La cazzata del secolo, e la diffondono anche i giornali

febbraio 20th, 2010 § 5

Il bello è che la diffondono anche testate di cui non faccio nome (chissà, dato che sono meridionale mi fanno causa).

Per leggerla e ridere di gusto, basta che andiate qui. Attenzione a non cader dalla sedia dalle troppe risate, però.

Ecco la teoria: il sud Italia è meno sviluppato del nord perché i meridionali sono meno intelligenti dei settentrionali. Anzi, mentre nel nord Italia il quoziente intellettivo è pari a quello di altri Paesi dell’Europa centrale e settentrionale, più si va verso sud più il coefficiente si abbassa.

Quanto mi diverto!

Non voglio far parte di questo circo

febbraio 12th, 2010 § 0

E’ da tanto che non scrivo.

Mi farò cullare dalla musica, per un po’, e con queste due righe voglio arrivar dove non sono mai arrivato. Voglio cercare di raggiunger il cielo, piangere un po’ e far piovere su questo mondo arido e senza cuore. No, non ho nulla contro il mondo, ho tutto contro il destino. Un destino beffardo, ammaliante e provocante, falso e arrogante, il mio. Di questi tempi non ho nessuna sicurezza, se non quella di non aver nessuna sicurezza. Non so neanche cosa pensare, sinceramente. Mi faccio guidare da queste note che zampillano qua e la in giro per le pozzanghere di questa pioggia di sentimenti che da mesi sconvolge la Calabria, l’Italia, il mio piccolo mondo. Mi farò guidare, qui, questa sera, in un mondo che non mi appartiene e che mai mi apparterrà, ma nel quale siam tutti felici di abitare, nel quale son tutti felici che io ci abiti; quando capirete che non è il mio mondo, eh? Quando lo capirete?

Le dita mi fan maluccio, troppo freddo in questi giorni, eppure scrivo, ancora qui, ancora con lo stesso malumore, o buonumore, dipende da che parte lo vediate: potete vederlo dalla parte felice, dalla parte ansiosa, dalla parte simpatica e sorridente, dalla parte che vi porge la mano e vi porta con se, tanto, si sa, siam tutti più felici se stiam insieme e bla bla bla, con tutti i rimasugli di zucchero che volete aggiunger; potete vederlo, invece, dalla parte triste, dalla parte senza coscienza, dalla parte senza empatia, e ben sapete che di empatia io ne ho avuta un sacco, eh.

“Ne ho avuta”. Sì, ne avevo. Ora la sto perdendo, pian piano. La perdo, perché non riesco più a sentire me stesso. Non riesco a sentire i miei pensieri, non riesco a sentire le mie emozioni; non è molto diverso da prima, eh, solo che alla fine quando provavo un’emozione, sapevo di averla provata. Ora, non sento un cazzo, un beneamato cazzo. Ho bisogno di sfogarmi, ho bisogno di poter mostrare una faccia non conosciuta, senza vedervi negli occhi una pietà immensa, una sensazione di misericordia che non voglio, che non mi appartiene, che non mi interessa. Non voglio più vivere nelle favole, queste non sono favole, sono fantasie deviate, percorsi che non portano da nessuna parte, sogni irrealizzabili, tempi sprecati ad inseguire chimere a destra e a manca.

Voglio semplicemente abbandonarmi, in questo frangente e in tutti i prossimi frangenti, voglio vivere una vita che mi dia qualcosa, voglio una frazione di questo mondo tutta per me, che posso toccare, che posso sognare, che posso portar a spasso, come un cagnolino che è semplicemente felice di vederti e stare insieme a te; e pensare che io non ho neanche un cane.

Voglio, voglio, voglio. Volere significa sperare, sperare significa volere; ma per favore, non rompetemi le palle. Sì, ve l’ho detto io, l’ho detto ad ogni singola persona che ho incontrato, perché c’ho sempre creduto, c’ho creduto tanto, veramente tanto. E al diavolo, non ci credo più. Ho perduto la mia empatia, non vi sento, non vi ascolto, non vi capisco.

