo a quattro.

Ma il dissidio interiore che questa sera mi trapassa l’anima e’ rappresentato da una domanda che tormenta gli uomini dall’inizio dei tempi: "cos’e’ la vita?"

Sinceramente, non me ne frega un cazzo. Mi basta vivere, gia’ e’ tanto per la mia persona. Se poi vivo per me stesso o per una creatura celeste, poco importa. Basta che io sia qui.
Ma il motivo che mi ha fatto pensare e che mi ha spinto a provare a scrivere un post come questo, e’ ben diverso.

Come scrivevo all’inizio, giravo per la blogosfera in cerca di qualche blogger cazzuto. E pochi ne ho trovati.

Ma su un blog di mamma splinder ho trovato una cosa che, sinceramente, mi ha fatto pensare. Un filmato in Flash.
Credo che sicuramente sappiate cosa sia. Se la risposta e’ negativa, fottetevi. Se la risposta e’ positiva, continuate a leggere.

Dicevo, questo filmato mi ha fatto pensare. Ma non ha un tema filosofico o realistico, magari riguardante la ragione di vita di noi essere umani; niente di tutto cio’. Quel cazzo di filmato non e’ altro che un cane. Si si, avete letto bene. Un cane. Un cazzo di cane che guarda fisso in un punto, finche’ non incrocia il tuo sporco mouse nel suo sporco mondo di 200 x 200 pixel. E ti rompe i maroni, seguendo il tuo puntatore con la testa, effettuando assurdi contorsioni della sua spina dorsale (i cani hanno una spina dorsale?).

Posso anche essere considerato un pazzo, ma quello che mi ha colpito e’ il suo sguardo. So’ che e’ solo un cazzo di filmato Flash, ma non posso farci niente. Mi guardava con quegli occhioni lucidi. E io m’incazzavo come una bestia. Non riesco a capire il motivo. Ma, qualche minuto fa’ non ho resistito e ho violentemente incassato il mio mouse sul tappetino, cercando di sviscerare quello stupido cane, con la conclusione di poter gettare nell’immondizia un mouse Logitech wireless.

Pero’. E poi dicono che l’espressione non esiste.
Non hanno considerato quel cazzo di cane.

Donne e la loro festa (???)

marzo 8th, 2006 § 9

Non me ne vogliano le lettrici del mio blog, ma se leggerete attentamente capirete che questo post non e’ altro che un invito a tutti gli uomini a comportarsi trecentosessantacinque giorni all’anno come lo fanno in questo cavolo di otto Marzo (nessuna eccezione in caso di anno bisestile).

Io sono un ragazzo di 17 anni. Non posso far confronti o sondaggi su donne di eta’ superiore ai 20, anche perche’ mi prenderebbero a calci negli stinchi.
Ma posso affermare che, prendendo 4 ragazze comprese tra i 15 e i 17 anni, non conoscono la genesi di questa festivita’. Forse perche’ e’ l’anniversario della scoperta del mascara? Francamente, non credo.

Ma non sono qui per spiegarvi che la festa delle donne e’ un giorno di celebrazione per le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne ed è una festivit? internazionale celebrata in diversi paesi del mondo occidentale. Sinceramente, potrebbe non fregarmene, ma un curioso avvenimento di oggi mi ha fatto cambiare idea, spingendomi a scrivere questo dannato post.

Ore 12.35 o giu’ di li. Uscendo dalla spaventosa Alcatraz, mi accingo a salire sul mio adorato autobus che amo alla follia da quando non mi fa uccidere per prenderlo di corsa; ma l’autista mi sta’ sempre sulle scatole.
Comunque, avendomi impossessato del mio solito posto, inizio un piccolo colloquio con un mio compagno: l’argomento si ferma sulla “mimosa”, che vediamo infestare ogni centimetro di spazio non occupato da materia. Come ben sapete, la mimosa e’ il fiore che convenzionalmente si usa regalare alle dirette interessate per questa festa.

Io non sono contrario alla mimosa. Ma neanche favorevole. Forse perche’ mi da’ un tremendo fastidio al naso e ai miei occhi, o forse perche’ odio il giallo.
Fatto sta’ che, mentre stavo esprimendo il nocciolo del mio pensiero, “casualmente” (tra virgolette, l’ha fatto appositamente) mi ritrovo davanti una ragazza che comincia a farmi la solita ramanzina.
In un primo momento ho cercato di ignorarla, ma la sua vocina era cosi’ invadente che qualcosa in me e’ scoppiato. Da li, il secondo Big Bang.