Questo è solo un mezzo, questa è sola indifferenza, questo è solo un passaggio, un deja-vù di un mondo di transito, è uno stallo, è quel maledetto giocoliere e il suo monociclo che non fanno altro che saltellare nel mezzo della corda, senza andar avanti, senza andar indietro.

Non sono io, non voglio essere tutto questo, non voglio appartenere alla metà, non voglio esser fermo sulla soglia, senza poter uscire, senza poter entrare. Non voglio, non voglio. Dovrei sperare, come vi ho sempre detto, ma non ci riesco. Ho perso anche la speranza e lentamente perderò qualunque cosa.

Da ‘x’ a ‘y’ ci son due passi

gennaio 26th, 2010 § 2

Tutti i giorni.

Ogni giorno è sempre più duro, veramente duro. Veramente bestiale, veramente “non alla mia portata”. Veramente, l’unica cosa di vero qui è che ci si deve muovere, e anche velocemente.

Veramente, eh.

La speranza si trova a… L’Aquila

gennaio 23rd, 2010 § 0

014

La speranza oggi è stata immortalata a Campo Felice - L’Aquila da Federica

Questo blog significa ’speranza’

gennaio 22nd, 2010 § 1

Questo blog è nato per infondere speranza.

Questo blog è nato soprattutto per infondere speranza in me, che non c’ho mai creduto nella speranza. Però ho sempre creduto nei sogni, e nelle passioni. E da oggi, e da ieri, e da domani, voglio che tutto cambi. Non voglio nulla di vecchio, di inutile; non voglio nulla di nuovo, di utile: voglio solo sognare. Voglio che il mio pane quotidiano siano i sogni, siano le passioni, siano la volontà di far qualcosa. Al diavolo ogni altra cosa.

Voglio creare, voglio appassionarmi, voglio sognare di stare su una nuvola e di non patire né il freddo né il caldo; voglio mandare al diavolo gli esseri umani, voglio mandare al diavolo la fiducia che ripongo in loro, che ripongo in tutti voi, e averne solo per me stesso, per quel misero omino che è me medesimo. Voglio esser amico di tutti e di nessuno, voglio non esser qualcuno per nessuno. Voglio esser l’ombra delle foglie che cadono in settembre dagli alberi stanchi e strattonati dal vento.

Voglio prender per mano la vita e tirarla verso un’altra direzione, verso una direzione che scelgo io.

No mercy

gennaio 12th, 2010 § 1

Nessuna pietà.

Altre 23 ore e muoio dissanguato o di qualunque altra malattia inimmaginabile. ’sto 2010 non so che anno sarà, ma sarà che mi so già rotto di tutto e tutti. Oh my fuckin’ god.

E ora mi metto qui a scrivere, e punto un dito contro quelli che non hanno letteralmente “un cazzo da fare” nella vita. E sì, perché se qualcuno avesse qualcosa da fare, non darebbe la propria esistenza in dono all’arte di rompere i maroni o, come si dice da queste parti, i cugliuni altrui. Non avete un cazzo da fare, ammettetelo. E mi fate pietà quando vi lamentate, poi: “oh nooo, bla bla bla ble ble ble aww aww aww” (mi fa schifo anche sol riportare le lamentele che qualunque essere appartenente a questa categoria possa portar avanti) e state sempre lì, ad autocommiserarvi con le vostre lacrime da coccodrillo. Potete crepare, per me.

Sì. Smettetemi pure di leggere, ma sinceramente la parte del buono non mi si addice più. E son du palle letteralmente. Trovatevi un lavoro, un’occupazione, studiate, ingigantite la vostra cultura, masturbatevi, non so, fate qualcosa, ma non scassate le palle a me. Esseri inetti. Non mi credo migliore, assolutamente no. Ma se leggete di questa speranza qualche anno fra troverete che le identiche parole che dicevo allora son riportate qui, in ogni minima parte.

Perché dopo tanti anni ci si perde la mente a dare speranza a destra e a manca. Chi sono io, un dio? Ma fottetevi.

Duemiladieci!

gennaio 6th, 2010 § 1

Un venti, uno zero e un uno.

E’ questo è il duemiladieci. Oibò, siam arrivati finalmente. Un altro anno che tutto si lascia dietro e che niente si porta avanti. Oppure no. Ci son molte cose che questo anno ha ereditato dal vecchio e, sinceramente, son splendide. Ok, magari esagero, ma boh. Spero, con tutto il cuore, che quest’anno sia un anno migliore. Un anno vero. Un anno di buoni propositi e bla bla bla, le solite cazzate lì, dai. Le sapete, no?

Io sinceramente non le conosco, ma domani ho un esame e non sto qui a rimpizzarvi di parole inutili e senza senso. Oibò, stavo scrivendo “senza” con la esse. Micidiale, quest’anno nuovo.

Hope cresce e va avanti: a strattoni, a calci, a pizzicotti, ma va avanti e non accenna a fermarsi; come io, d’altronde. E non mi fermerò mai.

Firmato: il vostro caro e affezionatissimo Finalfire.

Oh-oh-oh, merry xmas

dicembre 24th, 2009 § 2

E il vostro blogger preferito, che fa?

Buon Natale! (per quanto me ne possa fregar)

Cazzi e mazzi e vaffanculo

dicembre 20th, 2009 § 2

“Va sempre così”.

No, non va sempre così. Assolutamente no. Sono così arrabbiato che dovrei scrivere un libro di 8000 pagine, ma non ci riesco. Sono arrabbiato, arrabbiato dentro. E pure fuori. Sono arrabbiato perché alla fine son sempre il cattivo, anche quando non lo sono.

Ma dico, cazzo, non ho mai chiesto nulla, mai. Neanche una volta. Non si chiede nulla, in effetti, nulla. Ma dopo del tempo passato ad amare, a voler bene, semplicemente a condividere tempi brutti e belli, ti senti dire che fai tutte queste cose solo quando la situazione è allegra, scorre leggera e cazzi e mazzi.

Ehvabbeh, ma vaffanculo allora. Un vaffanculo generale a me stesso che idiota pensa prima a gli altri e non a se stesso. Ehvabbeh, e poi mi dicono che non sono cinico. Ok, magari avete ragione, ma situazioni come queste non fanno altro che spingermi ad esserlo.

I’N'LUSION

dicembre 14th, 2009 § 0

Woa!

Finalfire è sottoposto a durissimi interventi psicologici dalla sua realtà incredibilmente rompi palle. E come al solito si destreggia tra mille peripezie e quando arriva al capezzale, stanco e con i piedi gonfi, cerca un po’ di pace, un po’ di amore, e come al solito non trova nulla; nulla di nulla, tranne una freccia che indica in un’altra direzione.

Una direzione che non è la sua.

Il mio fiore

dicembre 13th, 2009 § 1

Sei il mio fiore per novantanove e sempre più uno motivi.