No no, l’autobus non e’ esploso (purtroppo). E io ero piu’ tranquillo di quando ero sotto intervento otto o nove anni fa’ (mi ricordassi che mi hanno fatto). Ma, i suoi discorsi erano talmente inutili che non ho potuto resistere a controbbattere con illuminazioni filosofiche:

ragazza: …bla…bla…bla…perche’ non vuoi la mimosa per le ragazze… bla..bla..
me: scusa un attimo. ti sei mai chiesta perche’ proprio l’otto marzo ti regalono un fiore? ti sei chiesta perche’ SOLO l’otto marzo ti regalono un cazzo di fiore?
ragazza: (cominciando a sudare) beh… perche’ e’ una festa per l’indipendenzita’ (pronunciato cosi’ come scritto) delle donne… bla…bla…
me: (iniziandomi a rompere le …) beh, mettendo da parte la sintassi un po’ fuori dagli standard, a che cavolo pensi serva una festa del genere? a far comprare regali agli uomini per le donne? per quello, esiste gia’ s. valantine (beh che tutte sono commerciali oramai). non credi che, se gli uomini dovrebbero portare rispetto alle donne, dovrebbero farlo tutti i giorni di un cazzo di anno e non solo questo maledetto 8 marzo?
ragazza: (ko gia’ a questo punto; e io che speravo in un bel match intellettuale) …beh, ma io pensavo… ma tu non puoi…
me: beh, io ti consiglio di andare a casa e farti una bella doccia fresca. forse la tua testolina si svuota e riuscirai a capire la vita come gira per davvero.

Il discorso finisce nello stesso istante che le porte si aprino per far scendere il popolo. E anch’io me ne vado.
Non so’ che fine abbia fatto la ragazza. Forse e’ rimasta su quell’autobus a pensare. O forse se ne fregata. E io gli do’ pure ragione. In fondo, se non si’ ascolta, come si puo’ pretendere di andare avanti?

Interrogazioni

marzo 8th, 2006 § 4

Scambio di battute tra me, un professore e una mia compagna:

me: (tra me e me) dovrei essere interrogato io, oggi
prof.: beh, dato che oggi si festeggiano le donne, esse non verranno interrogate
prof.: ma, seguendo la parcondicio, neanche gli uomini verranno interrogati
compagna: (rivolgendosi a me) ringrazia il Cavaliere per la parcondicio
me: ._.

Nb.: quotando il mio penultimo post, ho ben da dire che l’italia va’ a rotoli.
Nb..: tutto ieri il blog e’ stato down. cazzo.

Mattine

marzo 6th, 2006 § 2

Ci sono mattine che ti alzi e credi ti poter cambiare il mondo.
Ci sono mattine che ti alzi con due calzini di colore diverso.
Ci sono mattine che ti alzi incazzato con il sogno che ti ha percosso tutta la notte.
Ci sono mattine che ti alzi e mandi a fanculo il cane. Cosi’.
Ci sono mattine che il tema delle mattine ti sembra roba vecchia ma credi di poterlo ripescarlo per scriverlo su un cazzo di blog.
Ci sono mattine che fanno sembrare tutto piu’ buono. Compreso l’orrido caffe’ di tua madre.
Ci sono mattine che ti alzi solo per vedere una persona.
Ci sono mattine che ti alzi solo per sputtanarla in pubblico.
Ci sono mattine che ti alzi e ti senti [...] (tagliata, la censure me l’impone)
Ci sono mattine che ti alzi ma vorresti ritornare nel tuo letto.
Ci sono mattine che ti alzi bestemmiando.
Ci sono mattine che ti alzi per suonar ad un funerale.

Ci sono mattine che non sembrano quel che sono, ma assomigliano sempre piu’ a degli inferni.

Ci sono mattine che non ti alzi. E non te ne fotte un cazzo.

Vuoto

marzo 5th, 2006 § 11

Mezzanotte e un minuto.
Cazzo ci faccio ancora qui non riesco a spiegarmelo. A quest’ora potrei essere nel mio letto, al calduccio, ad ascoltare le dolci melodie di Uematsu a conciliarmi il sonno. Il perfetto stereotipo de “il-ragazzo-che-a-tutto-dalla-vita”. Ma forse non e’ cosi’.

No no, non e’ un errore di ortografia o di errata sintassi. Quella “a” e’ li’ appositamente. Lo sappiamo tutti che i ragazzi come quelli sono bene o mali “amanti della lingua italiana”.
Per carita’, sentirsi urlare nelle orecchie “fanculoooo pezz’ i’ merd” non si puo’ non inserire di dovere nella lingua italiana, ma tant’e’ che questo paese va’ in rovina, tant’e’ che i ragazzi lo seguono.

Non chiedetemi perche’ sto’ scrivendo queste cose. Scrivo e basta. Al massimo, rileggete la prima parte del post e ricordatemi dove potrei essere a quest’ora.

E che ho visto per qualche minuto Sanremo e mi ha fatto uno strano effetto; come potreste mai pensare che una donna (se cosi’ si puo’ definire) con una bocca che non sta’ ne in cielo ne in terra possa presentarsi e forse vincere ad un festival come quello? Ma non per la sua bocca.
Riprendo qualche riga piu’ sopra, quotando la mia precedente frase: “ma tant’e’ che questo paese va’ in rovina, tant’e’ che i ragazzi lo seguono”. Ah, forse meglio chiamarla ragazza che donna.
Senza contare che il festival della canzone italiana (ancora esiste? la canzone intendo) ospiti cantanti stranieri, forse migliori di quelli italiani; l’italia, si sa’, non riesce a non aggrapparsi a persone straniere. Basta vedere l’avanzamento extracomunitario in italia. E non venitemi a dire che non li vogliono, gli extracomunitari. Sapessero almeno cantare.

E non venitemi a dire che questo post non ha ne capo ne coda, perche’ tanto gia’ lo so’.

Notte, e che Uematsu sia con voi.

Dove sono?

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