Sei il mio fiore perché sorridi sotto la tempesta, inzuppata dalla pioggia.
Sei il mio fiore perché ti muovi a ritmo della mia musica.
Sei il mio fiore perché non muori mai e anche se dovessi morire, non te lo permetterei.
Sei il mio fiore perché il sole splende per te.
Sei il mio fiore perché la notte dormi, non ti serve la luce della luna, quella luna sei tu.
Sei il mio fiore perché la vita ti riserva miliardi di sorprese.
Sei il mio fiore perché le strade cambiano, s’intrecciano, e portano tutte in un’unica direzione, e ogni volta sei tu ad indovinare quale sia.
Sei il mio fiore perché sbocci e sorridi, mostrandomi tutto quello che hai.
Sei il mio fiore perché corri tra le lancette del tempo e non ti fermi mai.
Sei il mio fiore perché sanguini su di me.
Sei il mio fiore perché reagisci con me.
Sei il mio fiore perché sei sempre lì, sopra il mio cuore.
Sei il mio fiore perché dormi e non rispondi, lasciandomi immaginare.
Sei il mio fiore perché il tuo stelo e fragile e potrebbe spezzarsi, ogni volta.
Sei il mio fiore perché sorridi in un vortice di fragorosità.
Sei il mio fiore perché lasci perdere il mondo e lo guardi da lassù.
Sei il mio fiore perché ogni tuo petalo non porta mai a dire “non mi ama”.
Sei il mio fiore perché sei un semplice fiore.

Un semplice e unico fiore.

La mia giacca e il mio taschino

dicembre 13th, 2009 § 2

Zan zan!

Prendo in prestito le parole della cara vecchia Valentina e inizio un post che non so neanche dove finirà. Boh, mi va di scrivere stasera. Il tempo è un inferno qui e io me ne sto rintanato al calduccio vicino al pc a leggere, a guardare stupidi pinguini e ad ascoltare musica incomprensibile ma che mi fa star bene o, almeno, mi fa pensare ad altro, a tutto quello che vorrei pensare e che non riesco mai a raggiungere con la mente.

Tempo d’esami questo. E mi ricordo quando qualcuno mi diceva che questo esame l’avremmo fatto insieme, che mi avrebbe aiutato e che mi avrebbe bacchettato se solo mi fossi azzardato a sbagliare (e si sa, non son molto intelligente). E mi ricordo di tante e tante promesse.

Promesse. Mah, non servono. Sono inutili, fuorvianti. Le promesse non sono altro che pillole di zucchero miste ad amarezza, incentivi per prolungar un sentimento o un rapporto, miscugli di bugie e verità che non fanno altro che nasconderci da quello che non vogliamo sapere, che non fanno altro che sbatterci dentro quello che già sappiamo. Le promesse sono belle, sì. Sono bellissime. Ti fanno felice, specialmente se le ricevi il giorno del tuo compleanno. Ti fanno felice perché ti fermi lì, fai gli occhioni lucidi, ci credi davvero; le prendi in mano, le scarti e le fai tue. In quel momento, in quel fottuto momento ti riproponi di non abbandonar mai quelle promesse, di portarle sempre con te, perché ti fidi di chi te le ha fatte e allora le tieni sempre nel taschino della giacca, lì, dove giace la polvere di fiori morti.

Vivo per far fede alle promesse che i ricordi mi hanno spinto a fare. Sì, sto cazzo. Ero giovane ed inesperto quando verbiavo di passione e speranza. E ora sono ancora qui, sempre giovane ed inesperto, ma senza una marcia in più. Son sempre qui, a stringere i denti, sempre contro tutto e tutti e il mio vecchio amico destino sembra essersi sempre di più affezionato a me, tanto da non lasciarmi mai! Eppure, ne sono sicuro, un giorno dovrà lasciarmi: o morirò io, o morirà lui. E se nessuno dovesse morire, allora farò morire lui. Questo è sicuro.

Promesse. Tante promesse, tante. Mischiate con sentimenti, trite con emozioni. Semplici promesse, grandi parole, di tutto. Tutte in quel grande libro delle promesse.
E da quel libro, proprio da quel libro, in quella rilegatura in pelle vecchio stile, in quei moderni papiri, traccio una stella, una lettera e strappo via due o tre pagine. Il necessario, i contenitori delle tue promesse e con loro strappo via ricordi, emozioni, parole.

E il libro si richiude, in attesa di essere riaperto, in attesa di essere macchiato dall’inchiostro di nuove promesse, di nuove speranze, di nuove emozioni, che presto morirano, diventando polvere da taschino.

   Hope blog   Miglior Blog